La storia della Salerno Reggio Calabria

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La copettina del libro "Senza Pedaggio" di Leandra D'Antone

La copettina del libro "Senza Pedaggio" di Leandra D'Antone

SENZA PEDAGGIO Storia dell’autostrada Salerno Reggio Calabria. – Leandra D’Antone – Donzelli Editore – collana Saggine – 2008

Doveva unificare il Nord e il Sud del paese: l’Autostrada del Sole, chiamata così proprio per questo, fu costruita tra il 1956 e il 1964 da una società concessionaria dell’Iri e doveva completarsi, nella rete viaria prevista nei piani di lavori pubblici, fino al­l’e­stre­mo Sud. Invece si è fermata a Napoli e più a Sud è stata costruita un’autostrada «diversa» che consegna al futuro una mobilità meridionale irrimediabilmente «diversa»: la Saler­no-Reggio Calabria. Realizzata tra il 1964 e il 1974, impegnò ingegneri e progettisti di primo livello nonché accreditate imprese. I suoi 442,9 chilometri furono opera del­l’Anas, un’azien­da pubblica autonoma di grande prestigio sotto il profilo amministrativo, tecnico e gestionale.
Per quale ragione dunque è oggi divenuta testimonianza e persino simbolo della lentezza, dell’inefficienza, del­l’illegalità, del­­­­­lo sperpero, del Mezzogiorno peggiore, insomma una vera e propria «vergogna italiana»? Come si sono evolute in vizi le virtù del «miracolo economico» di cui l’ammo­der­na­mento delle strade e il consumo di veicoli privati sono stati prime componenti? Cosa divise l’Italia in due proprio nel mo­mento di massimo impegno pubblico nelle politiche di sviluppo, prima con la Cassa per il Mezzogiorno, e poi con un ente programmaticamente meridionalista come l’Iri? Quali conseguenze hanno prodotto fino a oggi le discussioni e le decisioni pubbliche relative alla sua realizzazione?
Queste pagine ricostruiscono la storia dell’asse viario e delle vicende e idee che, ancor prima degli interessi politici che ne deviarono il percorso dall’iniziale disegno costiero al­l’im­pervio e costosissimo tracciato interno, gra­­varono sulla sua concezione, anzitutto un meridionalismo «quan­ti­tativo» etico più che strategico, «di dovere» più che «di fiducia» verso il Sud e poco sensibile alle radicali e rapide trasformazioni che invece lo riguardavano.

Leandra D’Antone insegna Storia contemporanea presso l’Università «La Sapienza» di Roma. Studiosa delle politiche pubbliche e territoriali italiane, in particolare nel loro rapporto con la cultura tecnico-scientifica, per la Donzelli ha partecipato alla Storia del capitalismo italiano (2001) e ha curato il volume La rete possibile. I trasporti meridionali tra storia, progetti e polemiche (2004).

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