
Mauro MARIANI VALERIO
Il Partito Radicale è da sempre in difesa della Presidenza della Repubblica e mai, in nessuna circostanza, ha criticato il suo operato o il suo comportamento.
Faccio parte degli italiani che quando si parla del Presidente della Repubblica Italiana si alza in piedi e si mette sull’attenti. Ma questa volta non posso non osservare che il nostro presidente è sempre più spesso sui media italiani: in particolare, mi riferisco al suo operato in occasione del decreto “interpretativo” inerente l’esclusione della lista Formigoni dalla competizione elettorale in Lombardia e della lista Polverini nel Lazio. Né ritengo valide le motivazioni addotte per giustificarlo.
Provenendo dalle file della gioventù liberale del PLI – Partito Liberale Italiano – di Via Frattina a Roma di oltre mezzo secolo fa, ove si insegnava la Costituzione Italiana, ricordo che all’essere super partes faceva riscontro un totale riserbo nell’apparire in pubblico, proprio per dare la massima solennità a ciò che doveva dire al popolo italiano allorché lo riteneva indispensabile: la convocazione del Parlamento riunito in seduta speciale di Camera e Senato.
Da allora molte cose sono cambiate: alcuni dicono che siamo passati dalla prima alla seconda repubblica, altri dicono che oggi non abbiamo più un sistema proporzionale ma un sistema bipolare, altri ancora dicono che abbiamo un sistema maggioritario …. Ma la carta costituzionale è sempre la stessa, quella del 1948, quella di oltre mezzo secolo fa. E poiché la mancata presentazione delle liste sopracitate riguarda un problema di legalità, ed il presidente della repubblica è presidente del CSM, mi avrebbe fatto piacere che si fosse astenuto da qualsiasi azione.
Mi scusi signor presidente se mi sono permesso, ma sono un cittadino italiano e non un suddito: mi basta già il capo del governo …
Come ex consigliere della Lazio S.p.A. so per certo che se una squadra di calcio non entra in campo entro quarantacinque minuti dall’ora stabilita per la partita di calcio, la squadra presente vince per 2-0 o 3-0 al tavolino, a seconda dei casi.
Quale sarebbe stato il suo comportamento se dopo l’inizio del derby Roma-Lazio o Inter-Milan una delle due squadre fosse entrata in campo dopo il quarantacinquesimo minuto? Come avrebbe “interpretato” il ritardo? Non lo so.
Ma so che mi sarebbe piaciuto vivere in un paese in cui il Presidente della Repubblica prima cambia la costituzione, poi cambia la maniera di comportarsi rispetto a tutti i suoi predecessori, compreso il più amato dagli italiani, il presidente Pertini.
So che mi sarebbe piaciuto vivere in un paese in cui il Presidente della Repubblica avesse riunito, una volta ogni dieci anni, il Parlamento riunito in seduta speciale di Camera e Senato per denunciare la sistematica e metodica politicizzazione della Corte Costituzionale, del CSM, del CNEN e della Corte dei Conti, i “paletti” posti dalla nostra Costituzione a tutela della divisione dei tre poteri – legislativo, esecutivo e giudiziario – in cui la Rivoluzione Francese divise il potere divino del Re.
So, infine, che mi sarebbe piaciuto vederla imporre alla RAI le tribune elettorali
Ma in Italia, grazie alla lobby multinazionale più potente a difesa degli interessi della Città dello Stato del Vaticano, non solo abbiamo una democrazia “incompiuta” o “acefala” ma non abbiamo più i “paletti” posti a salvaguardia e controllo dei poteri. Se il potere è in mano ai cittadini, noi radicali pretendiamo in mano ai cittadini tutti e tre i poteri che lo compongono: il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario.
Mi scusi, signor presidente, se mi sono permesso ma, come ho già detto, mi basta il Capo del Governo che va contro la legalità.

