Il 21 febbraio 2010, davanti alla Prefettura di Cosenza, la lista Bonino – Pannella ha manifestato per far conoscere la realtà dell’ostracismo, verso le liste che non appartengono al sistema della partitocrazia, sugli adempimenti per la presentazione delle liste elettorali. In occasione delle “Regionali 2010” la lista Bonino – Pannella, pur avendo un’esenzione nella raccolta delle firme per la presentazione delle liste alle elezioni regionali sancita dalla legge, lasciando però a nostro avviso un margine interpretativo, ha fatto il tentativo della raccolta delle firme. Ci siamo rivolti a 8.500 autenticatori (tutti i Sindaci, assessori comunali e consiglieri dei 408 Comuni calabresi) e nessuno ha prestato la propria disponibilità ad accompagnarci nella raccolta delle firme in calce alle liste per fare l’autentica delle stesse (salvo rare e meritevoli eccezioni che hanno, però, confermato la regola del diniego della disponibilità).
La Legge impone il diritto/dovere a determinate figure (fra le quali gli amministratori locali) del servizio dell’autentica delle firme nella fase di raccolta in calce alle liste; in Calabria, verso la lista Bonino – Pannella, si è verificata una sorta di ordine di non collaborazione dettata da chi? Da un ostracismo indirizzato, esplicitamente verso i radicali? Per parte anche, ma soprattutto ciò che si è verificato riguarda la mancata informazione da parte del Ministero degli Interni proprio verso queste figure nel rimarcare loro il concetto del diritto/dovere di servizio verso TUTTE le liste e quindi ciò che è accaduto, per maggior parte, è una cosa semplicissima: ognuno s’è visto i fatti propri e per rendere bene l’idea del concetto, ma necessita una frase poco elegante, SE NE SONO FOTTUTI IN MASSA!
Questo è solo uno dei tanti aspetti di un sistema farraginoso e distorto, sul quale torneremo in futuro, per quanto concerne le operazioni di presentazione delle liste alle elezioni; un sistema che avrebbe lo scopo di filtrare quelle candidature velleitarie o totalmente NON rappresentative, ma che è piegato, strumentalmente, e brandito come arma per escludere determinate forze politiche che pur piccole sono rappresentative di una fetta di popolazione (si può dire, per esempio, che i Radicali non rappresentano una fetta pur piccola di popolazione italiana?) ma siccome queste forze solitamente coincidono con organizzazioni strutturate diversamente rispetto ai partiti tradizionali, allora le distorsioni delle norme, le omissioni che le Leggi stesse impongono e un quadro democratico che nel suo momento cardine (la presentazione delle liste alle elezioni) fa acqua da tutte le parti, rendono la vita difficile se non impossibile, danneggiando gravemente il sistema democratico nel suo complesso.
Sono necessarie una riflessione e una modifica delle norme, così come sancito nell’articolata mozione generale approvata dal comitato nazionale di Radicali Italiani, approvata il 18 aprile 2010 nel cui dispositivo finale dice: “Predisporre una proposta di legge che, sulla base delle migliori prassi delle più consolidate democrazie, regoli l’accesso alle elezioni sulla base della reale rappresentatività storica e territoriale dei soggetti politici ed elettorali nazionali.”


