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La peste italiana, secondo capitolo.

I Radicali manifestano davanti al Quirinale a Roma il 25 aprile 2009
I Radicali manifestano davanti al Quirinale a Roma il 25 aprile 2009

IL FURTO DELLA SCHEDA REFERENDARIA

La Costituzione prevede che il cittadino partecipi all’attività legislativa utilizzando diverse schede di voto: quelle propriamente elettorali, per scegliere i membri del Parlamento, dei Consigli regionali e delle amministrazioni locali; e quella referendaria, per correggere o cancellare le leggi sbagliate del Parlamento. Il voto referendario abrogativo di leggi, è la straordinaria invenzione dei Costituenti i quali, storicamente, hanno vissuto l’esperienza del regime fascista e quindi affrontano con diffidenza l’istituzione parlamentare. Tuttavia per più di vent’anni, la scheda referendaria non viene posta in attuazione: incomincia da qui, immediatamente, il processo di snaturamento e svuotamento della Costituzione; da qui i partiti cominciano a impadronirsi del “sistema” politico e a cancellare lo Stato di diritto.

2.1 La rivoluzione del referendum e la sua tardiva attuazione

La “convenzione antireferendaria”(1) del sistema politico italiano si manifesta anzitutto con il ritardo con cui un istituto “rivoluzionario” come il Referendum trova attuazione: il Parlamento provvede a varare la legge applicativa del referendum solo il 25 maggio 1970 (2). Tale “conquista” è il prezzo pagato alla Chiesa come riparazione preventiva all’approvazione della legge sul divorzio che da lì a poco sarebbe stata approvata. Ma con la legge attuativa del referendum, il Parlamento non si limita ad applicare il dettato costituzionale, introduce una serie di altri limiti extra-costituzionali – principalmente di tipo temporale – tra cui l’impedimento a votare sui referendum nell’anno precedente lo scioglimento delle Camere o nei sei mesi successivi alle elezioni politiche. Proprio in forza di queste norme restrittive, nel 1972, per la prima volta nella storia repubblicana (l’escamotage si ripete nel 1976 e nel 1987) (3) si sciolgono anticipatamente entrambe le Camere, per impedire la consultazione referendaria che potrà svolgersi solo due anni dopo. In questo lasso di tempo i partiti del cosiddetto “arco costituzionale” rappresentati in Parlamento si mobilitano per tentare di approvare proposte legislative, come quelle del liberale Aldo Bozzi, della indipendente di sinistra Tullia Carrettoni e del socialista Renato Ballardini, che, modificando la legge sul divorzio, possano impedire lo svolgimento del referendum.

Finalmente, nel 1974, il referendum si svolge, registrando un’ampia partecipazione al voto (87,7%) e la maggioranza dei cittadini – certo comunisti, socialisti, laici ma anche democristiani e missini – con quasi il 60% dice “no” non solo all’abrogazione della legge sul divorzio, ma anche alle indicazioni delle segreterie dei loro partiti, o alle esitazioni dimostrate prima del voto. Nel periodo immediatamente successivo anche i partiti “vincitori” tornano a riproporre, ad esempio col deputato Pci Alberto Malagugini e altri, il divieto di fare referendum prima di tre anni dalla pubblicazione della legge da abrogare e ipotizzano che la consultazione referendaria venga sospesa per sei mesi nel caso alle Camere si esaminino provvedimenti legislativi “riguardanti la materia”.

2.2 Il Golpe del ’78 e la giurisprudenza anticostituzionale

Il perfezionarsi dell’opera di sterilizzazione dell’istituto referendario si ha però solo con la giurisprudenza della Corte costituzionale, a cui – occorre ricordare – non la Costituzione, ma una successiva legge costituzionale (4) ha demandato il compito di giudicare dell’ammissibilità dei referendum, ai sensi dell’elenco tassativamente circoscritto dall’articolo 75 secondo comma della Costituzione, che stabilisce che non possono essere sottoposte a referendum solo le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Con la sentenza n. 16 del 2 febbraio del 1978, si inaugura la giurisprudenza anti-referendum e anti-Costituzione della Corte costituzionale. Nel giudicare l’ammissibilità di otto referendum radicali volti ad abrogare, tra l’altro, il Concordato tra Stato e Chiesa, la Corte si distacca da una lettura tassativa dei limiti previsti dall’art.75 (5) per sostenere l’esistenza – sulla base di una lettura “logico-sistematica” delle norme costituzionali – di una miriade di ulteriori limiti, frutto di un’interpretazione estensiva di quelli espressamente enunciati dalla Costituzione, ravvisandone sempre di nuovi di carattere implicito.

Nella stessa occasione il Comitato promotore dei referendum viene implicitamente riconosciuto come potere dello Stato e due mesi dopo, con un’ordinanza, ottiene il formale riconoscimento di soggetto competente a dichiarare definitivamente la volontà dei sottoscrittori. Tale riconoscimento non comporta però alcun potere sostanziale, in quanto esso si esaurisce al momento del voto referendario e non gli è riconosciuta alcuna legittimazione a preservarne l’esito da eventuali successivi travisamenti, ad esempio, parlamentari. Infatti, nel caso del referendum sul finanziamento pubblico dei partiti, la Corte dichiara inammissibile il ricorso del Comitato promotore contro la normativa approvata successivamente dal Parlamento che di fatto lo reintroduce.

Negli anni successivi la giurisprudenza perfezionerà un “complesso di ragioni di ammissibilità” (6) talmente articolato da rendere tecnicamente impossibile soddisfarle tutte, lasciando così il giudizio finale sulle leggi da abrogare, non al popolo italiano, ma al mero arbitrio della Corte (7). Tale situazione è efficacemente sintetizzata dal Presidente emerito della Corte costituzionale Livio Paladin che in tema di ammissibilità del referendum afferma che “l’unica certezza è l’incertezza”. (8) Sta di fatto che, nella storia repubblicana, a fronte dei 26 referendum validi, dei 20 che non raggiungono il quorum e degli 8 impediti da leggi sulla materia approvate in fretta e furia dal Parlamento, la Corte costituzionale boccia ben 48 quesiti referendari. La mannaia della Corte si abbatte su temi di grandissima rilevanza politica e civile, impedendo ai cittadini di pronunciarsi su Concordato tra Stato e Chiesa, Tribunali Militari, smilitarizzazione della Guardia di Finanza, modifica in senso uninominale delle leggi elettorali di Camera e Senato e del Csm, responsabilità civile dei magistrati, termini ordinatori e perentori, Servizio sanitario nazionale, pubblico registro automobilistico, patronati sindacali, cassa integrazione, ritenuta d’acconto, sostituto d’imposta, collocamento al lavoro, tempo determinato, part time, lavoro a domicilio, pensioni di anzianità, monopolio Inail, carcerazione preventiva, legalizzazione delle droghe leggere.

2.3 Il popolo vota, il regime fa il contrario, il quorum è fatto mancare

Il diritto costituzionale al referendum viene negato ai cittadini anche con il sovvertimento di esiti di consultazioni referendarie, in cui la volontà popolare si è espressa a stragrande maggioranza e in modo inequivocabile.

Nel 1987, ad esempio, nel referendum in tema di responsabilità civile del magistrato, il “Sì” ottiene una percentuale dell’80%. L’anno successivo il Parlamento approva una legge che di fatto introduce la completa irresponsabilità civile e personale del magistrato trasferendola allo Stato.

Nel 1993 viene soppresso tramite referendum il ministero dell’agricoltura e abrogata la legge sul finanziamento pubblico dei partiti, rispettivamente, con il 75% e il 90% dei voti validi. Quattro mesi dopo viene istituito il ministero per le politiche agricole e nel 1997, analogamente, il finanziamento pubblico dei partiti è reintrodotto attraverso il meccanismo volontario della destinazione del 4 per mille dell’Irpef. Il gettito effettivo è molto inferiore alle aspettative e, nel 1999, i partiti corrono ai ripari ripristinando il loro finanziamento pubblico attraverso i già esistenti rimborsi per le spese elettorali, quintuplicandoli. Una sorte simile è riservata al referendum sul maggioritario del 1993 (vedi parte corrispondente), sulla privatizzazione della Rai e sulle trattenute automatiche per l’iscrizione al sindacato del 1995 (reintrodotto dall’accordo bilaterale tra Confindustria e sindacati).

Il tradimento parlamentare del voto popolare, spesso indiscutibilmente maggioritario, è la ragione principale della disaffezione dei cittadini alle consultazioni referendarie successive, alle quali fanno mancare il necessario quorum di partecipazione. Ai mancati raggiungimenti del quorum contribuisce anche la tecnica utilizzata dal Governo, anno dopo anno, di fissare lo svolgimento del voto referendario in date oggettivamente “balneari”, cioè sempre più verso l’ultima domenica utile tra quelle che la legge dispone (“in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno”).

Come se non bastasse, anche quando la maggioranza dei cittadini si reca alle urne, accade che il quorum non sia raggiunto sol perché alla sua determinazione concorrono anche elettori che sono morti o “dispersi”. È il caso del referendum del 18 aprile 1999 sull’abolizione della quota proporzionale nella legge elettorale della Camera dei deputati, quando a decidere l’esito non sono gli oltre 21 milioni di italiani che si recano al voto e che si pronunciano al 91,5% per il “Sì”, ma i 150.000 voti mancanti al raggiungimento del quorum. A decidere l’esito del referendum è in realtà il computo di 2.351.306 cittadini italiani residenti all’estero, dei quali però solo 13.542 (lo 0,5% degli aventi diritto) hanno ricevuto effettivamente il certificato elettorale.

La riprova dell’effettivo raggiungimento del quorum nel 1999 si ha l’anno successivo quando in vista del referendum del 21 maggio, a seguito di una iniziativa nonviolenta dei radicali, si ottiene la revisione straordinaria degli elenchi elettorali, in particolare di quelli dei residenti all’estero. Il risultato è la cancellazione da tali liste di oltre 350.000 persone tra deceduti e irreperibili. Se tale cancellazione fosse stata effettuata l’anno precedente, il quorum sul referendum sarebbe stato raggiunto e avremmo avuto un sistema pienamente uninominale nella legge elettorale della Camera dei deputati.

L’illegalità che connota le consultazioni referendarie è confermata e aggravata nel 2005, con il referendum sulla legge 40. In tale occasione, la previsione costituzionale di referendum abrogativo è materialmente cassata attraverso l’ammissione solo di quesiti parziali e indecifrabili e la bocciatura invece del chiarissimo quesito unico, totalmente abrogativo. Per di più, in tale occasione, la campagna referendaria avviene in aperta violazione di norme in materia di propaganda elettorale e, in particolare, dell’art. 98 del Testo Unico delle leggi elettorali, che vieta ai ministri di qualsiasi culto di “indurre gli elettori all’astensione”. Nel referendum sulla legge 40, infatti, dalle più alte gerarchie della Chiesa cattolica fino alle parrocchie dei paesi più sperduti durante la Messa, l’appello al non voto è ufficiale, ripetuto, documentato, veicolato da tutti i mezzi di informazione pubblici e privati.

In definitiva, l’istituto referendario così come disegnato dalla Costituzione repubblicana, è ormai distrutto. Agli italiani è concesso l’uso della “seconda scheda” solo in forma plebiscitaria e quando le componenti del Regime italiano lo scelgono.


(1) Cfr. E. Bettinelli, Itinerari della convenzione antireferendaria, in Politica del diritto, 1978, p. 516.

(2) Legge n. 352 del 1970.

(3) Cfr. L. Paladin, Diritto costituzionale, Padova, 1995, p. 484.

(4) Legge costituzionale dell’11 marzo del 1953 che all’articolo 2 letteralmente dispone:«Spetta alla Corte costituzionale giudicare se le richieste di referendum abrogativo presentate a norma dell’art. 75 della Costituzione siano ammissibili ai sensi del secondo comma dell’articolo stesso».

(5) Sentenze nn. 10 del 1972 e 251 del 1975; in queste sentenze prevale l’interpretazione letterale del dato normativo tanto che in merito al significato da darsi all’elenco delle leggi sottratte a referendum la Corte espressamente ribadisce che «Le sole disposizioni legislative che non possono essere sottoposte a referendum abrogativo sono quelle che riguardano le materie tassativamente indicate nel secondo comma dell’art. 75 Cost.[...]».

(6) Dalla sent. 16 del 1978 (estratto dalla massima n.1496): «L’indicazione delle cause di inammissibilità di cui al capoverso dell’art. 75 della Costituzione – indicazione che non e’ dimostrato abbia carattere rigorosamente tassativo – presuppone una serie di cause inespresse, inerenti alle caratteristiche essenziali e necessarie dell’istituto e riguardo alle quali, in quanto presenti nell’ordinamento costituzionale del referendum abrogativo, sarebbe contraddittorio sostenere che la Corte costituzionale non possa considerarle nel giudizio di ammissibilità dello stesso referendum, ad esse demandato».

(7) Il giudizio critico sulla giurisprudenza della Corte in tema di chiarezza dei criteri di inammissibilità è pressoché unanime. Per restare ai primi commentatori della sola sentenza n. 16 del 1978 si veda A. Baldassarre, La commedia degli errori, in Politica del diritto, 1978, A.G. Tarello, Tecniche interpretative e referendum popolare, in Giurisprudenza italiana, 5, 1978, G. U. Rescigno, Referendum e istituzioni, in Politica del diritto, 1978 (secondo cui la Corte ha “brutalmente” e “arbitrariamente” calpestato il dettato costituzione), S. Rodotà, Appunti per una discussione sulla Corte Costituzionale, in Politica del diritto, 1978.

(8) Intervento riportato in D. Capezzone, M. Eramo, G. Micheletta, M. Staderini, (a cura di) Tornare alla Costituzione, atti del convegno organizzato dalla Lista Bonino il 6 e 7 dicembre 1999, Torino, 2000, pp. 165-168. Parimenti è esemplificativo quanto ebbe a dire il Presidente Emerito  della CorteVincenzo Caianiello in un intervista rilasciata al quotidiano la Repubblica, il 23 gennaio 1997, in merito all’orientamento giurisprudenziale della Corte che riteneva inammissibili i referendum abrogativi aventi ad oggetto le leggi elettorali di organi costituzionali: “Qualora si volesse invece confermare la giurisprudenza che paralizza un diritto politico espressamente garantito dalla Costituzione, non resterebbe che prenderne atto e intraprendere la strada degli organismi internazionali, previsti per la tutela dei diritti civili e politici”.

SCHEDA 1: LE CONSULTAZIONI REFERENDARIE

I referendum abrogativi su scala nazionale in Italia sono stati in totale 59. A questi vanno aggiunti 4 referendum non abrogativi, elencati in fondo alla pagina. Ecco l’elenco delle consultazioni referendarie nella Repubblica Italiana:

Anno Referendum Affluenza Quorum NO Risultato Descrizione
12 maggio 1974 Divorzio 87,7% raggiunto 40,7% 59,3% NO Abrogazione della legge Fortuna-Baslini, del 1970, con la quale era stato introdotto in Italia il divorzio.
11 giugno 1978 Ordine Pubblico 81,2% raggiunto 23,5% 76,5% NO Abrogazione della legge Reale: norme restrittive in tema di ordine pubblico.
11 giugno 1978 Finanziamento Partiti 81,2% raggiunto 43,6% 56,4% NO Eliminazione del finanziamento dei partiti da parte dello Stato (primo tentativo).
17 maggio 1981 Ordine Pubblico 79,4% raggiunto 14,9% 85,1% NO Abrogazione della legge Cossiga, che era stata concepita per affrontare l’emergenza terrorismo in Italia.
17 maggio 1981 Ergastolo 79,4% raggiunto 22,6% 77,4% NO Abolizione della pena dell’ergastolo.
17 maggio 1981 Porto d’Armi 79,4% raggiunto 14,1% 85,9% NO Abolizione delle norme sulla concessione di porto d’arma da fuoco
17 maggio 1981 Interruzione gravidanza 1 79,4% raggiunto 11,6% 88,4% NO Abrogazione di alcune norme della legge 194 sull’aborto per rendere più libero il ricorso all’interruzione di gravidanza. Promosso dai Radicali.
17 maggio 1981 Interruzione gravidanza 2 79,4% raggiunto 32,0% 68,0% NO Abrogazione di alcune norme della legge 194 sull’aborto per restringere i casi di liceità dell’aborto. Di segno opposto al primo quesito. Promosso dal Movimento per la vita.
9 e 10 giugno 1985 Scala Mobile 77,9% raggiunto 45,7% 54,3% NO Abolizione della norma che comporta un taglio dei punti della scala mobile. Promosso dal PCI.
8 novembre 1987 Responsabilità Giudici 65,1% raggiunto 80,2% 19,8% SI Abrogazione delle norme limitative della responsabilità civile per i giudici.
8 novembre 1987 Commissione Inquirente 65,1% raggiunto 85,0% 15,0% SI Abolizione della commissione inquirente e del trattamento dei reati dei ministri.
8 novembre 1987 Nucleare 1 65,1% raggiunto 80,6% 19,4% SI Abrogazione dell’intervento statale se il Comune non concede un sito per la costruzione di una centrale nucleare.
8 novembre 1987 Nucleare 2 65,1% raggiunto 79,7% 20,3% SI Abrogazione dei contributi di compensazione agli enti locali per la presenza sul proprio territorio di centrali nucleari.
8 novembre 1987 Nucleare 3 65,1% raggiunto 71,9% 28,1% SI Esclusione della possibilità per l’Enel di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all’estero.
3 giugno 1990 Caccia 1 43,4% non raggiunto 92,2% 7,8% non valido Disciplina della caccia
3 giugno 1990 Caccia 2 42,9% non raggiunto 92,3% 7,7% non valido Accesso dei cacciatori a fondi privati
Anno Referendum Affluenza Quorum NO Risultato Descrizione
3 giugno 1990 Uso Pesticidi 43,1% non raggiunto 93,5 6,5% non valido Abrogazione dell’uso dei pesticidi nell’agricoltura. Promosso dai Verdi.
9 e 10 giugno 1991 Preferenza Unica 62,5% raggiunto 95,6% 4,4% SI Riduzione del sistema delle preferenze nelle liste per la Camera dei deputati, portandole da tre a una.
18 e 19 aprile 1993 Controlli Ambientali 76,8% raggiunto 82,6% 17,4% SI Abrogazione delle norme sui controlli ambientali effettuati per legge dalle USL.
18 e 19 aprile 1993 Stupefacenti 77,0% raggiunto 55,4% 44,6% SI Abrogazione delle pene per la detenzione ad uso personale di droghe leggere. Promosso dai Radicali.
18 e 19 aprile 1993 Finanziamento Partiti 77,0% raggiunto 90,3% 9,7% SI Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (secondo tentativo).
18 e 19 aprile 1993 Casse di Risparmio 76,9% raggiunto 89,8% 10,2% SI Abrogazione delle norme per le nomine ai vertici delle banche pubbliche.
18 e 19 aprile 1993 Partecipazioni Statali 76,9% raggiunto 90,1% 9,9% SI Abrogazione della legge che istituisce il Ministero delle Partecipazioni Statali.
18 e 19 aprile 1993 Leggi Elettorali Senato 77,0% raggiunto 82,7% 17,3% SI Abrogazione della legge elettorale per il Senato per introdurre il sistema maggioritario.
18 e 19 aprile 1993 Ministero Agricoltura 76,9% raggiunto 70,2% 29,8% SI Abrogazione della legge che istituisce il Ministero dell’Agricoltura.
18 e 19 aprile 1993 Ministero Turismo 76,9% raggiunto 82,3% 17,7% SI Abrogazione della legge che istituisce il Ministero del Turismo e Spettacolo.
11 giugno 1995 Rappresentanze Sindacali 1 57,2% raggiunto 49,97% 50,03% NO Liberalizzazione delle rappresentanze sindacali (abolizione del monopolio confederale).
11 giugno 1995 Rappresentanze Sindacali 2 57,2% raggiunto 62,1% 37,9% SI Rappresentanze sindacali nella contrattazione pubblica: modifica dei criteri di rappresentanza in modo che questa vada anche alle organizzazioni di base.
11 giugno 1995 Pubblico Impiego 57,4% raggiunto 64,7% 35,3% SI Contrattazione collettiva nel pubblico impiego: abrogazione della norma sulla rappresentatività per i contratti del pubblico impiego.
11 giugno 1995 Soggiorno Cautelare 57,2% raggiunto 63,7% 36,3% SI Abrogazione della norma sul soggiorno cautelare per gli imputati di reati di mafia.
11 giugno 1995 Privatizzazione RAI 57,4% raggiunto 54,9% 45,1% SI Abrogazione della norma che definisce pubblica la RAI, in modo da avviarne la privatizzazione.
11 giugno 1995 Autorizzazione Commercio 57,2% raggiunto 35,6% 64,4% NO Abrogazione della norma che sottopone ad autorizzazione amministrativa il commercio.
11 giugno 1995 Orario degli Esercizi Commerciali 57,3% raggiunto 37,5% 62,5% NO Abrogazione della norma che impedisce la liberalizzazione degli orari dei negozi.
Anno Referendum Affluenza Quorum NO Risultato Descrizione
11 giugno 1995 Contributi Sindacali 57,3% raggiunto 56,2% 43,8% SI Abrogazione della norma che impone la contribuzione sindacale automatica ai lavoratori.
11 giugno 1995 Elettorale Piccoli Comuni 57,4% raggiunto 49,4% 50,6% NO Legge elettorale per i comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti: estensione ai Comuni più grandi dell’elezione diretta del sindaco già prevista per i piccoli.
11 giugno 1995 Concessioni per la Radiodiffusione Televisiva 58,1% raggiunto 43,1% 56,9% NO Abrogazione delle norme che consentono la concentrazione di tre reti televisive.
11 giugno 1995 Interruzioni Pubblicitarie 58,1% raggiunto 44,3% 55,7% NO Abrogazione delle norme che consentono un certo numero di break pubblicitari in tv.
11 giugno 1995 Raccolta Pubblicità TV 58,1% raggiunto 43,6% 56,4% NO Modifica del tetto massimo di raccolta pubblicitaria delle televisioni private.
15 giugno 1997 Privatizzazione 30,2% non raggiunto 74,1% 25,9% non valido Abolizione dei poteri speciali riservati al Ministro del Tesoro nelle aziende privatizzate.
15 giugno 1997 Obiezione di Coscienza al Servizio Militare 30,3% non raggiunto 71,7% 28,3% non valido Abolizione dei limiti per essere ammessi al servizio civile in luogo del servizio militare.
15 giugno 1997 Caccia 30,2% non raggiunto 80,9% 19,1% non valido Abolizione della possibilità per il cacciatore di entrate liberamente nel fondo altrui.
15 giugno 1997 Carriere Magistrati 30,2% non raggiunto 83,6% 16,4% non valido Abolizione del sistema di avanzamento nella carriera dei magistrati.
15 giugno 1997 Ordine dei Giornalisti 30,0% non raggiunto 65,5% 34,5% non valido Abolizione dell’Ordine dei giornalisti. Promosso dai Radicali.
15 giugno 1997 Incarichi Extragiudiziali dei Magistrati 30,2% non raggiunto 85,6% 14,4% non valido Abolizione della possibilità per i magistrati di assumere incarichi al di fuori delle loro attività giudiziarie.
15 giugno 1997 Ministero Politiche Agricole 30,1% non raggiunto 66,9% 33,1% non valido Abrogazione della legge che istituisce il Ministero delle Politiche Agricole.
18 aprile 1999 Quota Proporzionale 49,6% non raggiunto 91,5% 8,5% non valido Abolizione della quota proporzionale nelle elezioni della Camera dei Deputati.
21 maggio 2000 Finanziamento Partiti 32,2% non raggiunto 71,1% 28,9% non valido Eliminazione del rimborso spese per consultazioni elettorali e referendarie
21 maggio 2000 Quota Proporzionale 32,4% non raggiunto 82,0% 18,0% non valido Abolizione della quota proporzionale nelle elezioni della Camera dei Deputati
21 maggio 2000 Elezione del CSM 31,9% non raggiunto 70,6% 29,4% non valido Abolizione del voto di lista per l’elezione dei membri togati del CSM.
21 maggio 2000 Separazione Carriere Magistrati 32,0% non raggiunto 69,0% 31,0% non valido Separazione netta della carriera di un magistrato pubblico ministero da quella di un giudice. Promosso dai Radicali.
21 maggio 2000 Incarichi Extragiudiziali 32,0% non raggiunto 75,2% 24,8% non valido Abolizione della possibilità per i magistrati di assumere incarichi al di fuori delle loro attività giudiziarie.
Anno Referendum Affluenza Quorum? NO Risultato Descrizione
21 maggio 2000 Licenziamento – Art. 18 32,5% non raggiunto 33,4% 66,6% non valido Abrogazione dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori. Promosso dai Radicali.
21 maggio 2000 Trattenute Sindacali 32,2% non raggiunto 61,8% 38,2% non valido Abrogazione della possibilità di trattenere dalla busta paga o dalla pensione la quota di adesione volontaria a un sindacato o associazione di categoria attraverso un patronato.
15 giugno 2003 Reintegrazione dei lavoratori 25,5% non raggiunto 86,7% 13,3% non valido Estensione del diritto al reintegro nel posto di lavoro per i dipendenti licenziati senza giusta causa. Promosso da Rifondazione Comunista.
15 giugno 2003 Servitù coattiva di elettrodotto 25,6% non raggiunto 85,6% 14,4% non valido Abrogazione dell’obbligo per i proprietari terrieri di dar passaggio alle condutture elettriche sui loro terreni. Promosso dai Verdi.
12 e 13 giugno 2005 Procreazione medicalmente assistita I 25,4% non raggiunto 88,0% 12,0% non valido Limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni.
12 e 13 giugno 2005 Procreazione medicalmente assistita II 25,5% non raggiunto 88,8% 11,2% non valido Norme sui limiti all’accesso alla procreazione medicalmente assistita.
12 e 13 giugno 2005 Procreazione medicalmente assistita III 25,5% non raggiunto 87,7% 12,3% non valido Norme su finalità, diritti, soggetti coinvolti e limiti all’accesso alla procreazione medicalmente assistita.
12 e 13 giugno 2005 Procreazione medicalmente assistita IV 25,5% non raggiunto 77,4% 22,6% non valido Divieto di fecondazione eterologa.

A questi vanno aggiunti altri quattro referendum su scala nazionale per i quali non era previsto alcun quorum di validità:

  • Il c.d. Referendum istituzionale del 2 giugno 1946 in cui il popolo è chiamato a scegliere tra Monarchia (10.718.502 voti pari al 45,7%) e Repubblica (12.718.641 pari al 54,3%), dove vota comunque l’89,1% degli aventi diritto;
  • il Referendum consultivo del 1989 sul conferimento del mandato costituente al Parlamento europeo, tenuto il (18 giugno 1989): i voti favorevoli sono 29.158.656 (88,0%) e i contrari 3.964.086 (12,0%) con l’80,7% di votanti;
  • il Referendum costituzionale del 2001 sulla modifica del Titolo V della Costituzione, tenuto il 7 ottobre 2001: i favorevoli sono 10.433.574 (64,2%) e i contrari 5.816.527 (35,8%), con il 34,1% di votanti.
  • il Referendum costituzionale del 2006 sulla modifica della Parte II della Costituzione, tenuto il 25 e 26 giugno 2006. Si tratta del secondo referendum costituzionale confermativo della storia repubblicana, per approvare o bocciare la riforma voluta e approvata nella XIV legislatura esclusivamente dal centro-destra: favorevoli il 38,3% e contrari il 61,7%, con il 53,6% dei votanti.

SCHEDA 2: I REFERENDUM RESPINTI DALLA CORTE COSTITUZIONALE

Reati opinione e associazione 1977
Concordato 1977
Abolizione Tribunali Militari – 1 1977
Abolizione Tribunali Militari – 2 1977
Reati opinione e associazione 1980
Caccia 1980
Legalizzazione non droghe 1980
Smilitarizzazione Guardia Finanza 1980
Localizzazione centrali nucleari 1980
Caccia – 1 (2) 1986
Caccia – 2 (2) 1986
Sistema Elettorale CSM 1986
Legge elettorale Senato (3) 1990
Legge elettorale Comuni (3) 1990
Legge Elettorale Senato – 2 (Corel) 1992
Pubblicità RAI-TV (4) 1994
Tesoreria Unica (4) 1994
Sostituto d’imposta 1994
Servizio Sanitario Nazionale 1994
Cassa Integrazione straordinaria 1994
Legge Elettorale Camera 1994
Legge Elettorale Senato 1994
ENEL: liberalizzazione produzione 1995
Assistenza Sindacale Patti in Deroga 1995
Legge elettorale Camera 1995
Legge elettorale Senato 1995
Legalizzazione droghe leggere 1995
Sistema elettorale CSM 1995
Smilitarizzazione Guardia Finanza 1995
Responsabilità civile Magistrati 1995
Aborto di Stato 1995
Limitazione pubblicità RAI-TV 1995
Ritenuta d’acconto 1995
Servizio Sanitario Nazionale 1995
Scuola Elementare 1995
Pubblico Registro Automobilistico 1995
Collocamento al lavoro 1999
Tempo determinato 1999
Part time 1999
Lavoro a domicilio 1999
Sostituto d’imposta 1999
Smilitarizzazione della guardia di Finanza 1999
Pensioni di anzianità 1999
Servizio sanitario nazionale 1999
Monopolio Inail 1999
Responsabilità civile dei magistrati 1999
Carcerazione preventiva 1999
Termini ordinatori e perentori 1999
Patronati sindacali 1999
Legge 40/2004 2004


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