Diario calabrese di cultura e iniziativa politica Radicale

Abolire la miseria » Pagina 'Calabria Radicale, un anno di attività in un opuscolo.'

Calabria Radicale, un anno di attività in un opuscolo.

La copertina dell'opuscolo pubblicato da Calabria Radicale sulla propria attività nel 2009

La copertina dell'opuscolo pubblicato da Calabria Radicale sulla propria attività nel 2009

TUTTO E’ PRONTO PER UN GOVERNO RADICALE; SE, MA, PERO’…

L’associazione Calabria Radicale nasce il 21 marzo 2009; nessuna analogia con l’inizio della primavera, pura casualità, ma resta l’auspicio per una nuova stagione associazionista, in Calabria, che possa far conoscere a un numero sempre maggiore di persone la “Galassia Radicale”. Così ricca d’iniziativa politica, spessissimo trasversale e dal consenso ampio, amplissimo; ma c’è sempre un “ma”, un “però” oppure un “se” col quale confrontarsi e allora bisogna capire perché gli iscritti, in questa regione, negli ultimi anni oscillano fra i dieci e i venti, se mai fosse stato registrato un numero cospicuo.

Sarei portato a credere che noi riusciamo a comunicare in modo poco efficace, che nostra è la responsabilità, ma allora perché, quando apriamo una “sezione” Radicale nei posti più adatti al metodo che ci contraddistingue e cioè le strade, le piazze, proprio in questi che sono i luoghi più vicini alla gente, siamo riconosciuti, apprezzati, incoraggiati? Perché tanto più l’informazione ignora, censura, distorce, cancella la storia politica più antica d’Italia e l’unica che guardando al passato non ha ragioni neanche minimi d’imbarazzo, di vergogna, tanto più quelle stesse persone riconoscono, apprezzano, incoraggiano?

La ragione non può stare da nessun’altra parte che proprio nella storia Radicale. Poi c’è sempre quel “ma”, “però” e quel “se”, che conducono il voto da un’altra parte, certamente non verso un governo Radicale, quando si tratta di scegliere, ma verso il “male minore”; un po’, forse, perché i Radicali non sono fatti per governare, ma per vigilare. Sarà vero? Avranno ragione?

Marco Marchese

Segretario Associazione Calabria Radicale

L’ASSOCIAZIONE

Calabria Radicale nasce a Nocera Terinese (Catanzaro), grazie a quattro amici: Riccardo Cristiano di Nocera Terinese (Cz), Saverio De Morelli di Fiumefreddo Bruzio (Cs), Marco Marchese di Fuscaldo (Cs) e Salvatore Moscato di Vibo Valentia; tutti iscritti a Radicali Italiani. Recentemente si è aggiunto Davide Lanzillotta di Fuscaldo (Cs) e quindi l’associazione può contare su soli cinque iscritti, ma dalla ferrea buona volontà. Non ci nascondiamo dietro il confortante detto “pochi ma buoni” perché preferiremmo essere cinquanta; ma tant’è e quindi senza malumori portiamo avanti i propositi concentrati nell’ambiziosa mozione generale approvata in occasione dell’assemblea costituente e successivamente nel secondo congresso del dicembre 2009.

I documenti che riguardano le mozioni generali possono essere raggiunte dal collegamento in alto: “documenti”.

OTTO MESI DI ATTIVITA’

21/03/2009 Nasce a Nocera Terinese (Cz) l’associazione Calabria Radicale.

13/04/2009 Il sito internet è in rete: www.calabriaradicale.it

24/04/2009 Si apre il dossier A3, Salerno – Reggio Calabria: il primo atto è filmare un viaggio lungo i 443 chilometri dell’autostrada, indicizzare, ordinare e pubblicare su internet le videoriprese.

25/04/2009 Calabria Radicale partecipa alla manifestazione in fila indiana per le strade di Roma, per ricordare la liberazione dal nazi-fascismo e verso la liberazione dalla partitocrazia in Italia e in Europa.

Maggio/giugno 2009 Campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento Europeo.

29/07/2009 Nasce su Facebook la pagina personale “La Salerno – Reggio Calabria”; sul sito dell’associazione è pubblicato il dossier completo.

14/08/2009 Iniziativa nazionale Ferragosto in carcere. Con l’occasione si è svolta una visita al carcere di Vibo Valentia, con l’On. Anna Rossomando (PD), il consigliere regionale Bruno Censore (PD) e il sindacalista Uil Gennarino De Fazio.

20/08/2009 La pagina Facebook “La Salerno – Reggio Calabria” giunge a 1.000 amici.

06/09/2009 Calabria Radicale partecipa al congresso costitutivo dell’associazione Agorà digitale a Salerno.

07/09/2009 Polistena (Rc), il Consiglio comunale approva all’unanimità l’istituzione del registro dei Testamenti biologici proposto da parte del consigliere comunale e segretario del circolo PD Massimo Frana; il segretario di Calabria Radicale è potuto intervenire durante la seduta di consiglio.

14/09/2009 Manifestazione a Strasburgo, organizzata da Società Libera, per la qualità e la correttezza dell’informazione in Italia, partecipa Calabria Radicale.

02/10/2009 Il dossier sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria, in versione sintetica, è reso noto nel corso del comitato nazionale di Radicali Italiani attraverso la distribuzione del documento.

18/10/2009 A Cosenza, Calabria Radicale si mobilita per la raccolta delle pre – firme atte alla presentazione delle liste Bonino – Pannella per le elezioni regionali del 2010.

24/10/2009 Roma, seconda edizione della marcia internazionale per la libertà in Birmania, Iran, Tibet; Calabria Radicale partecipa.

31/10/2009 Si replica la raccolta delle pre – firme, a Cosenza, per la presentazione delle liste Bonino – Pannella alle elezioni regionali del prossimo anno.

02/11/2009 Sono depositati i primi due esposti – denuncia sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria presso le Procure della Repubblica di Lamezia Terme e Vibo Valentia; l’analoga iniziativa sarà presa nei giorni successivi a Salerno, Sala Consilina, Lagonegro, Castrovillari, Cosenza, Palmi e Reggio Calabria.

04/11/2009 La pagina personale di Facebook “La Salerno – Reggio Calabria” registra 4.095 amici.

05/11/2009 Fino al 12 novembre, data d’inizio dell’ottavo congresso di Radicali Italiani, ci si prepara alla partecipazione con varie attività, compresa quella della composizione e la stampa in proprio di quest’opuscolo.

In questi otto mesi si sono svolte sei riunioni di Direzione dell’Associazione, quattro delle quali organizzate e tenute attraverso la rete internet; aggiornata costantemente e pubblicata sul sito una cronologia delle notizie riguardanti l’A3; aggiornato (in corso) l’indirizzario dei Comuni calabresi con numeri di telefono e fax, recapiti di posta elettronica e indirizzi dei siti internet.

In cinque, obiettivamente, non si poteva fare di più, tenendo conto che nessuno degli iscritti all’associazione ha la possibilità di fare il militante a tempo pieno e ognuno è occupato con la propria attività lavorativa oppure con lo studio universitario.

SUD

Francesco Mollo, un amico di Calabria Radicale, un figlio del sud che per lavoro ha dovuto allontanarsi, un poeta che ringraziamo per l’emozione di uno scritto che c’è giunto come un messaggio in una bottiglia affidata al mare. Un lungo pensiero che cominciato a leggere, non si può smettere.

“Tu non puoi capirlo, dovresti esserci nato. In realtà essere del Sud è una cosa complessa. Comporta un’eredità di grandezza e di miseria, di conflitti interiori e di fatalità, è un privilegio e una maledizione. Vi è il senso aristocratico dell’onore e dell’orgoglio”.

Faulkner

Questa è una frase che mi piace molto, e che secondo me descrive molto bene il SUD. Descrive componenti e complessità della terra in cui sono nato e da cui sono partito. In fondo è vero, essere del sud è una cosa complicata e, per comprendere bene il sud, devi esserci nato. A volte la vivi davvero come una maledizione, ma poi ne capisci bellezza e fascino, fascino per me irresistibile. Una terra strana il sud, ma bellissima, ricca di contraddizioni. Ha mille aspetti, che sembrano compensarsi in una rincorsa continua. Il sud è la bellezza della natura, la bellezza dei colori e della luce, le cicale che cantano alla notte, è passi di anziani che camminano. E’ la luna che splende sul mare, le stelle che brillano più grandi. Il sud è profumo del mare. E’ il verde degli alberi, ma il sud è anche morte, è disoccupazione, è il dramma degli emigranti, che lasciano la terra che li ha cullati e partono, portando il sud nel cuore in giro per il mondo. Il sud è sofferenza e dolore. Il sud è ingiustizia, malaffare, droga ed espedienti. Una terra dove tutto segue “regole” che in altre parti del mondo sembrano sconosciute. Il sud ha gli occhi scuri, che ti fulminano. E’ cullato da un mare che lo accarezza in ogni suo centimetro. Il sud è battuto dal sole, bruciato dal sole. Sole che sembra impossessarsi delle persone, sembra che entri nei loro cuori, e poi, le persone con il loro calore, lo restituiscono ad altra gente. Un circuito di dare e avere. Il sud è guerra nelle strade. E’ morti ammazzati. E’…”Io non ho visto niente!”. Il sud a volte è tradimento, ma è anche gente che non scappa, che non molla e che non si rassegna. Il sud è terra di eroi, è la terra dove sembra che nulla funzioni, ma che ha dato all’Italia il contributo,la vita e il sacrificio di uomini che avevano dentro di essi scolpiti il senso dello Stato. Il sud è la terra di Falcone e Borsellino. Il sud è Pio la Torre, vittima di mafia. Figli del sud sono Peppino Impastato, Don Diana, Saviano. Il sud è la genialità di Totò, il sorriso triste e malinconico di Massimo Troisi e le commedie di Eduardo. Il sud è terra di pensatori, Telesio, Tommaso d’Aquino, Benedetto Croce, Giordano Bruno, Tommaso Campanella. Il sud è i passi di un ubriacone. Il sud è anche il sorriso dei ragazzi che giocano a pallone per le strade. Delle ragazze che ti guardano con gli occhi della notte, è il profumo del pranzo nelle domeniche. Il sud è il profumo degli alberi di fico che d’estate emanano quell’odore dolce, che si sparge per le strade. Il sud è i fiori, il profumo di gelsomino, il colore dei fichi d’india, il rosso delle ciliege e delle fragole, delle cipolle e del peperoncino. Il sud è buio, notte, ma una notte strana, scurissima, silenziosa, misteriosa. Come gli occhi, i capelli e la carnagione di chi ci nasce. E’ una passione di cui non puoi fare a meno. Il sud è religione, codici e superstizione. Il sud è una vecchia signora seduta davanti la porta di casa. Il sud è parole che vanno di bocca in bocca. E’ pettegolezzo. Il sud è la bontà dei dolci, il profumo del basilico. Se ci sei nato, come me, ti lascia andare via, ma ti lega a se con un filo invisibile. Ti lascia andare lontano, ma presto o tardi ti rivuole indietro. Il suo richiamo è come il canto delle sirene di Ulisse. Io torno a sud. Ho bisogno di stare a sud. E’ come dare respiro alla mia anima. Come fare pace con me stesso. Come prendere un po’ del suo calore e del suo amore e trattenerlo dentro di me, per restituirlo. E quando, per troppo tempo, non guardo negli occhi il sud, aumenta dentro di me la nostalgia, che è figlia del sud anche lei. Non possiamo stare troppo tempo lontani, siamo legati, irrimediabilmente. Innamorati. Amanti appassionati. Fedeli compagni. Gioiosi insieme, nostalgici lontani. Tornare a sud ti fa bene al cuore. E’ come rivedere un vecchio amico, come guardarsi allo specchio e sorridere. Lì la parola CASA, prende un significato più dolce e più vero. Gli angoli che incontri con lo sguardo, ti ricordano corse sulla spiaggia, il profumo del mare, il sorriso e il calore delle persone che ti voglio bene. Dove le serate sono sempre uguali e sembrano rincorrersi. Serate come gocce d’acqua, che a volte ti fanno venire la voglia di dire basta. Sai tutto di tutti. Tutti sanno tutto di te. Il sud è giocare a carte scoperte. Il sud ti osserva. Il sud è regole che valgono solo al sud. E’ onore, non nel senso mafioso del termine. E’ un onore diverso fatto di rispetto, dove la parola conta. La mafia vigliaccamente si è impossessata dell’onore e ha rubato e stravolto il significato di una parola buona del popolo. Nel sud imparare a stare con gli altri è regola. Il sud è rancore, è speranza della brava gente, il sud è vendetta. Il sud è il colore nero delle donne nel lutto. Il sud è gioia, con il colore scuro del vino forte che rallegra le notti. Il sud è vento. E’ una terra dolce e aspra come le sue montagne. Bella e rude. Romantica e dura. Ti conquista e ti tradisce. Ti seduce con i suoi occhi e ti manda via da lei, senza darti nulla. Il sud ti spoglia. Il sud è il colore del cielo. La mentalità che sembra soffocarti. Tradizione. Il sud è case senza intonaco, mille dialetti, mille proverbi, il sud è brindisi con rima. E’ l’abbandono, lo sfruttamento, della resistenza della gente che resta lì e non si arrende, perché li è nata, li vuole vivere e li vuole morire. Il sud è orgoglio. Il sud è malasanità, gente che muore per nulla. Il Sud è malavita, il sud sfrutta e ruba, mangia e s’abbuffa, consuma e distrugge, crea e rovina. Il sud è sacrificio, è studio, intelligenza e saggezza. Il sud sono le processioni e le preghiere, i santi portati per le strade con le coperte buone dai balconi. E’ festa, bontà e accoglienza, che è unica come in nessun’altra parte del mondo. Il sud ti apre sempre le sue braccia. Il sud sono le donne che lanciano fiori dai balconi alle processioni. Sono i ragazzi che si sposano presto e che mettono su famiglia. Il sud è responsabilità. Il sud è poesia, ritmo e musica. Il sud è coraggio, dimostrato da sempre in ogni maniera. Il sud è la gente che ti vuole bene. E’ difficile entrare nel cuore della gente del sud, è una terra che ha subìto, che è stata sfruttata, che si porta dietro diffidenza, paura e dolore. Però se entri, non esci mai dal cuore di una persona del sud. Il sud sono due killer in moto che affiancano la macchina di un magistrato per uccidere. Il sud è dolore. Tristezza. Malinconia e noia. E’ gente che comanda e decide vita o morte delle persone che ci vivono e che non ci vivono. Decide futuro, mentalità, ricchezza, sofferenza e destini. IL SUD è cultura, arte, amore. Un universo parallelo, un altro pianeta lontano anni luce per chi non c’è nato. Il sud richiede uno sforzo per essere capito e compreso, non è semplice e non è per tutti. Il sud è avvelenato, insultato, ferito, sfruttato, ma vivo. Il sud non muore e se muore rinasce. Il Sud è tutto e nulla insieme. Il SUD è nel mio cuore e nei miei occhi. E’ la mia TERRA.

Francesco Mollo

LAVORI IN CORSO

Fra le iniziative aperte vi sono quelle che giungeranno a una conclusione e altre che per loro natura sono sempre in evoluzione; in ogni caso l’ultimo periodo del 2009 sarà ricchissimo d’iniziative:

l’aggiornamento costante del sito internet è attività quasi giornaliera;

il deposito degli esposti – denuncia sulle condizioni dell’A3, Salerno – Reggio Calabria, nelle Procure della Repubblica competenti per territorio sul tracciato dell’autostrada;

il completamento dell’aggiornamento dell’indirizzario dei Comuni calabresi;

l’invio di una richiesta ai Sindaci della Calabria affinché i consigli comunali discutano una delibera in solidarietà al popolo Tibetano, aderiscano all’associazione di Comuni, Province e Regioni per il Tibet insediata presso la Regione Piemonte ed espongano permanentemente la bandiera tibetana nei locali dei Comuni;

l’invio di una richiesta rivolta alle Province e ai Comuni affinché venga istituito il registro dei testamenti biologici;

il congresso annuale dell’associazione.

A3, SALERNO – REGGIO CALABRIA, UNO SCANDALO NAZIONALE!

La vicenda dell’autostrada A3, Salerno – Reggio Calabria, è uno scandalo nazionale che rappresenta molto più di se stesso. Vecchia o nuova A3, il risultato non cambia perché alla Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, attraverso questa infrastruttura, ai cittadini del sud in generale, è offerta una viabilità molto diversa dal resto del paese, senza soluzione di continuità rispetto al passato.

Quello che segue è il documento messo in distribuzione nel corso del comitato nazionale di Radicali Italiani che si è svolto a Roma dal 2 al 4 ottobre 2009. Calabria Radicale si sta battendo affinché l’eterna questione dell’A3 possa trovare una soluzione, positiva, rispetto al passato. A tal proposito lo stato dell’iniziativa è nella fase di deposito di un esposto – denuncia presso tutte le Procure della Repubblica competenti per territorio ove ricade il tracciato di quest’autostrada. Sul sito dell’associazione è già stato pubblicato l’intero dossier riguardante l’A3, una ricca cronologia di eventi e notizie degli ultimi nove mesi e il filmato del viaggio da Salerno a Reggio Calabria realizzato, ordinato e indicizzato da noi.

Con l’associazione Calabria Radicale, nata a fine marzo di quest’anno, ci siamo proposti di studiare e mettere in atto una strategia che possa produrre ricadute positive sulla situazione dell’A3. In stretta sintesi il quadro di questa infrastruttura, a oggi, presenta uno stato generale disastroso; aggravato da una campagna informativa mendace messa in atto da parte di Anas e Ministero delle infrastrutture, volta a descrivere i lavori in corso come difficili (e lo sono) ma spediti, senza particolari problemi e soprattutto puntuali secondo un crono-programma che però, periodicamente, sposta il termine di completamento lavori sull’A3 avanti di un altro semestre (a oggi il termine e fissato genericamente nel corso del 2013). Ciò, dal punto di vista politico, è funzionale nell’opera di minimizzazione della contestazione più importante mossa all’operazione “ponte sullo stretto di Messina”, che vede nell’avvio dei lavori di realizzazione un importante impegno assunto dal Governo Berlusconi innanzi al paese. La contestazione all’opportunità e all’utilità del ponte sullo stretto passa attraverso una domanda semplicissima: “A cosa serve se non sappiamo come arrivarci?” La risposta è talmente facile che l’ammodernamento dell’A3, proceda ottimamente o no, è dettaglio trascurabile, anche quando affermare che tutto va bene ha lo stesso significato di voler far credere che gli asini hanno le ali.

L’opera di far credere normale una situazione disastrosa da quasi tutti i punti di vista trova la sua ultima espressione nel destino del 6° macrolotto dei lavori d’ammodernamento sull’A3, (il tratto fra Bagnara e Reggio Calabria). I lavori, affidati al consorzio “Scilla” (un’associazione temporanea d’imprese costituito da Condotte S.p.A. e Impregilo S.p.A.), si sono fermati nei primi giorni di settembre, con una certa eco sulla stampa locale durato appena un giorno, perché il Consorzio, da fonti di stampa, ha rescisso il contratto, messo in sicurezza i cantieri e sospeso il lavoro di circa 600, fra tecnici e operai. Il classico dei contenziosi che però consegna alcune colline sventrate e decine di chilometri di autostrada su corsia unica e a doppio senso di circolazione sul quale anche solo un veicolo in panne, può mettere in seria crisi l’intero traffico da e verso la Sicilia, senza un solo percorso alternativo minimamente adeguato. La notizia che ha del clamoroso, nella consapevolezza del rischio di un blocco totale sui lavori in uno dei punti più difficili dell’A3, ad opera iniziata e a tempo indeterminato, non ha suscitato alcuna reazione fra Anas, Ministero delle infrastrutture, Regione, Provincia, Comuni, Associazioni di categoria; si è avvertita una sola timida reazione da parte dei sindacati, ma quasi esclusivamente per le ricadute di carattere occupazionale.

Con l’associazione Calabria Radicale ci siamo presi la briga di filmare l’autostrada da Salerno a Reggio Calabria e riversare tutto, ordinatamente, sul sito dell’associazione per mostrare quanto descritto nell’ampio e circostanziato dossier, anch’esso pubblicato sul sito, nel quale individuiamo tre macroaree critiche e otto punti di crisi. La disamina particolareggiata di tutto questo sarebbe troppo lunga da descrivere su questo documento e rimando, quindi, al sito quanti desiderano approfondire ciò che può essere sintetizzato in questo modo:

Non vi è un solo chilometro dell’A3 (sia che si tratti del percorso ammodernato, di quello in via di ammodernamento, oppure delle tratte in attesa di avvio cantieri) immune da uno o più dei seguenti gravi problemi:

Mancanze sulla segnaletica verticale.

Gravi carenze sulla segnaletica orizzontale.

Fondo stradale dissestato.

Mancanze sulla manutenzione delle carreggiate.

Gravi carenze sulla manutenzione delle gallerie.

Incuria delle aree di sosta.

Seri problemi con le barriere laterali.

Gravi situazione alle condizioni generali di molti svincoli.

Com’è facilmente intuibile la ricaduta sulla sicurezza stradale è enorme e a essere penalizzata è l’intera viabilità dell’Italia meridionale. L’aspetto più sconcertante che questa situazione evidenzia è il tempo attraverso cui si protrae. Non sono bastati gli otto anni di lavori perché ne sono previsti almeno altri quattro.

Ci siamo spesso interrogati sull’opportunità di chiedere ai Parlamentari Radicali di presentare interrogazioni al Governo sulla situazione della “Salerno – Reggio Calabria”. Il dubbio sull’utilità di questo strumento nasce dal fatto che tutte le interrogazioni in argomento, (l’ultima in ordine di tempo quella dell’On. Nucara, settembre 2009), ha avuto la medesima risposta delle altre, volte a spiegare all’interrogante le difficoltà tecniche del procedere dei lavori a traffico aperto, il massimo dell’impegno da parte di Anas nella gestione della viabilità, le statistiche sul crono-programma puntuale e rispettato. L’interrogazione presentata dai Parlamentari Radicali alla Camera dei Deputati a prima firma On. Zamparutti del febbraio scorso, subito dopo la tragica frana (abbattutasi sull’A3 fra gli svincoli di Rogliano e Altilia, nel cosentino, in cui persero la vita due persone e altre rimasero gravemente ferite) ebbe come risposta la sottolineatura di quanti millimetri di pioggia era caduta in un periodo così breve, quasi a indicare che ciò che era accaduto poteva considerarsi ineluttabile.

Intanto la frana del gennaio 2009 racconta tutta la rappresentazione dello scandalo nazionale della “Salerno – Reggio Calabria”. La magistratura cosentina oltre a chiudere l’inchiesta con undici indagati che rischiano un procedimento penale, pose sotto sequestro con affido alla stessa Anas, ben tredici chilometri di autostrada, oltre i duecento metri del fronte della frana. Questo perché se da una parte vi era il rischio di altri movimenti franosi che necessitavano interventi di messa in sicurezza, dall’altra, per autorizzare la riapertura su tutte e due le corsie di questo tratto (avvenuto, poi, i primi giorni di luglio 2009, sei mesi dopo!), l’Anas ha dovuto compiere una serie di lavori. Questi hanno riguardato il rifacimento della segnaletica orizzontale, la canalizzazione delle infiltrazioni d’acqua nelle gallerie,

l’imbiancamento delle pareti delle stesse per permettere all’impianto d’illuminazione di funzionare adeguatamente, il ripristino e la pulizia dei pannelli e degli elementi catarifrangenti lungo tutto il tragitto. Ciò rientra nell’ordinaria manutenzione o per lo meno in quella normalità di atto manutentivo che rende moltissimo in termini di sicurezza e che evidentemente era stato trascurato, così come lo è nei restanti 430 chilometri di A3.

Percorrendo l’autostrada si ha la netta sensazione che tutto sia affidato a una sorta di economia che somiglia a una dismissione, in altre parole, una sorta di ragionamento perverso attraverso il quale si fa l’economia della manutenzione perché tanto a breve in determinati tratti apriranno i cantieri; a breve i cantieri aperti consegneranno la nuova autostrada; a breve i tratti appena ammodernati saranno raccordati con gli altri dove si sta lavorando. Questo “a breve” purtroppo è un arco temporale di anni (i lavori di ammodernamento dell’A3, in modo massiccio, sono iniziati circa otto anni fa) e quindi l’economia si è trasformata in trascuratezza e poi in incuria. Tutto questo porta al risultato complessivo di una viabilità disastrosa che si aggrava in condizioni meteorologiche avverse a scapito in prima battuta della sicurezza stradale, poi nella forte penalizzazione dell’economia delle Regioni meridionali perché muoversi da Cosenza a Reggio Calabria, oppure da Salerno a Cosenza è un percorso ad ostacoli che potrebbe essere calmierato con interventi di manutenzione e preparazione adeguata dei percorsi alternativi. Un massiccio intervento sull’A3 restituirebbe ai cittadini un briciolo di fiducia nelle istituzioni, ma soprattutto colmerebbe, anche se solo parzialmente, questa disparità di trattamento che si consuma fin dalla fine degli anni cinquanta, quando attraverso questa “Salerno – Reggio Calabria” si è voluta consegnare all’Italia meridionale una viabilità diversa dal resto del Paese.

Noi riteniamo che la situazione descritta nel dossier meriti l’attenzione della magistratura a tutela della sicurezza stradale; la ricaduta, positiva, d’interventi simili a quelli adottati nella gestione della frana di Altilia, sarebbe quello di migliorare la percorribilità dell’intera A3 con gli indubbi benefici che si possono intuire. La situazione sulla “Salerno Reggio” lede il diritto dei cittadini del sud nel disporre di adeguate infrastrutture viarie e condizioni di mobilità che da decenni sono insufficienti, causa diretta (non la sola, certo) del rallentato sviluppo economico di queste regioni. In queste settimane l’associazione si è impegnata nel tentativo di trasformare il dossier in esposto – denuncia che ci proponiamo di presentare in tutte le Procure della Repubblica competenti per territorio sulle quali ricade la Salerno – Reggio Calabria.

A questo scopo abbiamo raccolto la disponibilità di Antonio Perri (Avvocato), di Michele Capano (Avvocato e membro del comitato nazionale di Radicali Italiani) di Maurizio Bolognetti (militante Radicale e segretario di Radicali Lucani); ci auguriamo di poter raggiungere e raccogliere la disponibilità di altre associazioni e realtà Radicali in Campania, Puglia e Sicilia, come ci auguriamo di poter incontrare la disponibilità dei Parlamentari Radicali per incardinare una serie d’iniziative che partendo da quella giudiziaria, quasi pronta, possa fare emergere queste problematiche in tutta la loro gravità e urgenza.

Noi confidiamo anche nell’opinione pubblica e abbiamo motivo di credere che nel sentire comune non vi sia rassegnazione piuttosto che accettazione dello stato di cose attraverso il mugugno del “tanto non cambierà mai nulla”. Da una parte, il disastro della Salerno – Reggio Calabria è un dato talmente assodato che capita spesso di sentire paragonare a questa qualsiasi cosa irrimediabilmente mal funzionante; ma allo stesso tempo abbiamo riscontrato un interesse vivo per le sorti di quest’autostrada. Due mesi fa abbiamo aperto una pagina su Facebook, “La Salerno Reggio Calabria” appunto, volutamente una pagina personale e non uno spazio pubblico oppure un gruppo proprio per non far ricadere l’iniziativa nella girandola quotidiana delle adesioni a qualsiasi cosa. Con le pagine personali l’adesione, (amicizie nel gergo del social network), si chiede una per una: a oggi le richieste accettate sono oltre 4.000 (dato aggiornato al 03/11/2009), oltre il 60% di quelle inviate, attraverso un messaggio che richiama inequivocabilmente la situazione della Salerno – Reggio Calabria. Il dato a nostro giudizio è molto positivo, ma questo non vuole per niente dire che automaticamente quattromila persone siano disposte a diventare militanti per le buone sorti dell’A3, oppure militanti Radicali; è un segnale d’attenzione importante da tenere in considerazione e certamente sapremo farne tesoro nel migliore dei modi.

Non tutto è negativo: ci era corso, su suggerimento, il terribile sospetto che l’autostrada, nei tratti ammodernati, potesse essere difforme rispetto ai progetti. In tal senso sono diverse le inchieste giudiziarie aperte, una giunta a processo di primo grado, e il capitolo sulla qualità dei lavori è interamente a divenire perché le inchieste hanno accertato le infiltrazioni della ndrangheta al punto che nell’alto cosentino proprio i lavori dell’A3 hanno fatto scoppiare la pace fra cosche rivali. Queste, come tutte le altre sui cui territori insiste il tracciato della Salerno – Reggio Calabria, si sono divise l’influenza sugli appalti chilometro per chilometro in modo scientifico e nel solo tratto Gioia Tauro – Scilla, su cui vi sono in corso i lavori, la Prefettura di Reggio Calabria ha comunicato 54 informative interdittive verso altrettante ditte per infiltrazioni di tipo mafioso. La situazione è così grave, in talune circostanze, perché è difficile trovare un’impresa adatta a eseguire i lavori e che allo stesso tempo abbia conservato la certificazione antimafia.

Il sospetto che ci era stato suggerito è che la larghezza dell’autostrada nei tratti ammodernati potesse essere inferiore a quanto previsto dai progetti e ridurre una corsia anche solo di venti centimetri, su quattro di marcia e due di emergenza, avrebbe rappresentato un risparmio in termini di manodopera e materiale ben oltre le tangenti di cui si parla nelle varie inchieste aperte e al vaglio degli inquirenti. In tipico stile Radicale, avulso dal rilanciare congetture o far balenare sospetti infondati, con l’aiuto di un tecnico e uno strumento elettronico di precisione abbiamo compiuto (in assoluta sicurezza) una serie di misurazioni e pur non avendo in visione i progetti e i disciplinari di gara, oggetto dei lavori d’ammodernamento dell’A3, in termini di larghezza, rispetto alle norme generali, non abbiamo riscontrato anomalie.

Resta aperto, tuttavia, il capitolo del fondo stradale. Perché nei tratti dove i lavori sono terminati, quindi tecnicamente dove la nuova autostrada è tornata in pieno esercizio, le carreggiate presentano sistematicamente un’infinita serie di piccoli e grandi avvallamenti che fanno in modo che i veicoli in marcia debbano sopportare un continuo moto di sobbalzo a discapito della sicurezza stradale e tutto quello che ne consegue alle migliaia di viaggiatori che quotidianamente percorrono l’A3. Restano in piedi le inchieste, le quali contengono immancabilmente il capitolo della qualità dei lavori e delle forniture.

Come uscire da questa situazione? La risposta è complessa e non si può ridurre al solito commissariamento straordinario. La vicenda dell’A3 si è sedimentata nel corso di decenni d’inefficienze e mancate responsabilità a tal punto che la gestione di questa infrastruttura ha assunto una sfaccettatura di quella peste italiana che i Radicali denunciano da sempre.

Teniamo a porre l’accento sulla sicurezza stradale: qualsiasi intervento sull’A3 non può prescindere dalla messa in sicurezza di quest’arteria stradale; è questa la ragione che ci ha indotto a elaborare gli esposti che presenteremo nelle Procure durante le prossime settimane. Il nostro obiettivo è quello d’investire la magistratura della responsabilità di accertare le condizioni in autostrada, con l’auspicio che possa muoversi un meccanismo simile a quello innescatosi nella vicenda della frana fra Altilia e Rogliano, del mese di gennaio 2009.

Le ragioni di questo documento: di fatto l’iniziativa è ben avviata, ma la nostra associazione oltre che giovanissima si compone di soli cinque iscritti. Avvertiamo quindi l’esigenza di confrontarci nel merito e nel metodo. Abbiamo bisogno di consenso e di suggerimenti, di critiche. Abbiamo la necessità di non sentirci soli soprattutto quando i dubbi sulle cose programmate da fare sono maggiori delle certezze.

La presentazione delle denunce è solo il primo atto di una serie d’iniziative che intendiamo incardinare per la “Salerno – Reggio Calabria”; per il prossimo futuro è nelle nostre intenzioni promuovere una raccolta firme fra le associazioni di categoria, potenziare il consenso attraverso Facebook, interpellare gli enti locali per conoscere la loro opinione e chiedere loro atti di pressione su Anas e Ministero delle infrastrutture, chiedere ai consiglieri Regionali di presentare interrogazioni e mozioni in consiglio, se ritenuto utile chiedere ai Parlamentari Radicali di presentare interrogazioni e mozioni in Parlamento, chiedere alla dirigenza di Radicali Italiani di fare propria questa iniziativa e trovare uno spazio d’iniziativa, continuare a documentare lo stato dell’autostrada, chiedere ai giornali locali di promuovere una campagna e un’inchiesta giornalistica in tal senso, se necessario raccogliere i fondi per acquistare pagine di quotidiani locali per affermare BASTA con una eco maggiore a questo scandalo durato troppo a lungo.

Questo era il documento messo in distribuzione nel corso del comitato nazionale di Radicali Italiani dell’ottobre scorso. Informalmente un tecnico ci ha spiegato perché dopo un certo periodo, lungo i tratti ammodernati dell’A3, la pavimentazione stradale si deteriora rapidamente diventando una pavimentazione dissestata: il tratto superficiale dell’autostrada, composta di asfalto, avendo proprietà elastiche si modella al fondo stradale che ha la funzione di sostenere proprio la pavimentazione bitumata. Se questa non è stata messa opportunamente in opera, accade col passaggio dei mezzi pesanti il cedimento sottostante e quindi l’asfalto si modella creando i fastidiosissimi avvallamenti che caratterizzano tutti i tratti appena ammodernati dell’A3. Sicché, secondo questa tesi, nei prossimi anni saranno necessari sempre maggiori interventi di manutenzione straordinaria; la ricaduta negativa sulla sicurezza stradale sarà pesantissima, come le condizioni della viabilità. Noi non possediamo le competenze tecniche per avvalorare questa tesi, ma il semplice esame obiettivo di questa situazione ci lascia dubbiosi ed è quindi lecito chiedersi se è possibile verificare ed eventualmente evitare il rifacimento totale dei 445 chilometri, per senso di marcia, di questa sventurata infrastruttura viaria. E’ questa una delle ragioni, unitamente alla più centrale questione della sicurezza stradale attuale sull’A3, che ci ha indotto a rivolgerci alla magistratura

Di seguito un frammento di rassegna stampa rilevante, qualche giorno prima di quel maledetto 25 gennaio 2009, quando nel tratto autostradale dell’A3 fra Rogliano e Altilia (Cs), si è abbattuta una frana che ha investito una monovolume in cui rimasero uccise due persone e altre gravemente ferite. Questo triste episodio ha acceso i riflettori sulla situazione dell’A3, senza, però, quello stimolo e quell’approfondimento, necessario e tale, da poter innescare un meccanismo virtuoso.

Calabria Ora – 03/01/2009 – pagina 4

ANTONIO CANTISANI scrive:

A3, LAVORI IN CORSO PER LA MORTE

Rapporto della Corte dei Conti: «Hanno implicato l’aumento di incidenti»

CATANZARO. Le strade della morte. L’A3 Salerno – Reggio Calabria, ma non solo. Le principali vie di comunicazione della nostra regione sono una “trappola” il più delle volte fatale. Anche la Corte dei Conti lo rivela, sia pure in modo incidentale, nell’ultima indagine che la sezione regionale di controllo della magistratura contabile ha effettuato sulla gestione del settore turistico in Calabria. Citando i dati forniti dalla polizia stradale e dal comando regionale dell’Arma dei carabinieri, la Corte dei Conti punta l’indice contro l’estrema e inquietante pericolosità delle principali arterie calabresi, a partire dall’autostrada: «Appare evidente – è in sintesi la conclusione della magistratura contabile – come i lavori in corso e quelli già completati (sulla Salerno – Reggio, ndr) non abbiano contribuito alla sicurezza stradale complessiva». Lo conferma l’aumento degli incidenti mortali sull’A3 e anche sulle due strade statali “Tirrenica” e “Jonica”, che rappresentano altre due autentiche emergenze. Ecco nel dettaglio i numeri di una strage quasi quotidiana. Cantieri e lutti L’autostrada killer. Così scrive la Corte dei Conti a proposito della principale infrastruttura calabrese: «Dall’esame dei dati forniti dal Compartimento della polizia stradale per la Calabria emerge che i lavori in corso non sono riusciti a creare maggiore sicurezza stradale, anzi hanno implicato l’aumento degli incidenti mortali. Difatti, il numero degli interventi a seguito di sinistri mortali era pari a 13 nel 2004, è diminuito a 7 nel 2005 e ha subito un brusco incremento (arrivando a quota 14) nel 2006». Consolazione, comunque magra consolazione, la situazione degli interventi a seguito di incidenti non mortali sulla Salerno – Reggio Calabria, che – prosegue la sezione di controllo – «hanno presentato un trend opposto, con un incremento di circa il 7 per cento e un decremento di circa 12 punti percentuali nel corso del 2006, a testimonianza – probabilmente – di minori difficoltà di percorrenza dei tratti interessati». Sangue sulle coste Per certi versi ancora più drammatico – se mai fosse possibile – il bilancio che la Corte dei Conti stila per quanto riguarda la sicurezza sulle due dorsali costiere, la “Tirrenica” considerata in quanto alternativa «al disagiato e lento percorso autostradale», e la “Jonica”. Anche qui numeri da fare accapponare la pelle. «A fronte di quanto suddetto – continua la relazione della magistratura contabile – emerge inoltre un andamento esponenziale degli incidenti avvenuti nel corso del triennio 2004-2006 sulle strade alternative ai tratti autostradali interessati dai lavori di ammodernamento. Infatti, per come comunicato dal comando dei carabinieri della Regione Calabria, gli interventi per incidenti mortali sulla strada statale 18 “Tirrenica” effettuati dall’anno 2004 all’anno 2006 sono duplicati (sei nel 2004, otto nel 2005 e 12 nel 2006), e quelli per incidenti non mortali, pari a numero 272 nel 2004, hanno subito un aumento complessivo del 3,5 per cento». Le cose non cambiano e non migliorano per l’altra dorsale costiera, la statale 106 “Jonica”, per la quale la Corte dei Conti registra «analogo trend» rispetto alla “Tirrenica” «per quanto concerne gli interventi per incidenti avvenuti»: in particolare gli interventi per incidenti mortali nell’anno 2006 sono il doppio di quelli dell’anno 2004 (16 nel 2004, 17 nel 2005, 32 nel 2006), mentre gli interventi per incidenti non mortali sono aumentati di oltre il 7,7 per cento, passando dai 643 del 2004 ai circa 700 del 2006. Ecco i numeri della strage sulle strade calabresi. La cosa più importante sta però dietro quei numeri: e dietro questi numeri ci sono persone e vite spezzate.

Cantieri infiniti «per raddrizzare qualche curva»

Quanto gravano sui flussi turistici i costi crescenti della manutenzione e delle opere di ammodernamento.

CATANZARO – Le infiltrazioni della ’ndrangheta, la sicurezza che non c’è e infine i cantieri che non finiscono mai e che registrano costi sempre più consistenti. Un altro capitolo dell’indagine della Corte dei Conti sulla gestione del turismo in Calabria è dedicato allo stato di avanzamento dei lavori di ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria, ed è un altro giudizio completamento negativo. «Il completamento dell’unica arteria autostradale – scrive infatti la sezione regionale di controllo della magistratura contabile – si rivela ancora bel al di là dal venire» e già questo è un dato preoccupante se si considera – puntualizza la Corte dei Conti – che «i lavori ormai si protraggono sul tratto calabrese da quasi un decennio». E, ancora, se si considera che, quando saranno finiti, avranno un impatto complessivo piuttosto marginale, visto che – è scritto ancora nella relazione – «i lavori consistono quasi esclusivamente nella realizzazione, peraltro non sull’intero tratto calabrese, di una costosissima corsia di emergenza e nel raddrizzamento di alcune curve». Il tutto diventa ancora più paradossale nel momento in cui – precisa ancora la Corte dei Conti – «l’analisi compiuta sul costo di costruzione o ricostruzione di talune tratte rileva un costo chilometrico che in alcuni casi non ha precedenti». O meglio, ce l’ha, e lo fornisce la stessa magistratura contabile quando cita, dati Anas alla mano, i numero relativi ai lavori di ammodernamento dei cantieri sui tratti di Reggio e di Vibo Valentia: «I cantieri aperti nel corso del triennio 2004-2006 che – dice la sezione di controllo della magistratura contabile – concernono unicamente l’ammodernamento e la manutenzione straordinaria del suddetto tratto autostradale, cantieri numericamente pari a otto nel 2004 e 2005 e a sette nel corso del 2006, presentano costi crescenti. Difatti, nel 2004 i cantieri hanno un costo medio di oltre 4,657 milioni, nel 2005 il costo è pari a oltre 5,833 milioni e nel 2006 sono stati pari a oltre 13 milioni e mezzo». Dati che fanno riflettere e che producono costi non solo economici ma anche sociali sempre più insostenibili. Tra questi costi, la Corte dei Conti rimarca il devastante effetto che un’autostrada così (mal) combinata provoca sul turismo in Calabria, al punto che «il completamento dell’unica arteria autostradale incide in maniera pesantemente negativa sul comparto» e che «i lavori di ammodernamento non comporteranno, stante la loro natura (consistendo infatti «quasi esclusivamente nella realizzazione di una costosissima corsia di emergenza e nel raddrizzamento di alcune curve», ndr), un possibile incremento del volume di accessi turistici alla regione». E infatti – aggiunge la Corte dei Conti – in una delle province più direttamente interessate dai lavori autostradali, quella di Vibo Valentia, «il flusso turistico globale si è notevolmente ridotto», e si è ridotto con percentuali incredibili: «Dal 2004 al 2006 – conclude la magistratura contabile – si è assistito al decremento di oltre il 14,4 per cento di turisti italiani e del 10,5 di stranieri».

Nella stessa edizione Maurizio Scacia scrive:

SCARSA VIGILANZA DELLE REGIONI, GRAVI CARENZE.

CATANZARO – Un’amministrazione regionale incapace di gestire la rete viaria. Alcune scelte avrebbero potuto garantire un maggior servizio e di conseguenza uno sviluppo più fluido. Questo è quanto emerge dall’Indagine sulla gestione del turismo in Calabria redatta dalla Corte dei conti Sezione regionale di controllo. Infatti, «una maggiore incisività delle scelte dell’amministrazione regionale – si legge nel fascicolo – avrebbe potuto consentire una velocizzazione dei lavori autostradali, spesso caratterizzati da una totale carenza di attività di vigilanza sull’esecuzione e sul rispetto dei tempi di consegna; per altro verso emerge una carenza di capacità contrattuale della Regione nei confronti dell’Anas sia per quel che riguarda la viabilità autostradale che quella ordinaria lungo le due fondamentali arterie» la strada statale 106 e la 18. «La Regione Calabria – continua la Corte dei conti – non risulta abbia mai preteso giuridicamente e nei limiti e forme consentiti dall’ordinamento una corretta manutenzione della propria rete viaria; non risulta nemmeno che essa cooperi attraverso i propri uffici tecnici e di viabilità a svolgere una puntuale e capillare vigilanza sugli obblighi contrattuali assunti dall’Anas nei confronti dello Stato e, probabilmente, si disinteressa finanche di vigilare fattivamente – come pur le competerebbe – sulla corretta esecuzione dei contratti pubblici aventi ad oggetto i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria della rete viaria regionale». Nel fascicolo, la Corte dei conti sottolinea anche «clamorose carenze» in infrastrutture strategiche come gli aeroporti di Lamezia e Reggio Calabria e l’area portuale di Gioia Tauro dove c’è una «mancanza dell’intermodalità» sui trasporti.

Per completare il quadro è interessante leggere il capitolo dedicato all’A3 nella relazione al Parlamento da parte della commissione antimafia (Presidenza Forgione), presentata nel febbraio 2008:

Altrettanto emblematico è il caso dell’autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria, l’autostrada mulattiera, eterna incompiuta, simbolo materiale della permanenza nel Paese di una storica questione meridionale e della precarietà della condizione della Calabria, eternamente malata, perennemente in “cura” ma costantemente incapace di guarire dei suoi mali strutturali.

L’autostrada, realizzata in meno di dieci anni, tra la metà degli anni sessanta e la metà degli anni settanta doveva unire il Mezzogiorno d’Italia al resto del Paese ed all’Europa, e rappresentare una sorta di via d’uscita dal sottosviluppo e dall’arretratezza.

Per questa sua funzione strategica, considerate le condizioni sociali delle aree interessate, la legge 729 aveva previsto anche l’esenzione dal pedaggio.

La sua costruzione, sebbene portata a termine in tempi accettabili in relazione alla sua lunghezza – oltre 440 chilometri – fu segnata, fin dalle prime fasi, dalla presenza delle organizzazioni mafiose e dal loro intervento, che ne hanno accompagnato la storia infinita fino ai nostri giorni. Come ebbe a sottolineare l’allora Questore di Reggio Calabria Santillo, già in quei primi anni ‘70, le imprese settentrionali vincitrici degli appalti si rivolgevano agli esponenti mafiosi prima ancora di aprire i cantieri: contraevano così una sorta di precontratto per garantirsi la sicurezza e affidare loro le guardianìe, per selezionare l’assunzione di personale e assegnare le forniture di calcestruzzo, e le attività di movimento terra.

Negli anni l’autostrada, che era stata progettata con caratteristiche tecniche rispecchianti la classificazione delle strade dell’epoca, ha manifestato in modo sempre più evidente gravi limiti, inadeguata a sopportare i crescenti volumi di traffico e l’esplosione del trasporto su gomma.

Questi limiti, assieme all’aggiornamento della normativa sulle caratteristiche geometriche delle strade, sulle strutture in cemento armato, sulle aree sismiche, sulla stabilità dei pendii e sui parametri di sicurezza, hanno reso necessaria la sua riqualificazione.

Così, dal 1997, sono perennemente in corso lavori di ammodernamento ed ampliamento della struttura, sostenuti da finanziamenti pubblici nazionali ed europei interminabili, con continui incrementi delle previsioni di spesa e relativi aggiornamenti dei bandi di gara.

Un affare senza fine di cui non poteva non occuparsi oltre alla ‘ndrangheta anche la magistratura.

La prima inchiesta, denominata “Tamburo” e coordinata dalla D.D.A. di Catanzaro, nel 2002 portava all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 40 indagati, tra i quali imprenditori, capimafia, semplici picciotti e funzionari dell’Anas. Con la stessa ordinanza venivano sequestrate diverse imprese attive nei lavori di movimento terra, nella fornitura di materiali edili e stradali e nel nolo a caldo di macchine.

La seconda, più recente, denominata “Arca” e coordinata dalla D.D.A. di Reggio Calabria ha portato all’emissione di ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 15 indagati. In questo caso, oltre al sequestro di diverse imprese impegnate nei subappalti, tra gli arrestati, assieme ai capimafia e ai titolari di imprese, compare anche un sindacalista della Fillea – Cgil.

Da entrambe le inchieste emerge un vero e proprio sistema fondato sulla connivenza delle imprese e sulle collusioni e le inefficienze della pubblica amministrazione che, immutabile nel tempo, caratterizza in Calabria, ogni intervento pubblico finalizzato alla realizzazione di grandi opere infrastrutturali .

E’ opportuno precisare che si tratta di procedimenti in corso e che sui fatti che ne costituiscono oggetto non è stata ancora emessa sentenza definitiva ma, lungi dall’assumere i provvedimenti giudiziari come fonte di verità definitivamente sancita, la Commissione può e deve tuttavia utilizzarne i dati di maggiore interesse che rappresentano anche i più recenti elementi di conoscenza. In ogni caso si tratta di elementi vagliati dall’autorità giudiziaria e, al di là dell’iter processuale, di fatti oggettivamente certi.

Le due indagini hanno preso in considerazione i lavori di ammodernamento dell’autostrada riguardanti due distinte aree territoriali: l’inchiesta della D.D.A. di Catanzaro ha analizzato i lavori ricadenti nel tratto Castrovillari – Rogliano in provincia di Cosenza, la seconda, della D.D.A. di Reggio Calabria, i lavori ricadenti nel tratto Mileto – Gioia Tauro.

Nell’uno e nell’altro, il meccanismo di controllo e sfruttamento realizzato dalle diverse organizzazioni mafiose è lo stesso.

Questa omogeneità di comportamenti è stata spiegata dal collaboratore Antonino Di Dieco, un commercialista che negli anni aveva assunto un ruolo di primo piano nelle cosche del cosentino ed era poi divenuto il rappresentante della famiglia Pesce nella provincia di Cosenza, il quale ha riferito come tutte le principali famiglie, i cui territori erano attraversati dall’arteria autostradale, avevano raggiunto tra loro un accordo per lo sfruttamento di quella che costituiva una vera miniera d’oro.

L’accordo prevedeva una sorta di predefinizione delle procedure applicabili ed una ripartizione su base territoriale delle zone di competenza con i relativi “pagamenti” secondo il seguente schema riferito dallo stesso Di Dieco:

- le famiglie della sibaritide, con quelle di Cirò, per il tratto che andava da

Mormanno a Tarsia;

- le famiglie di Cosenza, per il tratto che andava da Tarsia sino a Falerna;

- le famiglie di Lamezia (Iannazzo), per il tratto che andava da Falerna a

Pizzo;

- la famiglia Mancuso per il tratto che andava da Pizzo all’uscita Serre;

- la famiglia Pesce per il tratto compreso tra la giurisdizione di Serre e Rosarno;

- la famiglia Piromalli per il tratto rientrante nella giurisdizione di Gioia Tauro;

- le famiglie Alvaro – Tripodi, Laurendi, Bertuca per il restante tratto che da Palmi scende verso Reggio Calabria. Ricostruendo geograficamente le tratte si può quindi affermare che i lavori vanno avanti sotto uno stretto controllo mafioso. Ovviamente questo non è estraneo all’enorme ritardo accumulato dalle imprese per la realizzazione dell’opera moltiplicando i suoi costi. Si è così evidenziato una sorta di “pedaggio” istituzionalizzato, da casello a casello. Questo è quanto avviene alla fine degli anni ’90.

Vent’anni prima, invece, all’epoca della costruzione dell’arteria, il meccanismo denunciato dal Questore Santillo, era il seguente:

- la ‘ndrangheta imponeva senza grandi difficoltà alle grandi imprese affidatarie degli appalti – dagli atti processuali citati sono risultate coinvolte imprese quali la Asfalti Syntex SpA; la Astaldi Spa; l’A.T.I. Vidoni – Schiavo; la Condotte SpA; la Impregilo SpA; la Baldassini & Tognozzi Spa – le funzioni di capo area o direttore dei lavori a soggetti graditi alle cosche, i quali si curavano di mediare le richieste mafiose e portarne l’esito a buon fine. Ecco di cosa si trattava:

-pagamento di una percentuale del 3% sull’importo complessivo dei lavori;

-assunzione di lavoratori in cambio del controllo sui loro comportamenti.

A riguardo risulta assai significativo che l’ordinanza di custodia cautelare abbia raggiunto tale Noè Vazzana, indagato per avere fatto parte dell’associazione mafiosa nella sua qualità di sindacalista, favorendo l’assunzione di lavoratori del luogo (legando così gli stessi all’associazione da un punto di vista clientelare in un’area ad altissimo indice di disoccupazione) e garantendo che sui cantieri di lavoro non vi fossero lotte o problemi sindacali;

-affidamento dei subappalti a proprie imprese o imprese da esse controllate, provvedendo all’emarginazione di quelle non disposte a rientrare nel quadro predefinito dalle cosche;

-imposizione di forniture di materiali di qualità inferiore a quella prevista dai contratti a fronte di prezzi invariati.

Questo meccanismo, che si è ripetuto del tutto identico a distanza di anni, funzionava alla perfezione, in primo luogo, per la sostanziale adesione delle imprese appaltanti che, dopo avere trattato e dopo avere accolto le richieste estorsive, si davano da fare per farvi fronte ricorrendo al sistema delle sovrafatturazioni, o consentendo l’apertura dei cantieri in subappalto prima ancora che questi fossero autorizzati dalla stazione appaltante principale.

Ma, ciò era possibile, anche per la sostanziale assenza di controlli quando non per la connivenza, da parte degli organi ad essi preposti: in particolare il Responsabile Unico del procedimento ed il Direttore dei lavori, entrambi espressione della Stazione appaltante, in questo caso l’Anas, Ente Pubblico Economico (art. 1 dello Statuto D.P.R. 242 del 21/4/1995), che sarebbe stato obbligato al rigoroso rispetto della normativa in materia di lavori pubblici.

Ovviamente il problema delle infiltrazioni mafiose non è limitato all’autostrada A3, che pure ne rappresenta il caso emblematico, ma riguarda l’intero settore dei lavori pubblici in Calabria e nella fascia tirrenica del reggino in particolare, in cui le famiglie Piromalli –Molè e Bellocco – Pesce possono vantare una lunga tradizione.

Infatti, come riferito dalla D.A.C. nella relazione citata, già nell’anno 2002 a conclusione di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, era stata emessa ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 43 indagati appartenenti alle cosche predette, per reati analoghi a quelli relativi ai lavori autostradali commessi in occasione di appalti pubblici per lavori interessanti l’intero versante tirrenico della provincia di Reggio.

Nel luglio 2007, a conclusione di un’altra inchiesta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, è stata eseguita ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 16 indagati, appartenenti alla cosca Crea, storica alleata dei Piromalli di Gioia Tauro e degli Alvaro di Sinopoli, responsabili, tra l’altro, di avere ottenuto il controllo di appalti pubblici nel comune di Rizziconi (RC) attraverso la diretta assegnazione di lavori ad imprese riconducibili alla locale famiglia.

Che il problema sia diffuso e radicato e che nessuna parte del territorio calabrese né sia esente, è testimoniato inoltre da due inchieste condotte dalla Procura Distrettuale di Catanzaro e dalla Procura della Repubblica di Paola, che hanno portato al sequestro del porto di Amantea ed al sequestro del porto di Cetraro, strutture entrambe controllate dalla ‘ndrangheta e non solo per gli interessi sugli appalti riguardanti il loro ammodernamento ma anche per le opportunità che i porti, anche quelli a vocazione diportistica, offrono ormai per lo sviluppo dei traffici illeciti.

Dalla situazione descritta emerge che le cosche, facendosi esse stesse imprenditrici, o controllando in modo diffuso e capillare il settore degli appalti e dei lavori pubblici e privati, condizionano il mercato del lavoro, segnato in Calabria da una debolezza strutturale e di conseguenza esercitano un condizionamento sociale diffuso capace di incidere sui diversi livelli istituzionali e sulla pubblica amministrazione.

LE NAVI DEI VELENI

Cetraro e Amantea erano località quasi sconosciute, fuori dalla regione, fin quando le vicende delle navi dei veleni erano sussurrate sotto voce. E’ difficilissimo capire se queste navi sono state realmente affondate al largo delle coste calabresi e non solo, figuriamoci capire cosa potessero contenere. Il balletto quotidiano delle tesi e contro tesi, delle dichiarazioni, delle domande che assomigliano più a cose dette e non dette, che delle domande vere e proprie, imperversa. Nel frattempo sono accadute tre cose incontestabili:

Amantea ha ospitato una manifestazione cui hanno partecipato decine di migliaia di persone che chiedono verità e informazione su come stanno le cose, perché il problema dell’inquinamento da rifiuti tossici o peggio radioattivi, desta molta preoccupazione.

Il ministero dell’ambiente e la procura nazionale antimafia dichiarano il caso della nave dei veleni di Cetraro “CHIUSO”, portando con sé, inevitabilmente, buona parte di tutto il resto.

I danni al settore della pesca si sono manifestati immediatamente e quelli a ciò che resta del turismo della zona si conteranno la prossima stagione estiva.

Sulle ceneri di questa vicenda restano tutti i dubbi e le perplessità della gente comune e dei quotidiani locali; è facile prevedere che a breve si spegneranno i riflettori e allora si che servirà un Radicale da queste parti, che come Maurizio Bolognetti con i veleni lucani, tenti di fare in modo che queste vicende non si riducano a mere storie da raccontare.

E L’AMIANTO LO SCORDIAMO?

Ci sono zone industriali dismesse, in realtà mai nate ma ugualmente dismesse; ci sono interi caseggiati in pieno centro, nelle città, e poi singoli fabbricati distribuiti a macchia di leopardo, sempre nelle città; ci sono vastissime aree di provincia e intere zone costiere, letteralmente infestate di cemento – amianto, meglio conosciuto come eternit, che ricopre i tetti di tutte queste costruzioni.

Il cemento non è eterno, meno che mai il conglomerato di cemento – amianto, diffusissimo e in lento deterioramento. Fino a quando un tetto costruito con questi materiali è in perfetto stato di conservazione e fin quando non sono effettuati lavori di manipolazione di questi elementi tali da comprometterne la compattezza, i pericoli per la salute sono quasi nulli. Il problema si fa avanti nel momento in cui il conglomerato di cemento amianto a causa del tempo e del logorio degli agenti atmosferici rende questo materiale friabile, perché al determinarsi di queste condizioni, si sprigionano nell’ambiente le fibre d’amianto che inalate, possono provocare, a distanza anche di molto tempo, malattie tumorali fra le più gravi.

I dati certi sono che le fibre d’amianto sono cancerogene e non esiste una soglia minima di esposizione tale da esser certi di non correre rischi; che i danni da esposizione all’amianto non sono immediati ma si manifestano a distanza di molto tempo, anche vent’anni; e che i manufatti in cemento – amianto, non bonificati, più trascorre il tempo più si deteriorano contaminando l’ambiente e quindi esponendo larghe fette di popolazione a gravissimi rischi per la salute. In questi e nei prossimi anni, essendo trascorso circa un ventennio dalla messa al bando dell’uso dell’amianto, si manifesterà il rischio di esposizione a causa del deterioramento dei materiali che rischiano di contaminare pesantemente vastissime zone con fibre d’amianto che sono mille volte più sottili di un capello. Nei prossimi decenni potrebbe verificarsi un problema di salute pubblica gravissimo e di massa. Alla luce di tutto ciò l’informazione è scarsa, se non nulla; pur nella generalizzata consapevolezza che l’amianto è pericoloso; ma è sufficiente accontentarsi del generico e diffuso “ma si sa?” Ne vogliamo parlare?

Ti è piaciuto questo articolo? Aggiungilo ai tuoi segnalibri
delicious digg google
stumbleupon technorati Yahoo!

Scrivi il tuo commento

Per scrivere un commento devi autenticarti clicca qui per entrare

Torna ad inizio pagina / Abbonati a questo feed (RSS)