Terza puntata di Aboliamo le mafie su Tv Radicale Non ci sono commenti
Tv Radicale ospita Aboliamo le mafie con una rubrica fissa, ecco la terza puntata.
Tv Radicale ospita Aboliamo le mafie con una rubrica fissa, ecco la terza puntata.
Immigrati africani in terra di ndrangheta
A quasi un anno dai fatti di Rosarno, con il ritorno della stagione delle arance, tornano i braccianti africani. Gli stessi che le violente rivolte del gennaio 2010 avevano cacciato dalla città. Allora, i media avevano unanimemente denunciato il «razzismo» della popolazione. Un reportage di un inviato francese prova ad analizzare l`economia del luogo. I raccoglitori sono l`ultimo anello di una catena malata, fatta di truffe, violenza mafiosa, crisi globale, sfruttamento.
Arance coltivate a Rosarno
Un`automobile carbonizzata giace davanti ai cancelli di un edificio dell`ex-Opera Sila. È alle porte di questa vecchia fabbrica di trasformazione delle olive che si scorgono le ultime tracce della «rivolta di Rosarno». Lo scorso 7 gennaio, la località agricola calabrese di 16.000 abitanti si trasformò nel teatro di una rivolta dopo che il giovane bracciante togolese Ayiva Saibou venne ferito con colpi di arma da fuoco.
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Anche questa settimana Marco Marchese, segretario dell’Associazione Calabria Radicale, approfondisce i temi dell’iniziativa politica militante nella regione. I temi trattati in questa terza puntata sono: un aggiornamento della rassegna stampa sull’inchiesta “Crimine” che ha portato al fermo di oltre 300 presunti affiliati alla ndrangheta; la seconda e ultima parte dell’esposizione della relazione sulla criminalità organizzata in Calabria presentata in occasione dell’assemblea straordinaria dell’Associazione del 19 e 20 giugno 2010 e il punto sulle iniziative politiche di Calabria Radicale.

Clicca sull'immagine per aprire il video - Marco Marchese, segretario di Calabria Radicale in onda su Tv Radicale
Clicca per aprire il video della seconda puntata della rubrica “Qui Calabria” trasmessa da Tv Radicale il 25/07/2010; i temi trattati: il punto sulle iniziative di Calabria Radicale e la prima parte della relazione sulla Ndrangheta presentata nel corso dell’assemblea straordinaria dell’Associazione del 19 e 20 giugno 2010. Prossima puntata in diretta domenica 1° agosto 2010, ore 13:30 saranno presentate la seconda e ultima parte della relazione sulla ndrangheta e un aggiornamento sulle iniziative dell’Associazione.
Calabria Radicale
Assemblea straordinaria
19 e 20 giugno 2010
Hotel Eurolido – Falerna (Cz)
NDRANGHETA: è accaduto che una mafia divenisse in pochi anni una fra le più potenti e pericolose del mondo; dalla presa d’atto è necessario passare alla piena consapevolezza.
A cura di Marco Marchese
Ancora una volta è l’istituto Eurispes, attraverso i suoi studi e ricerche, a lanciare l’allarme sulle criticità della Calabria. Il mese scorso, con la pubblicazione dello studio “L’usura: quando il ‘credito’ è nero”, è emerso che la nostra regione, complessivamente, è fra quelle italiane a più alto rischio insieme alla Campania e alla Basilicata. La Calabria fa registrare l’indice più alto, 97, dove 100 è la soglia massima.
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Antonia Giorgi è la mamma di Marco Marmo, uno dei sei giovani uccisi nella strage di Duisburg il giorno di ferragosto di due anni fa. Antonia Giorgi grida l’innocenza dei figli Marco e quella di Achille, arrestato per mafia e condannato in primo grado a otto anni di carcere. Dal luglio 2009 l’invocazione di giustizia della signora Giorgi ha trovato forma in un libro, autoprodotto, e forse di non facile reperibilità in cui si narra la storia della famiglia Marmo. Fin dalle prime righe, dedicate all’innocenza dei figli, ci si accorge che non si tratta di una storia fortunata che narra, oltre la sorte di Marco e Achille, anche la morte del marito in seguito ad un incidente stradale. Leggi l’intero intervento

La copertina del libro Per non morire di mafia
Per non morire di Mafia – Pietro Grasso e Alberto La Volpe – Sperling & Kupfer – 2009
Dal risvolto di copertina: la mafia non si arrende mai. È il promemoria quotidiano di un magistrato impegnato da trent’anni contro la criminalità organizzata e convinto che, per contrastarla, sia necessario avere la percezione esatta della sua pericolosità. Le rivelazioni dei pentiti, la celebrazione dei processi, lo smantellamento del vertice di Cosa Nostra non hanno segnato la fine delle cosche. Ai colpi inferti dagli investigatori, l’organizzazione ha ribattuto ogni volta con nuove strategie, Leggi l’intero intervento

La copertina del libro Mafia pulita
Mafia pulita – Elio Veltri e Antonio Laudati – Longanesi – aprile 2009
Mafia pulita è un ottimo testo per capire il livello di pervasività delle mafie e quanto queste siano pericolose per la democrazia in un paese, l’Italia, che crede di aver acquisito la libertà democratica per sempre, ma che in realtà non ha ancora gli anticorpi forti e necessari per proteggersi.
Il risvolto di copertina: La Mafia Spa è la più grande azienda italiana per fatturato. Oggi non ha più bisogno di uccidere: compra. Il suo patrimonio potrebbe da solo colmare il debito pubblico italiano. È una multinazionale del crimine da mille miliardi di dollari, un grande gruppo finanziario con dirigenti e quadri, un universo in cui si Leggi l’intero intervento

La copetrtina del libro Cosenza, 'ndrine, sangue e coltelli
Il risvolto di copertina:
Questo libro nasce dall’idea di raccontare la ‘ndrangheta nelle sue articolazioni territoriali, nel suo radicamento nelle cinque province calabresi. Il primo volume è dedicato a Cosenza e alla sua provincia. Per capire oggi la ‘ndrangheta bisogna inforcare occhiali con lenti bifocali. La mappa da mettere a fuoco parte dalla Calabria, ma spazia su tutti i continenti: dall’Europa all’Oceania. La ‘ndrangheta, però, prima di essere globale è soprattutto locale, un mix di sangue e potere, un sistema disumano di violenza combinato con un sofisticato meccanismo di connessioni politico-finanziarie. Le lenti bifocali servono a vedere lontano, ma anche vicino, a due palmi dal naso. In Calabria, la ‘ndrangheta è potere, contiguità con le élite locali, controllo del territorio, consenso e compromesso. ‘Ndrine, sangue e coltelli racconta la storia della criminalità organizzata a Cosenza e nel cosentino. Da Stanu De Luca a Luigi Pennino, da Luigi Palermo a Franco Pino e Franchino Perna.

La copertina del libro Morte di un giudice solo. Il delitto Scopelliti.
Il delitto Scopelliti, caso ancora irrisolto, di cui è certo che si tratta di un delitto di mafia, viene ripercorso e approfondito nel libro di Antonio Prestifilippo, giornalista che ha lavorato a Il Messagero, Il Secolo XIX, Il Giorno, attualmente giornalista per la Gazzetta del Sud, attraverso le cronache dell’epoca, il punto sulle indagini, degli approfondimenti e una toccante intervista alla figlia del Giudice Scopelliti, Rosanna, che chiude il volume.
Il risvolto di copertina:
È il pomeriggio del 9 agosto 1991. Il magistrato di Cassazione Antonino Scopelliti viene ucciso nel suo paese natale, alle porte di Reggio Calabria. La notizia scuote il torpore di un’Italia già in vacanza. Ma chi è Scopelliti? Il suo nome è sconosciuto al pubblico e alla stampa. Eppure il suo è un altro omicidio eccellente. Leggi l’intero intervento
Fatta. Fatto. Raggiunto l’obiettivo, ripartiamo, ringraziando di cuore chi, con azioni e parole vere, ci ha sostenuto ogni giorno, per due lunghi mesi. Non siamo andati, come forse s’aspettava qualcuno.
Con una solidarietà straordinaria, tutta dal basso, deliberatamente assenti illustri protagonisti del dissenso civile italiano, su tutti Beppe Grillo, abbiamo recuperato il disavanzo di cassa maturato negli ultimi due anni; causato dall’isolamento in cui abbiamo operato. Leggi l’intero intervento

La copertina del libro Colletti sporchi
L’incipit dell’introduzione di Ferruccio Pinotti:
Questa inchiesta affronta un tema centrale nella qualità e nelle prospettive della vita di ognuno di noi. I reati dei colletti bianchi sono complessi, difficili da definire, eppure particolarmente gravi perché, lentamente e inesorabilmente, distruggono il tessuto dei nostri rapporti sociali, dell’economia, della finanza, del risparmio, del lavoro. Sono i crimini che distruggono la democrazia: l’imprenditore che accetta di avere rapporti con la mafia; il politico che si vende alle esigenze di Cosa Nostra; il dirigente dell’istituto di credito che accetta di riciclare denaro di provenienza illecita. Ma anche il private banker che vende azioni di società a rischio, l’assessore che investe le risorse del proprio comune nei prodotti finanziari derivati, il magistrato che si fa corrompere, il giornalista che fa cattiva informazione finanziaria, il commercialista che falsifica i bilanci, il revisore dei conti che li certifica. Leggi l’intero intervento
Peppino Impastato abitava a Cinisi, in Sicilia. Ucciso nella notte fra l’8 e il 9 maggio 1978. Abitava a poche decine di metri dal capomafia Gaetano Badalamenti. Le due abitazioni erano divise da “cento passi” e Peppino Impastato è stato ucciso per il suo attivismo antimafioso e perché quando parlava di mafia, teneva la testa alzata e alzava anche la voce per urlare e far sapere a tutti che “la mafia è una montagna di merda”. La storia di Peppino Impastato mi è tornata in mente dopo aver visto pubblicato sul sito www.sanlucidocerasuolo.com l’appello fatto girare su internet per evitare la chiusura della rete antimafie calabrese. Leggi l’intero intervento

Il logo del sito www.ndrangheta.it
Avevamo scritto da principio le ragioni del nostro appello: disavanzo di 10.000 euro e necessità di recupero per continuare. Lo avevamo chiarito.Avevamo reso pubblico il nostro bilancio e aggiornato puntualmente lavocedifiore.org e ndrangheta.it, rispetto alle donazioni ricevute. Avevamo chiesto contributi liberi, anche di soli 5 euro, anzitutto per un fatto ideologico e politico, in senso nobile. Primo, contano le piccole azioni; quando convinte, compiute per adesione a un progetto collettivo. Leggi l’intero intervento