A3, Salerno Reggio Calabria: intervento scritto di Marco Marchese al Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Lavori sull'A3 - Foto: Rosario D'Asaro

Lavori sull'A3 - Foto: Rosario D'Asaro

COMITATO NAZIONALE RADICALI ITALIANI – Roma 2-3-4 ottobre 2009

La vecchia e la nuova autostrada A3, Salerno – Reggio Calabria, offrono al sud, senza soluzione di continuità, una viabilità molto diversa dal resto del paese.

La vicenda dell’autostrada A3, Salerno – Reggio Calabria, è uno scandalo nazionale che rappresenta molto più di se stesso. Vecchia o nuova A3, il risultato non cambia perché alla Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, attraverso questa infrastruttura, ai cittadini del sud in generale, è offerta una viabilità diversa dal resto del paese, senza soluzione di continuità rispetto al passato.

Nell’importante riunione di comitato nazionale di questi giorni, importante perché pre-congressuale, ritengo fuori luogo intervenire per dissertare su un’autostrada; non perché l’argomento sia di scarso interesse, ma semplicemente per lasciare il massimo dello spazio a un dibattito difficile, a un mese dal congresso, che ripresenta il tema del come andare avanti e soprattutto con quali strumenti, quali risorse e con quale assetto della “Galassia Radicale”. E’ per questa ragione che ho elaborato e messo in distribuzione questo documento, senza che il lavoro del Comitato ne abbia disturbo.

Con l’associazione Calabria Radicale (www.calabriaradicale.it), nata a fine marzo di quest’anno, ci siamo proposti di studiare e mettere in atto una strategia che possa produrre ricadute positive sulla situazione dell’A3. In stretta sintesi il quadro di questa infrastruttura, a oggi, presenta uno stato generale disastroso; aggravato da una campagna informativa mendace messa in atto da parte di Anas e Ministero delle infrastrutture, volta a descrivere i lavori in corso come difficili (e lo sono) ma spediti, senza particolari problemi e soprattutto puntuali secondo un crono-programma che però, periodicamente, sposta il termine di completamento lavori sull’A3 avanti di un altro semestre (a oggi il termine e fissato genericamente nel corso del 2013). Ciò, dal punto di vista politico, è funzionale nell’opera di minimizzazione della contestazione più importante mossa all’operazione “ponte sullo stretto di Messina”, che vede nell’avvio dei lavori di realizzazione un importante impegno assunto dal Governo Berlusconi innanzi al paese. La contestazione all’opportunità e all’utilità del ponte sullo stretto passa attraverso una domanda semplicissima: “A cosa serve se non sappiamo come arrivarci?” La risposta è talmente facile che l’ammodernamento dell’A3, proceda ottimamente o no, è dettaglio trascurabile, anche quando affermare che tutto va bene ha lo stesso significato di voler far credere che gli asini hanno le ali.

L’opera di far credere normale una situazione disastrosa da quasi tutti i punti di vista trova la sua ultima espressione nel destino del 6° macrolotto dei lavori d’ammodernamento sull’A3, (il tratto fra Bagnara e Reggio Calabria). I lavori, affidati al consorzio “Scilla” (un’associazione temporanea d’imprese costituito da Condotte S.p.A. e Impregilo S.p.A.), si sono fermati nei primi giorni di settembre, con una certa eco sulla stampa locale durato appena un giorno, perché il Consorzio ha rescisso il contratto, stanno mettendo in sicurezza i cantieri e sospeso il lavoro di circa 600, fra tecnici e operai. Il classico dei contenziosi che però consegna alcune colline sventrate e decine di chilometri di autostrada su corsia unica e a doppio senso di circolazione sul quale anche solo un veicolo in panne, può mettere in seria crisi l’intero traffico da e verso la Sicilia, senza un solo percorso alternativo minimamente adeguato. La notizia che ha del clamoroso, nella consapevolezza del rischio di un blocco totale sui lavori in uno dei punti più difficili dell’A3, ad opera iniziata e a tempo indeterminato, non ha suscitato alcuna reazione fra Anas, Ministero delle infrastrutture, Regione, Provincia, Comuni, Associazioni di categoria; si è avvertita una sola timida reazione da parte dei sindacati, ma quasi esclusivamente per le ricadute di carattere occupazionale.

Con l’associazione Calabria Radicale ci siamo presi la briga di filmare l’autostrada da Salerno a Reggio Calabria e riversare tutto, ordinatamente, sul sito dell’associazione www.calabriaradicale.it Questo per mostrare quanto descritto nell’ampio e circostanziato dossier, anch’esso pubblicato sul sito, nel quale individuiamo tre macroaree critiche e otto punti di crisi. La disamina particolareggiata di tutto questo sarebbe troppo lunga da descrivere su questo documento e rimando, quindi, al sito quanti desiderano approfondire ciò che può essere sintetizzato in questo modo:

Non vi è un solo chilometro dell’A3 (sia che si tratti del percorso ammodernato, di quello in via di ammodernamento, oppure delle tratte in attesa di avvio cantieri) immune da uno o più dei seguenti gravi problemi:

  1. Mancanze sulla segnaletica verticale.
  2. Gravi carenze sulla segnaletica orizzontale.
  3. Fondo stradale dissestato.
  4. Mancanze sulla manutenzione delle carreggiate.
  5. Gravi carenze sulla manutenzione delle gallerie.
  6. Incuria delle aree di sosta.
  7. Seri problemi con le barriere laterali.
  8. Gravi situazione alle condizioni generali di molti svincoli.

Com’è facilmente intuibile la ricaduta sulla sicurezza stradale è enorme e a essere penalizzata è l’intera viabilità dell’Italia meridionale. L’aspetto più sconcertante che questa situazione evidenzia è il tempo attraverso cui si protrae. Non sono bastati gli otto anni di lavori perché ne sono previsti almeno altri quattro.

Ci siamo spesso interrogati sull’opportunità di chiedere ai Parlamentari Radicali di presentare interrogazioni al Governo sulla situazione della “Salerno – Reggio Calabria”. Il dubbio sull’utilità di questo strumento nasce dal fatto che tutte le interrogazioni in argomento, (l’ultima in ordine di tempo quella dell’On. Nucara, settembre 2009), ha avuto la medesima risposta delle altre, volte a spiegare all’interrogante le difficoltà tecniche del procedere dei lavori a traffico aperto, il massimo dell’impegno da parte di Anas nella gestione della viabilità, le statistiche sul crono-programma puntuale e rispettato. L’interrogazione presentata dai Parlamentari Radicali alla Camera dei Deputati a prima firma On. Zamparutti del febbraio scorso, subito dopo la tragica frana (abbattutasi sull’A3 fra gli svincoli di Rogliano e Altilia, nel cosentino, in cui persero la vita due persone e altre rimasero gravemente ferite) ebbe come risposta la sottolineatura di quanti millimetri di pioggia era caduta in un periodo così breve, quasi a indicare che ciò che era accaduto poteva considerarsi ineluttabile.

Intanto la frana del gennaio 2009 racconta tutta la rappresentazione dello scandalo nazionale della “Salerno – Reggio Calabria”. La magistratura cosentina oltre a chiudere l’inchiesta con undici indagati che rischiano un procedimento penale, pose sotto sequestro con affido alla stessa Anas, ben tredici chilometri di autostrada, oltre i duecento metri del fronte della frana. Questo perché se da una parte vi era il rischio di altri movimenti franosi che necessitavano interventi di messa in sicurezza, dall’altra, per autorizzare la riapertura su tutte e due le corsie di questo tratto (avvenuto, poi, i primi giorni di luglio 2009, sei mesi dopo!), l’Anas ha dovuto compiere una serie di lavori. Questi hanno riguardato il rifacimento della segnaletica orizzontale, la canalizzazione delle infiltrazioni d’acqua nelle gallerie, l’imbiancamento delle pareti delle stesse per permettere all’impianto d’illuminazione di funzionare adeguatamente, il ripristino e la pulizia dei pannelli e degli elementi catarifrangenti lungo tutto il tragitto. Ciò rientra nell’ordinaria manutenzione o per lo meno in quella normalità di atto manutentivo che rende moltissimo in termini di sicurezza e che evidentemente era stato trascurato, così come lo è nei restanti 430 chilometri di A3.

Percorrendo l’autostrada si ha la netta sensazione che tutto sia affidato a una sorta di economia che somiglia a una dismissione, in altre parole, una sorta di ragionamento perverso attraverso il quale si fa l’economia della manutenzione perché tanto a breve in determinati tratti apriranno i cantieri; a breve i cantieri aperti consegneranno la nuova autostrada; a breve i tratti appena ammodernati saranno raccordati con gli altri dove si sta lavorando. Questo “a breve” purtroppo è un arco temporale di anni (i lavori di ammodernamento dell’A3, in modo massiccio, sono iniziati circa otto anni fa) e quindi l’economia si è trasformata in trascuratezza e poi in incuria. Tutto questo porta al risultato complessivo di una viabilità disastrosa che si aggrava in condizioni meteorologiche avverse a scapito in prima battuta della sicurezza stradale, poi nella forte penalizzazione dell’economia delle Regioni meridionali perché muoversi da Cosenza a Reggio Calabria, oppure da Salerno a Cosenza è un percorso ad ostacoli che potrebbe essere calmierato con interventi di manutenzione e preparazione adeguata dei percorsi alternativi. Un massiccio intervento sull’A3 restituirebbe ai cittadini un briciolo di fiducia nelle istituzioni, ma soprattutto colmerebbe, anche se solo parzialmente, questa disparità di trattamento che si consuma fin dalla fine degli anni cinquanta, quando attraverso questa “Salerno – Reggio Calabria” si è voluta consegnare all’Italia meridionale una viabilità diversa dal resto del Paese.

Noi riteniamo che la situazione descritta nel dossier meriti l’attenzione della magistratura a tutela della sicurezza stradale; la ricaduta, positiva, d’interventi simili a quelli adottati nella gestione della frana di Altilia, sarebbe quello di migliorare la percorribilità dell’intera A3 con gli indubbi benefici che si possono intuire. La situazione sulla “Salerno Reggio” lede il diritto dei cittadini del sud nel disporre di adeguate infrastrutture viarie e condizioni di mobilità che da decenni sono insufficienti, causa diretta (non la sola, certo) del rallentato sviluppo economico di queste regioni. In queste settimane l’associazione si è impegnata nel tentativo di trasformare il dossier in esposto – denuncia che ci proponiamo di presentare in tutte le Procure della Repubblica competenti per territorio sulle quali ricade la Salerno – Reggio Calabria.

A questo scopo abbiamo raccolto la disponibilità di Antonio Perri (Avvocato), di Michele Capano (Avvocato e membro del comitato nazionale di Radicali Italiani) di Maurizio Bolognetti (militante Radicale e segretario di Radicali Lucani); ci auguriamo di poter raggiungere e raccogliere la disponibilità di altre associazioni e realtà Radicali in Campania, Puglia e Sicilia, come ci auguriamo di poter incontrare la disponibilità dei Parlamentari Radicali per incardinare una serie d’iniziative che partendo da quella giudiziaria, quasi pronta, possa fare emergere queste problematiche in tutta la loro gravità e urgenza.

Noi confidiamo anche nell’opinione pubblica e abbiamo motivo di credere che nel sentire comune non vi sia rassegnazione piuttosto che accettazione dello stato di cose attraverso il mugugno del “tanto non cambierà mai nulla”. Da una parte, il disastro della Salerno – Reggio Calabria è un dato talmente assodato che capita spesso di sentire paragonare a questa qualsiasi cosa irrimediabilmente mal funzionante; ma allo stesso tempo abbiamo riscontrato un interesse vivo per le sorti di quest’autostrada. Due mesi fa abbiamo aperto una pagina su Facebook, “La Salerno Reggio Calabria” appunto, volutamente una pagina personale e non uno spazio pubblico oppure un gruppo proprio per non far ricadere l’iniziativa nella girandola quotidiana delle adesioni a qualsiasi cosa. Con le pagine personali l’adesione, (amicizie nel gergo del social network), si chiede una per una: a oggi le richieste accettate sono 2.500, oltre il 60% di quelle inviate, attraverso un messaggio che richiama inequivocabilmente la situazione della Salerno – Reggio Calabria. Il dato a nostro giudizio è molto positivo, ma questo non vuole per niente dire che automaticamente duemilacinquecento persone siano disposte a diventare militanti per le buone sorti dell’A3, oppure militanti Radicali; è un segnale d’attenzione importante da tenere in considerazione e certamente sapremo farne tesoro nel migliore dei modi.

Non tutto è negativo: ci era corso, su suggerimento, il terribile sospetto che l’autostrada, nei tratti ammodernati, potesse essere difforme rispetto ai progetti. In tal senso sono diverse le inchieste giudiziarie aperte, una giunta a processo di primo grado, e il capitolo sulla qualità dei lavori è interamente a divenire perché le inchieste hanno accertato le infiltrazioni della ndrangheta al punto che nell’alto cosentino proprio i lavori dell’A3 hanno fatto scoppiare la pace fra cosche rivali. Queste, come tutte le altre sui cui territori insiste il tracciato della Salerno – Reggio Calabria, si sono divise l’influenza sugli appalti chilometro per chilometro in modo scientifico e nel solo tratto Gioia Tauro – Scilla, su cui vi sono in corso i lavori, la Prefettura di Reggio Calabria ha comunicato 54 informative interdittive verso altrettante ditte per infiltrazioni di tipo mafioso. La situazione è così grave, in talune circostanze, perché è difficile trovare un’impresa adatta a eseguire i lavori e che allo stesso tempo abbia conservato la certificazione antimafia.

Il sospetto che ci era stato suggerito è che la larghezza dell’autostrada nei tratti ammodernati potesse essere inferiore a quanto previsto dai progetti e ridurre una corsia anche solo di venti centimetri, su quattro di marcia e due di emergenza, avrebbe rappresentato un risparmio in termini di manodopera e materiale ben oltre le tangenti di cui si parla nelle varie inchieste aperte e al vaglio degli inquirenti. In tipico stile Radicale, avulso dal rilanciare congetture o far balenare sospetti infondati, con l’aiuto di un tecnico e uno strumento elettronico di precisione abbiamo compiuto (in assoluta sicurezza) una serie di misurazioni e pur non avendo in visione i progetti e i disciplinari di gara, oggetto dei lavori d’ammodernamento dell’A3, in termini di larghezza, rispetto alle norme generali, non abbiamo riscontrato anomalie.

Resta aperto, tuttavia, il capitolo del fondo stradale. Perché nei tratti dove i lavori sono terminati, quindi tecnicamente dove la nuova autostrada è tornata in pieno esercizio, le carreggiate presentano sistematicamente un’infinita serie di piccoli e grandi avvallamenti che fanno in modo che i veicoli in marcia debbano sopportare un continuo moto di sobbalzo a discapito della sicurezza stradale e tutto quello che ne consegue alle migliaia di viaggiatori che quotidianamente percorrono l’A3. Restano in piedi le inchieste, le quali contengono immancabilmente il capitolo della qualità dei lavori e delle forniture.

Come uscire da questa situazione? La risposta è complessa e non si può ridurre al solito commissariamento straordinario. La vicenda dell’A3 si è sedimentata nel corso di decenni d’inefficienze e mancate responsabilità a tal punto che la gestione di questa infrastruttura ha assunto una sfaccettatura di quella peste italiana che i Radicali denunciano da sempre.

Teniamo a porre l’accento sulla sicurezza stradale: qualsiasi intervento sull’A3 non può prescindere dalla messa in sicurezza di quest’arteria stradale; è questa la ragione che ci ha indotto a elaborare gli esposti che presenteremo nelle Procure durante le prossime settimane. Il nostro obiettivo è quello d’investire la magistratura della responsabilità di accertare le condizioni in autostrada, con l’auspicio che possa muoversi un meccanismo simile a quello innescatosi nella vicenda della frana fra Altilia e Rogliano, del mese di gennaio 2009.

Le ragioni di questo documento: di fatto l’iniziativa è ben avviata, ma la nostra associazione oltre che giovanissima si compone di soli cinque iscritti. Avvertiamo quindi l’esigenza di confrontarci nel merito e nel metodo. Abbiamo bisogno di consenso e di suggerimenti, di critiche. Abbiamo la necessità di non sentirci soli soprattutto quando i dubbi sulle cose programmate da fare sono maggiori delle certezze.

La presentazione delle denunce è solo il primo atto di una serie d’iniziative che intendiamo incardinare per la “Salerno – Reggio Calabria”; per il prossimo futuro è nelle nostre intenzioni promuovere una raccolta firme fra le associazioni di categoria, potenziare il consenso attraverso Facebook, interpellare gli enti locali per conoscere la loro opinione e chiedere loro atti di pressione su Anas e Ministero delle infrastrutture, chiedere ai consiglieri Regionali di presentare interrogazioni e mozioni in consiglio, se ritenuto utile chiedere ai Parlamentari Radicali di presentare interrogazioni e mozioni in Parlamento, chiedere alla dirigenza di Radicali Italiani di fare propria questa iniziativa e trovare uno spazio d’iniziativa, continuare a documentare lo stato dell’autostrada, chiedere ai giornali locali di promuovere una campagna e un’inchiesta giornalistica in tal senso, se necessario raccogliere i fondi per acquistare pagine di quotidiani locali per affermare BASTA con una eco maggiore a questo scandalo durato troppo a lungo.

Per informazioni, adesioni, contributi (anche economici), suggerimenti e critiche:

Associazione Calabria Radicale

Via SS 18, n° 19

88040 Nocera Terinese Marina (Cz)

info@calabriaradicale.it

www.calabriaradicale.it

fax 0982720242

tel. 3356696982

Marco Marchese

Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Segretario Associazione Calabria Radicale

www.calabriaradicale.it

www.almcalabria.it

segretario@calabriaradicale.it

3356696982

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