Per quanto sia doloroso, bisogna ricordare.

La copertina del libro di Shlomo Venezia
SONDERKOMMANDO AUSCHWITZ – Shlomo Venezia

La copertina del libro di Shlomo Venezia
Rizzoli (2007) – BUR Saggi (2009)
E’ una lettura dolorosa, sconvolgente, sorprendente nella semplicità. Nauseante nel momento in cui ci si immedesima nella narrazione per la crudeltà del fatti. Non è un libro facile e non nascondo di esserne rimasto emotivamente coinvolto, al punto che per un certo periodo mi sono echeggiate nella mente frasi e immagini purtroppo fatte di crudeltà. Verrebbe da dire non umane, ma è proprio questo il punto: la testimonianza di Shlomo Venezia, i campi di sterminio nazisti, sono creazioni e azioni umane. Le peggiori, fra le peggiori. Ed è per questa ragione che devono essere ricordate come monito per il futuro. E’ altrettanto illusorio pensare che lo sterminio degli Ebrei sia qualcosa accaduta e che non può ripetersi più nel futuro, perché in moltissime parti del mondo lo sterminio e la pulizia etnica è un’attività ancora abbondantemente praticata. Purtroppo questi scenari di guerra, di crimini contro l’umanità, sono da una parte abilmente nascosti, dall’altra colpevolmente trascurati dai maggiori mezzi d’informazione e quindi si resta disarmati, sconfortati al termine di questa lettura per due ragioni: la prima per ciò che è accaduto, la seconda perché consapevoli che sta accadendo, anche in questo momento. Posso citare la regione del Darfur, il Tibet, la Cecenia, la Birmania, le minoranze etniche in Laos, in Vietnam; non me ne vengono in mente altre, ma purtroppo ve ne sono ancora. Regioni in cui per motivi razziali, ragioni etniche, credi religiosi accadono crimini che non sono né più né meno colpevoli, orrendi, enormi dello sterminio umano nazista.
Uno stralcio tratto da IBS:
Tutto mi riporta al campo. Qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre nello stesso posto… Non si esce mai, per davvero, dal Crematorio.’ Sono parole di Shlomo Venezia, ebreo di Salonicco, di nazionalità italiana; è uno dei pochi sopravvissuti del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau, una squadra speciale selezionata tra i deportati con l’incarico di far funzionare la spieiata macchina di sterminio nazista. Gli uomini del Sonderkommando accompagnavano i gruppi di prigionieri alle camere a gas, li aiutavano a svestirsi, tagliavano i capelli ai cadaveri, estraevano i denti d’oro, recuperavano oggetti e indumenti negli spogliatoi, ma soprattutto si occupavano di trasportare nei forni i corpi delle vittime. Un lavoro organizzato metodicamente all’interno di un orrore che non conosce eccezioni: il pianto disperato di un bimbo di tre mesi, la cui madre è morta asfissiata dal gas letale, richiama l’attenzione del Sonderkommando, lo scavare frenetico tra i corpi inanimati, il ritrovamento e subito dopo lo sparo isolato della SS di guardia che ammutolisce per sempre quel vagito consegnandolo alla storia. Per decenni l’autore ha preferito mantenere il silenzio, ma il riaffiorare di quei simboli, di quelle parole d’ordine, di quelle idee che avevano generato il mostro dello sterminio nazista ha fatto sì che dal 1992 abbia incominciato a parlare, e quei racconti sono la base della lunga intervista che è all’origine di questo libro.
Nota biografica sull’autore, tratta da biografieonline:
Shlomo Venezia nasce a Salonicco (Grecia) il 29 dicembre 1923. Cittadino italiano di origine ebraica, è un testimone deportato ad Auschwitz dai nazisti. E’ uno dei pochissimi sopravvissuti nel mondo – è l’unico in Italia – ad essere appartenuto durante la propria prigionia a particolari unità speciali destinate alla cremazione dei corpi dei deportati, uccisi nelle camere a gas del campo di concentramento polacco.
Come racconta egli stesso nel suo libro di memorie “Sonderkommando Auschwitz” (2007), le squadre venivano periodicamente uccise proprio per mantenere segreto ciò che avveniva.
Shlomo Venezia viene arrestato con la famiglia a Salonicco nel mese di aprile del 1944 e deportato presso il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, uno dei tre campi principali che componevano il complesso di Auschwitz. Durante la selezione operata dai medici nazisti per individuare i deportati considerati abili al lavoro – quelli considerati inutili venivano subito inviati alle camere a gas – Shlomo Venezia si salva insieme a due cugini e al solo fratello.
Dopo essere stato sottoposto a rasatura, doccia, tatuazione di un numero identificativo (sull’avambraccio sinistro) e vestizione, viene rinchiuso in una sezione isolata del campo dedicata alla quarantena dei nuovi arrivati. Considerate la sua robusta costituzione e le buone condizioni fisiche, dopo soli venti giorni Venezia viene assegnato al Sonderkommando di uno dei forni crematori.
Lo scrittore Primo Levi, anch’egli deportato presso Auschwitz, noto autore del libro “Se questo è un uomo”, ebbe modo di affermare che l’istituzione di queste squadre speciali rappresentò il più grave crimine del nazionalsocialismo, perché i nazisti cercarono attraverso il Sonderkommando di condividere e scaricare il crimine sulle vittime stesse.
Dopo la liberazione Shlomo Venezia diviene uno tra i più importanti portavoce di questi fatti. Ospite in trasmissioni tv, invitato in conferenze nelle scuole, nelle manifestazioni a ricordo della Shoah, Venezia rivolge oggi il suo interesse all’educazione dei giovani, perchè non dimentichino, e perchè siano portavoci futuri dell’immane tragedia che è stata l’Olocausto.


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