VIII congresso di Radicali Italiani

Radicali Italiani - congresso 2009
La sintesi delle relazioni e gli interventi in 5° commissione: ambiente, territorio, energia.
La sintesi delle relazioni
Michele Governatori
Necessità di una transizione verso un’economia e un sistema energetico più sostenibili.
La crescita economica del secondo dopoguerra si è accompagnata con una crescita forte del fabbisogno energetico e del consumo di fonti energetiche e ambientali non rinnovabili.
Quando però pensiamo al futuro dello sviluppo economico, in primis dell’Italia e dell’Europa, ci conviene auspicare il disaccoppiamento dei due aspetti: crescita del benessere e crescita dei consumi.
Uno sviluppo basato su consumi crescenti di beni non riproducibili, infatti, è destinato a scontrarsi contro il muro della fine di uno di questi beni. Non sappiamo se finiranno prima i combustibili fossili, o il suolo destinato ad agricoltura o foreste, o la capacità dell’atmosfera, dei mari e delle terre di assorbire emissioni inquinanti o climalteranti.
Di sicuro però ci conviene allontanare il più possibile la prospettiva di questo esaurimento.
Ci conviene più in generale pensare al benessere in modo creativo. Chiederci come il nostro benessere potrà aumentare senza che aumenti di pari passo il consumo delle risorse non riproducibili.
Gli obiettivi di sostenibilità già decisi dall’UE.
Gli obiettivi già decisi dal Consiglio Europeo nel marzo 2007 e in via di definizione attraverso la legislazione europea e degli Stati Membri comprendono:
- · target di penetrazione delle fonti rinnovabili rispetto ai consumi finali di energia (20% al 2020);
- · riduzione delle emissioni di gas-serra (-20% nel 2020 rispetto al 1990);
- · efficienza energetica (minori consumi del 20% al 2020 rispetto a uno scenario in assenza di interventi aggiuntivi).
Questi tre obiettivi, almeno nel breve intervallo temporale che abbiamo a disposizione per raggiungerli nei termini stabiliti dall’UE, implicano senz’altro costi aggiuntivi rispetto al business as usual.
Costi tuttavia molto diversi tra tipi diversi d’interventi.
Molti studiosi della materia (Enea, McKinsey, Mercados, IEA) ripresi da gran parte dei gruppi ambientalisti affermano che:
- · esistono forti sinergie tra il raggiungimento dell’obiettivo di efficienza e gli altri due;
- · le azioni di efficienza nei consumi energetici (terzo obiettivo) sono generalmente quelle meno costose rispetto quelle per il raggiungimento degli altri due obiettivi. (Qualche volta, addirittura, le azioni di efficienza sono convenienti anche in assenza d’incentivi pubblici).
Quali strumenti per indurre una transizione verso un modello sostenibile.
Consideriamo dunque l’efficienza (cioè la riduzione dei consumi a parità di servizio ottenuto) e il risparmio (modifica degli stili di vita per consumare meno) come i primi e più razionali degli obiettivi di sostenibilità.
Essi ci aiuteranno a raggiungere anche gli obiettivi su fonti rinnovabili ed emissioni-serra, che peraltro necessitano anch’esse di misure ad hoc per essere incentivate.
In questa direzione, quali strumenti efficaci e fattibili di politica e regolamentazione possiamo introdurre già nel breve periodo?
In un contesto di mercato, stabilire regole impositive del tipo command & control, secondo cui legislatore e amministrazioni stabiliscono regole di dettaglio riguardo alle modalità e ai volumi delle attività produttive e dei consumi, tendono a essere inefficienti e inefficaci.
Inefficaci, perché richiedono apparati di controllo molto complessi, costosi e spesso eludibili, e perché il regolatore difficilmente conosce meglio degli operatori di mercato quali opportunità tecnologiche, e con quali rapporti di costo, sono davvero disponibili.
E di conseguenza inefficienti, perché non assicurano di minimizzare il costo per il sistema.
Meglio allora introdurre incentivi/disincentivi da un lato, e d’informazione dall’altro, che inducano i singoli agenti economici (consumatori in primis) a compiere sì la transizione verso comportamenti sostenibili, ma nell’ambito di un sistema competitivo e di mercato, in cui la capacità delle imprese di rispondere efficacemente ai nuovi – più sostenibili – consumi costituisca il loro fattore di successo.
In una parola: pensiamo a una transizione verso la sostenibilità di tipo liberale, che non significhi una compressione dell’ambito dei mercati, ma che anzi si basi sull’internalizzazione dei costi ambientali esterni che i mercati attuali – per carenza di regolamentazione – non compiono ancora in modo sufficiente.
Una proposta pratica: la carbon tax.
Un uso virtuoso della leva fiscale è uno strumento che ha potenzialmente tutti i vantaggi che auspichiamo. In particolare una carbon tax, per esempio in forma di nuova imposta indiretta sui beni di consumo parametrata alle emissioni di gas-serra del loro ciclo produttivo, applicata a tutti i settori non ancora soggetti al sistema europeo di contingentamento e scambio dei permessi a emettere gas serra (ETS).
Si potrebbe, come propongono Cappato e Zamparutti in un articolo recentemente apparso su Terra, applicare una simile carbon tax prevedendo la contestuale redistribuzione dei maggiori proventi per incentivare o co-finanziare investimenti virtuosi di persone e aziende strumentali a una transizione sostenibile dell’economia.
L’uso delle emissioni-serra come benchmark, oltretutto, per quanto sia una semplificazione, permetterebbe di dare incentivi corretti non solo rispetto alle emissioni-serra, ma anche rispetto alle emissioni inquinanti, alla conservazione delle fonti fossili di energia, alla diversificazione degli approvvigionamenti energetici.
Igor Boni
Sul merito della commissione, sottolinea l’importanza del tentativo che ormai da anni si sta compiendo all’interno del mondo radicale di tenere insieme alcuni aspetti che sono di fatto inscindibili se si ritiene di affrontare i problemi in modo organico- Politiche ambientali, energetiche ed economiche devono viaggiare appaiate per evitare errori grossolani che invece possono nascere da approcci parziali e settoriali.
Sottolinea altresì l’importanza di inquadrare l’azione radicale sui temi ambientali e correlati nella necessaria cornice dell’impostazione liberale e dell’approccio laico.
Concorda con Michele Governatori in particolare rispetto a tre questioni da lui evocate: un’economia che si sviluppa a scapito di risorse finite (suolo, petrolio, ecc.) presto o tardi si troverà di fronte ad un muro rappresentato dalla fine di una delle risorse sfruttate; è necessaria un’internalizzazione dei costi esterni per modificare in concreto i comportamenti di cittadini e produttori di beni; le emissioni di anidride carbonica, al di là del dibattito sui cambiamenti climatici, sono un ottimo sistema di verifica del consumo energetico e possono utilmente essere utilizzate per ridurre i consumi.
Rispetto la situazione energetica italiana ha evidenziato due aspetti: da una parte il legame sempre più stretto che i governi italiani (e in particolare il Governo Berlusconi) hanno posto in essere con la Russia di Putin e con Gazprom. Un legame evidenziato dal fatto che ENI è il primo cliente al mondo del colosso energetico russo e che, invece di sostenere politiche di affrancamento dal ricatto russo sull’energia come potrebbe essere il sostegno al gasdotto Nabucco, l’Italia appoggia la Russia nel progetto South Stream. Dall’altra parte, invece di programmare serie politiche su risparmio ed efficienza il Governo italiano ci propone un ingresso nella produzione di energia nucleare. Tale proposta ha almeno quattro aspetti di cui poco si parla che sono invece centrali per giungere laicamente a dire NO. Il primo è rappresentato dal fatto che in nessuna parte del mondo si sta rilanciando il nucleare (a parte la costruzione di qualche centrale), il secondo è legato all’uranio che è, a tutti gli effetti, una risorsa in fase di esaurimento, con costi di estrazione sempre più elevati, il terzo è la gestione delle scorie che non è assolutamente risolto (oggi in Francia si prevede la spesa di 60 miliardi di euro per stoccarle a 500 metri di profondità nell’area di produzione dello Champagne), il quarto è rappresentato dai costi che sono elevatissimi tant’è vero che nessun privato al mondo investe in questa energia e che tutti gli impianti sono costruiti con soldi pubblici (non vengono peraltro mai conteggiati nei costi quelli di dismissione delle centrali). Peraltro in Italia con un investimento di 25-30 milioni di euro si prevede la produzione del 4,5% del fabbisogno elettrico nazionale, non intaccando per nulla i consumi enormi di energia che riguardano essenzialmente trasporti e riscaldamento.
La seconda parte della relazione è stata dedicata a esempi concreti di possibili azioni politiche radicali anche in vista delle prossime scadenze elettorali regionali.
POLITICHE DI RISPARMIO IDRICO: in Italia come in tutto il mondo, i consumi d’acqua sono massimi nel settore agrario per fini irrigui. Però oggi, a cominciare dai bambini, si crede che il problema sia nelle nostre case e che sia sufficiente chiudere il rubinetto quando ci si lava i denti per contenere i consumi. Così quando periodicamente giungono momenti di carenza idrica qui da noi, la risposta non è mai quella di contenere i consumi ma al contrario quella di aumentare la disponibilità magari creando bacini. Invece la soluzione sta nell’internalizzazione dei costi esterni, sta nel considerare l’acqua come fattore produttivo e farlo pagare in base al volume di consumo e non, come accade ora quasi dappertutto, in base alle superfici irrigate.
POLITICHE DI PROTEZIONE DEL SUOLO: il suolo, a differenza di altri fattori ambientali, non ha in Italia un riconoscimento. In Europa però la strategia tematica per la protezione del suolo, approvata nel 2006, indica con chiarezza cosa è il suolo, quali le sue funzioni e quali le minacce che incombono su di esso (erosione, cementificazione, salinizzazione, perdita di sostanza organica, smottamenti, inquinamento, compattazione, perdita di biodiversità). Oggi la riduzione del consumo di suolo deve essere posta sul tavolo delle pianificazioni territoriali a tutti i livelli. La rottamazione edilizia è in stretto collegamento con il consumo di suolo. Dobbiamo riuscire a trovare il modo, magari utilizzando le metodologie che negli Usa sono in vigore da decenni, di identificare i suoli migliori (più produttivi, più protettivi, a migliore equilibrio ecologico) dagli altri e differenziarne i costi, così da sfavorire nuove urbanizzazioni sui suoli migliori. Di nuovo la chiave è d’internalizzare i costi esterni. Il progetto di loegge sulla protezione del suolo, presentato da Bruno Mellano nella scorsa legislatura e da Elisabetta Zamparutti e gli altri deputati radicali oggi, è uno strumento che va in questa direzione e dovremo cercare di valorizzarlo il più possibile.
POLITICA AGRICOLA COMUNE: a livello europeo i Radicali più volte hanno denunciato la follia della politica Agricola in cui gran parte del bilancio europeo va a sostegno dell’agricoltura (poco più del 5% degli occupati in Europa). In questo modo si mantiene in vita un’agricoltura decotta a scapito delle agricolture dei paesi in via di sviluppo che, in conseguenza di tale politica, non riescono a progredire economicamente. Occorrerebbe denunciare anche il fallimento della riforma che ha condotto alla nascita dei P.S.R. (Piani di Sviluppo Rurale) che in realtà prosegue a fornire contributi a pioggia senza evidenziare miglioramenti evidenti sulla qualità del territorio.
In conclusione evidenzia l’unicità dei Radicali che, unici tra le forze politiche, si confrontano da tempo su questi temi e hanno compreso la necessità, anche sui temi ambientali, di avere un approccio laico e non ideologico, di produrre politiche liberali, di essere propositivi e riformatori.
Interventi:
Marco Cappato
Rileva la necessità del collegamento fra gli approfondimenti, le lotte, le consapevolezze che il movimento conquista sul terreno dell’ambiente, energia e territorio con il tema della “rivolta”, del metodo nonviolento Radicale. E’ evidente che moti impegni sul tema ambientale richiedono un approccio transnazionale: un esempio è rappresentato dalla questione demografica, oggi – diversamente dal passato- anche Al Gore collega la questione ambientale al tema, caro ai Radicali, della demografia, del rientro dolce.
Cappato, evidenzia come a questi argomenti può essere collegata un’iniziativa di “rivoluzione fiscale”: e probabilmente giunto il momento di porre l’accento come l’utilizzo di risorse comuni meriti tassazione ben più del lavoro, della stessa rendita, dell’eredità (che oggi rappresentano il terreno pressoché esclusivo del prelievo fiscale statale). Lo Stato avrebbe al riguardo anche una forte legittimazione all’imposizione fiscale: come fornitore di servizio è naturale che lo Stato acquisisca risorse per mezzo della tassazione a carico dei privati che utilizzano beni collettivi come l’acqua, il suolo, l’atmosfera. In quest’ambito si situa la proposta della carbon tax.
Cappato, rileva altresì come il tema della tutela della biodiversità, vada affrontato descrivendo l’importanza di salvaguardare gli ecosistemi in quanto tali: la distruzione o il deterioramento di risorse comuni sono pericolose nella misura in cui queste risorse sono collegate agli altri fattori presenti all’interno di un ecosistema da salvaguardare nella sua complessità.
Sul tema delle politiche che tendano a influenzare i consumi individuali, Cappato mette in evidenza come la questione sia delicata in una prospettiva liberale (ogni azione pubblica su questo terreno contiene dei rischi “autoritari”). La questione, tuttavia, va affrontata anche tenendo conto che le stesse neuroscienze ci informano come le scelte orientate in direzione dei consumi “indotti” da campagne pubblicitarie e influssi subliminali siano assai meno liberi di quanto siamo abituati e considerarle. Se questo è vero, occorre non avere remore nel mettere in campo politiche di disincentivo a certi consumi indotti o d’incoraggiamento verso consumi virtuosi. Cappato, chiude il suo intervento collegandosi alle sue riflessioni iniziali: come collegare questi temi alla “rivolta” Radicale? Un esempio è rappresentato dalla capacità messa in campo da Maurizio Bolognetti in Basilicata di collegare il disastro ambientale alle illegalità e alla presa di coscienza collettiva degli avvelenamenti di vario genere cui si è esposti. Probabilmente sarebbe utile calcolare e diffondere le informazioni sul numero di morti che a causa di queste illegalità e avvelenamenti si producono.
Michele Minieri
Mette in risalto la circostanza del paese che è stato devastato, senza che a nessuno sia stata contestata e accollata la responsabilità; per fare un esempio si può discutere dell’occupazione del territorio con i parchi eolici fini soltanto a speculazioni finanziarie, dell’emergenza amianto sull’aspetto dello smaltimento, i cui costi gravano solo sui cittadini che facilmente possono sentirsi istigati a delinquere con lo smaltimento illegale, piuttosto che accollarsi i costi, notevoli, delle ditte specializzate e tutta un’altra serie di problematiche legate al territorio e all’agricoltura, difficili da districare.
Geppy Rippa
Ricorda innanzitutto quanto i Radicali si siano storicamente occupati dei temi dell’ambiente, energia, territorio. Nel 1981 con un convegno i Radicali imposero i temi della protezione civile all’agenda politica del paese (proprio mentre la partitocrazia faceva man bassa di soldi pubblici stanziati per i terremoti). Ne venne fuori prima la creazione di un dipartimento, poi di uno stesso ministero dedicato alla protezione civile.
Anche sul terreno dell’assetto idrogeologico, Rippa ricorda le battaglie sul riordino delle aree urbane di Firenze, Roma, Napoli, Venezia, in questo quadro vi furono dei contatti con un’interessatissima Confindustria. Altro terreno d’impegno fu rappresentato dallo smaltimento dei rifiuti tossici nel loro cammino verso il sud Italia prima e la Somalia poi. In quel caso ci si avvalse del prezioso apporto della giornalista Ilaria Alpi e si gettarono le basi per il lavoro della commissione parlamentare dedicata a queste indagini.
Rippa, tuttavia, segnala come tutti questi temi, “finiti in mano” al partito dei Verdi, e alla deriva fondamentalista da questi ultimi messa in campo, abbiano perduto quel connotato – cui i Radicali avevano sempre prestato attenzione- che consentiva di raccordare il tema della tutela ambientale con quello dello sviluppo economico.
Oggi è auspicabile che il progetto della costituente ambientalista, che ha prevalso nell’ultimo congresso dei Verdi, segni esattamente il ritorno a quell’approccio Radicale ai temi ambientali. Occorre anche, chiarisce, sfruttare le prossime occasioni elettorali regionali per parlare di questi temi, interessare e intercettare i cittadini, rivendicare la capacità Radicale sul terreno di governare il territorio.
Palmira Mancuso
Giunta da Messina pone il problema dell’educazione all’ambiente circa l’abusivismo perché talmente diffuso al punto da essere riconosciuto come la “normalità”. La questione del ponte sullo stretto di Messina, molto ideologizzata, ha bisogno di una visione complessiva e non limitata a un “NO”, frutto di una posizione oltranzista e priva di una visione ambientalista sì ma liberale; e a tal proposito sollecita l’inserimento delle problematiche legate a esso nell’agenda Radicale.
Aldo Biagini
Sottolinea la difficoltà storica figlia dell’avere “lasciato” ai Verdi la trattazione dei temi ambientali. L’ assenza di una nostra “manutenzione” di questi temi ci espone oggi al rischio di un approccio di tipo ideologico, laddove la questione ambientale è anzitutto una questione di “buone pratiche”.
Su questi temi occorre limitare l’impostazione liberale che caratterizza il nostro approccio. Quando gli strumenti della tecnologia consentono notevoli miglioramenti e/o risparmi, lo Stato deve essere capace di imporre certi comportamenti ai cittadini. Vale per l’energia eolica (sulla quale occorre un approccio razionale. In puglia una legge regionale ha consentito le pale eoliche, pur fissando dei paletti per il loro impianto: quello è un esempio da seguire, al di là di inutili demonizzazioni). Vale per il fotovoltaico: è vero che vi sono degli abusi a riguardo, ma è anche vero che molti di questi sono figli di un’agricoltura allo sbando, che come tale è stata esposta all’utilizzazione del territorio per sfruttare gli incentivi legislativi.
E’ inconcepibile, dice Biagini, che gli stessi edifici pubblici, dello Stato, Regioni ed Enti locali non siano dotati di un Energy Manager, che non siano utilizzate in questi luoghi le fonti alternative di energia, ciò che otterrebbe il duplice risultato di abbattere i costi di consumo energetico di questi enti e nello stesso tempo incoraggiare l’imprenditoria che si occupa d’implementazione di nuovi strumenti di reperimento dell’energia stessa.
Ermanno De Rosa
Vuole cogliere nel concetto di “rivolta” l’approccio di Roberto Saviano che attraverso l’opera d’informazione in cui è impegnato rappresenta l’essenza di questo concetto. La nostra rivolta deve essere contro l’illegalità a tutti i livelli e contro il “piano casa”, che non tiene conto dell’efficienza energetica e del paesaggio. Intervenendo localmente, individualmente, si possono ottenere risultati apprezzabili attraverso l’informazione che in tema ambientale non è per niente sufficiente.
L’area urbana di Cremona è afflitta da emissioni industriali sulla cui qualità non si hanno conoscenze specifiche, come non si ha contezza delle conseguenze dell’inquinamento stesso. Vi è quindi la necessità di compiere rilevazioni puntuali e statistiche sulle conseguenze alla salute pubblica derivanti dall’inquinamento delle aree urbane.
Paolo Ronci
Gli ambientalisti dovrebbero contrastare due idee errate: il pregiudizio per il quale “la terra è una risorsa scarsa”, e l’affermazione secondo cui “la natura è fonte di catastrofi” (sul quale tema vi è un recente convegno degli Amici della Terra).
Dedicandosi a mettere in discussione la prima affermazione errata, Ronci descrive le caratteristiche della Terra che – secondo taluni – ne determinerebbero la “scarsità”. In realtà la distanza del Pianeta dalla Stella, la temperatura e la grandezza della Stella, le condizioni della magnetosfera, le dimensioni del pianeta, i rapporti tra terre emerse e acqua, ecc. sono tutte condizioni che determinano la Vita del Pianeta Terra. Non ha senso sottolineare le “inadeguatezze” o le limitazioni derivanti da queste caratteristiche, le quali ultime non sono altro che le condizioni di vita del Pianeta. Per fare un esempio che si collega al pregiudizio relativo alle catastrofi naturali, i terremoti liberano dei gas fondamentali per consentire una composizione dell’atmosfera tale da determinare la Vita (stesso dicasi per le eruzioni vulcaniche).
Passando al tema della rottamazione edilizia, Ronci, evidenzia come occorrerebbe l’uso della leva fiscale per favorire processi di demolizione e ricostruzione: la cifra utile potrebbe essere quella del 55%, cui si è arrivati sul terreno degli incentivi per le energie alternative. Un “esperimento” di demolizione e ricostruzione utile potrebbe essere effettuato scegliendo qualche piccolo borgo, magari alle pendici del Vesuvio, per ricostruirlo radicalmente (giacché il programma di una ricostruzione integrale di 7-800.000 immobili spaventerebbe per la sua vastità).
Marco Eramo
Esprime apprezzamento per le relazioni di Igor Boni e Michele Governatori; il problema ambientale è connesso al risparmio energetico ed è necessario attribuire un valore all’internalizzazione dei costi con i meccanismi d’incentivi / disincentivi. Il concetto di territorio apre l’argomento dello spazio fisico e il meccanismo dell’uso degli oneri concessori e di urbanizzazione, usati dalle amministrazioni locali più per fare cassa che per la gestione del territorio stesso. Occorrerebbe, quindi, vincolare le concessioni con compensazioni non solo economiche ma anche in altre forme come la cessione di aree da rimettere nella disponibilità della collettività. Questo rientra nel più ampio problema del riequilibrio del debito ambientale e il bilanciamento dello stesso; spostare, quindi, l’asse del prelievo pubblico derivante dagli oneri concessori, verso la qualità delle opere realizzate.
Sul fascicolo del fabbricato è da verificare se questo crea più un problema burocratico ai cittadini che possono vedersi costretti a rilievi tecnici per portare conoscenze alla pubblica amministrazione che dovrebbe già avere.
Marco Marchese
La questione ambientale passa attraverso la questione della corretta gestione del territorio. E per questo che parlare di ambiente vuol dire parlare anche d’infrastrutture. Questa strada è battuta dall’Associazione Calabria Radicale di cui faccio parte che si è occupata di quella grande infrastruttura rappresentata dall’autostrada Salerno – Reggio Calabria.
Marchese comincia con il sottolineare un aspetto positivo dell’attuale ricostruzione: vale a dire l’idea di lavorare sullo stesso tracciato della “vecchia” Salerno – Reggio. In tal modo si è realizzato un “risparmio di territorio” indubbiamente positivo. Marchese, tuttavia, cita il caso di un tratto vicino Reggio Calabria dove un assessore – occorrendo spostare l’autostrada per ragioni tecniche su un territorio diverso – si è prodotto in una serie di proposte tali da comportare un esborso inutile di centinaia di milioni di euro per la riconversione del tratto dismesso in luogo alla demolizione della vecchia A3.
Tra gli aspetti negativi è perfino superfluo ripercorrere i quarant’anni di lavori mai finiti, di cantieri eterni, di disagi alla viabilità specie nel periodo estivo. Oggi sono stati rinnovati circa 200 chilometri dell’A3, ma gli stessi tratti rinnovati difettano nella messa in opera in modo tale che nei prossimi anni sarà necessario intervenire con costosissimi lavori di manutenzione straordinaria.
Marchese passa ad approfondire il tema dell’amianto, un problema per più versi sottovalutato.
Al di là dell’ovvio tema dei luoghi dove l’amianto è stato prodotto (fabbriche di eternit, cantieri navali, ecc) il problema riguarda il cemento eternit utilizzato per la copertura di fabbricati in aree distribuite a macchia di leopardo nel nostro Paese.
A riguardo, il disastro è dietro l’angolo: se il cemento eternit non da particolari problemi fino a quando è in buono stato, l’inevitabile deterioramento cui esso va incontro determina un’immissione nell’atmosfera di fibre d’amianto (mille volte più sottili di un capello), rispetto alle quali non esistono dati su soglie minime di possibile esposizione. Il problema non riguarda solo chi vive vicino all’amianto giacché anche passando per caso vicino a un manufatto da cui provengono immissioni, senza possibilità di cautelarsi, ci si espone a inalazioni i cui effetti negativi possono rivelarsi anche a molti anni di distanza.
E’ evidente come occorra una massiccia e urgente azione degli enti locali con “obblighi di bonifica” cui incentivare anche con apposite misure di sostegno ai privati. In caso diverso tra alcuni anni dovremo fare i conti con un nuovo grande disastro ambientale e sanitario.
Carlo Consiglio
Esprime dissenso sull’intervento di Paolo Ronci sull’illimitatezza del territorio. Evidenzia la stranezza dell’approvazione di una mozione dell’Associazione Luca Coscioni favorevole agli O.G.M., che creano seri problemi per la gestione di queste coltivazioni; basti pensare al raggio d’azione delle api (6 chilometri) per evitare che le coltivazioni “O.G.M.” contaminino le coltivazioni tradizionali.
Giuseppe Candido
Segnala anzitutto che il tema ambiente, territorio, energia riguarda competenze regionali, provvedimenti regionali e dunque esistono sul punto rilevanti differenze normative tra una regione e un’altra.
Candido sottolinea come il senso comune non sia portato a ritenere il suolo ciò che effettivamente esso rappresenta: una risorsa scarsa, come l’acqua o altre. La presa di coscienza di questa realtà è un passaggio necessario per giungere a occuparsi della questione con politiche pubbliche sia di monitoraggio dei problemi che d’interventi possibili.
Uno dei problemi principali, in particolare riferimento alla Calabria, da cui provengo, è l’erosione delle linee delle coste. A questo riguardo ha giocato un ruolo devastante il prelievo continuo di materiale inerte (sabbia e simili) senza alcun controllo o limitazione. Questo vero e proprio “far west” si calcola che abbia determinato l’arretramento della spiaggia di circa un metro all’anno dal dopoguerra in avanti. Nessuna politica pubblica tesa a favorire nelle costruzioni l’utilizzazione dei materiali provenienti dal riciclaggio, piuttosto che dall’arenile, è stata mai messa in campo. La situazione è tanto più grave poiché riguarda un bene cruciale per l’economia calabrese che, anche strategicamente, vede nelle attrattive turistiche delle sue località balneari un punto di forza dell’economia locale. Occorre anche segnalare come di recente sia stata in realtà approvata una legge regionale che impone un minimo di canone per l’attività estrattiva: si tratta di cifre talmente irrisorie da non scalfire la convenienza di questa scelta rispetto a quella del riciclaggio. Si aggiunga che nonostante una legge del 1989 prevedesse l’obbligatorietà del PRAE (piano regionale per le attività estrattive) nessun provvedimento a riguardo è stato mai approvato.
Anche sul terreno dell’inquinamento occorre registrare lo stato devastato degli impianti di depurazione calabresi che da quattordici anni determinano lo sversamento di liquami nel mare locale (per non citare episodi come le “navi dei veleni”): a tutto “vantaggio” delle già citate esigenze turistiche.
Anche sul terreno dello smaltimento dei rifiuti solidi, soluzioni tecnologiche come il trattamento biologico a freddo, usate in paesi come la Germania e tali da non determinare la dispersione di ceneri nell’ambiente sono del tutto assenti. Si tratterebbe di un sistema tale da consentire la realizzazione di un prodotto del trattamento utile anche nelle attività di edilizia (tema quanto mai decisivo visto il ricorso sopra menzionato alla sabbia).
Infine, Candido, rileva la necessità di dire NO a opere faraoniche come il ponte sullo stretto di Messina. A riguardo occorre segnalare come il problema geologico delle frane sotterranee (D.G.V.), non intercettabili attraverso normali strumenti, potrebbe emergere con l’immissione nel terreno di piloni giganteschi come quelli che occorrerebbero per l’implementazione del ponte. Si tratta di un rischio gravissimo di cui tenere conto.
Elisabetta Zamparutti
Ritiene che lo sforzo da fare sarà incanalare l’energia della rivolta verso l’ambientalismo liberale. L’approccio Radicale deve essere diverso sui temi ambientali e lavorare molto sull’informazione attraverso il metodo e la forza dei numeri. Per fare un esempio, la questione del ponte sullo stretto di Messina è da affrontare analizzando i costi rispetto all’utilità economica dell’opera e la trasparenza degli appalti.
Sull’esauribilità della risorsa suolo è necessario creare un osservatorio sul consumo del suolo quale strumento che può fornire elementi di consapevolezza per le scelte amministrative future. Questo può fornire gli elementi necessari per scegliere consapevolmente anche sulla messa in opera degli impianti che generano energia da fonti rinnovabili.
Elisabetta Zamparutti, richiamando l’intervento di Marco Cappato, pone l’accento come il tema dell’ambientalismo deve necessariamente essere affrontato in dimensione transnazionale. Tanto che l’aumento esponenziale degli eco-profughi – 6 milioni di persone ogni anno abbandonano i proprio territorio per catastrofi naturali – proietta al 2050 un fenomeno migratorio valutato in 200-250 milioni di persone. Questo problema ha superato quello dei profughi per cause di guerra e nonostante tutto non è riconosciuto e l’Europa non ha ancora la forza necessaria per governare questo fenomeno. A ciò si aggiungono le politiche agricole che non tengono conto del necessario rientro demografico contrapposte, anzi, alle politiche della F.A.O. che puntano, invece, all’aumento della produttività agricola per fare fronte al miliardo di morti per fame nel mondo.
Siamo immersi in un modello di produzione che utilizza risorse energetiche non rinnovabili come se queste fossero inesauribili. Questo determina la necessità di risposte che passano attraverso da un lato la riconversione dei modelli di consumo e di produzione, dall’altro attraverso gli investimenti sulla ricerca e sulle nuove tecnologie.
Elisabetta Zamparutti evidenzia come i maggiori problemi sul campo ambientale – i lavori di questa stessa commissione lo testimoniano – vi sono nel meridione; da questo luogo occorre partire, anche sfruttando le prossime scadenze elettorali per la rivolta liberale.
In Parlamento è stato evidente, nella discussione sul piano casa, come si rinnova anche sul terreno ambientale l’ accordo consociativo per derogare localmente cose che invece andrebbero regolare a livello centrale. Si aggiunge che sul piano dell’efficienza energetica ogni regione disciplina la normativa in modo autonomo e questo genera una disomogeneità delle norme.
E’ importante, termina Elisabetta Zamparutti, la narrazione delle questioni locali per favorire l’iniziativa politica a livello parlamentare e governativa: è la strada tracciata dal compagno Maurizio Bolognetti dalla Basilicata e Marco Marchese dalla Calabria.
Franco Fois
Segnala come a Venezia, città da cui proviene, sia avvenuto negli ultimi decenni un depauperamento delle risorse del territorio e della stessa risorsa “esseri umani”: luoghi come Porto Marghera, con l’esperienza del petrolchimico, hanno segnato tristi vicende come quella delle morti per esposizione all’amianto. Va segnalato sul punto il prezioso lavoro del giudice Casson, il quale è stato anche riconosciuto dalla cittadinanza come punto di riferimento per la risoluzione delle questioni ambientali (il 30% ottenuto da Casson nelle recenti primarie locali del PD è una testimonianza di questa presenza). Si tratta di temi sui quali è possibile intrecciare rapporti con interlocutori politici locali.
Fois rileva anche l’importanza della riqualificazione urbanistica, un esempio di riqualificazione necessaria è rappresentato da Mestre, luogo dormitorio urbanisticamente squallido.
Tra le opere definite “strategiche” dal Consiglio dei Ministri vi è anche la cosiddetta “sub-lagunare” di Venezia: una sorta di metropolitana che dovrebbe collegare l’aeroporto Marco Polo a Piazza San Marco. Senza demonizzazioni, occorre chiedersi quali sono i caratteri di quest’opera, i rischi, le cautele, le alternative possibili.
Questi e altri sono temi da affrontare con la presenza politica locale di Radicali Italiani.
Michele Governatori
Replica ad Aldo Biagini rimarcando la necessità di avere un approccio liberale sul tema del risparmio energetico; nel settore dell’efficienza, in ambito privato regole minime, esistono, forse il problema è più di legalità.
Specifiche di maggior dettaglio sulla natura tecnica dei singoli interventi, viceversa, non funzionano se sono dettate dal legislatore o dal governo perché hanno meno informazioni rispetto al privato sull’evoluzione delle tecniche e delle tecnologie; subendo, anche, la pressione delle lobby. Meglio, quindi, introdurre segnali economici virtuosi lasciando al mercato l’ottimizzazione delle misure di dettaglio.
Igor Boni
Segnala che da un lato occorre tenere presente come – anche in materia ambientale – le leggi, di per sé non siamo sufficienti quando non sono in grado di essere rispettate dai cittadini. Un esempio a riguardo è rappresentato da quanto Accade in Piemonte circa il riscaldamento nelle case: vi sono una serie di minuziose prescrizioni che non vengono in nessun modo rispettate, e io stesso ho fatto esperienza dell’assoluta inutilità del tentativo di coinvolgere e sollecitare gli enti pubblici preposti (l’A.R.P.A. in questo caso) ad attivarsi per imporne il rispetto.
Tuttavia Boni sottolinea l’importanza che l’Italia si doti di una legge sulla protezione del suolo. I Radicali sono impegnati a riguardo, e hanno presentato con l’On. Mellano nella legislatura passata, con l’On. Zamparutti con la legislatura in corso, un disegno di legge con delle indicazioni a riguardo. E’ comunque rilevante chiarire a livello normativo cos’è il suolo, com’è composto, quali sono le minacce alla sua conservazione, quali aree sono particolarmente esposte a rischio. L’Unione Europea ha emesso provvedimenti normativi a riguardo: in Italia si tratterebbe di rielaborare e adattare a livello statale ciò che è stato già prescritto in sede europea.
Chianciano Terme il 13 novembre 2009
Presidente della commissione Nathalie Pisano
Segretari: Michele Capano e Marco Marchese


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