Associazione radicale certi diritti – secondo congresso nazionale – Bologna, 14 marzo 2009.

da sinistra: Clara Comelli, Sergio Rovasio, Enzo Cucco
Il secondo appuntamento annuale dell’associazione Radicale Certi Diritti, ha visto nel suo congresso, un susseguirsi di personalità, note e meno note, alcune delle quali hanno sottolineato ancora una volta, un necessario bisogno di affermare, in modo pacifico e non violento, la laicità dello stato italiano, troppo spesso vittima di ingerenze clericali, soprattutto in ambito legislativo. Come sempre, l’ormai noto giurista, l’avvocato Bilotta, ci ha espresso il suo partecipato spaccato di quotidianità giudiziaria, raccontandoci tra l’altro, aneddoti di ahimé rilevante attualità, come la reazione di un attempato giudice nel rendersi conto di quanto sia naturale e insito in ognuno di noi, il bisogno sempre crescente di legittimare qualcosa che per molto tempo è stato taciuto o peggio considerata una mera perversione sessuale, da relegarsi fra le lenzuola della propria camera da letto. Adesso, finalmente, si discute di diritti, negati, bistrattati, scambiati da chi non conosce, come un semplice vezzo frutto di troppa libertà. Eppure le battaglie si vincono seminando qua e là la cultura che è diverso ciò che non si conosce, e per questo spaventa. La rete Lenford, del quale l’avvocato Bilotta rappresenta uno degli esponenti italiani, si prefigge come obiettivo quello di garantire gli stessi diritti in materia di libertà civile, quelle coppie, siano esse eterosessuali o omosessuali, che si vedono negati, semplici barlumi di costituzione. Si è dei fantasmi per la legge, poiché si esiste solo per assolvere una mera funzione contributiva, poiché come nucleo familiare non si è affatto presi in considerazione. Per osservare le conquiste in materia di libertà civili che negli anni nostri vicini di casa, come il Belgio, la Spagna e ad esempio la conservatrice Inghilterra sono riuscite ad ottenere, beh, la dice lunga di come il Vaticano con le sue insistenti ingerenze mini con strategica puntualità la vita politica di questo paese. Basti pensare che, come qualcuno ha fatto notare nel secondo congresso della nostra associazione, Benedetto XVI è più presente in video, nei telegiornali di stato, dello stesso presidente della repubblica Napolitano. Ricco di ricordi, è stato invece il racconto dell’onorevole Franco Grillini, storico rappresentante della comunità LGBT, che si è soffermato a sua volta su un personaggio della cultura gay, da poco scomparso, Beppe Tasca, pioniere della parola visibilità. Franco ha terminato il suo intervento affermando che “Quando si parla di storia si parla di identità e battaglie per costruire una socialità fra di noi”. Gli altri contributi al dibattito sono stati dati da altre persone, come Enrico Oliari di GayLib, fondatore dell’associazione omosessuale di centrodestra, o di Marcella Folco, presidente del M.I.T. (Movimento Italiano Transessuali) che ha ribadito che spesso le persone trans, sono impropriamente associate alla parola prostituzione e che un diritto che viene negato molte volte, è quello dell’esistenza stessa come individui. In questo secondo incontro, non poteva non discutersi il tema oggi molto attuale, delle cosiddette teorie riparative, che sedicenti medici, finanziati da gruppi fondamentalisti cattolici, tendono a proporre come unica strada per soggetti considerati malati. I seminari del professor Nicolosi e la canzoncina di Povia nell’ultimo Sanremo, sono state giusto accennate, ma rappresentano un campanello d’allarme da tenere sotto controllo se non si vuol render legali, metodi di tortura psicologica, che tentano facendo più danno che bene. La deputata Paola Concia, anch’ella intervenuta al congresso, ha detto “vorrei costruire una società nella quale un ragazzo, una ragazza di 20 anni non passino quello che ho passato io” e poi ha ribadito a chi l’accusava di non aver fatto molto quando era al governo con la sinistra, che “ognuno, a modo suo, fa quello che può”. Ottavio Marzocchi, (segreteria ALDE – Parlamento Europeo), facente parte di quella tanto decantata lobby gay, di cui il bigotto Buttiglione ha paura, ci ha portato quel pizzico di ottimismo, raccontandoci della diversità di aria che si respira in quel parlamento, molto differente da ciò che siamo costretti a vedere e sentire in casa nostra. Rammenta con entusiasmo le parole di una collega olandese che gli confida “Tra dieci anni guarderemo alla proibizione delle persone dello stesso sesso di sposarsi, come in passato è stato per le persone di colore diverso o di religioni diverse”. Si è dibattuto anche sull’impatto che il caso di Eluana Englaro ha avuto per il pubblico sentire e di conseguenza lo scempio che lo stesso governo, spalleggiato da sacra romana chiesa, ha fatto dei principi di laicità e diritti individuali in materia di vita. Perché se nessuno può dirci chi dobbiamo amare, e come amarlo, certo non ci si può nemmeno imporre una personale visione dell’esistenza quando si parla di testamento biologico. Arguto oltre ogni moralismo, è stato il pensiero di Helena Velena, che ha ribadito ad ognuno di noi l’importanza di moltiplicare i Pride, moltiplicare le feste, i momenti di socialità (tipo la giornata del coming-out ad esempio). Perché se la chiesa cattolica ha sfruttato il paganesimo, farcendo la religione di eventi che hanno una loro medianicità, anche noi possiamo farlo. Non servono candidati glbt, ha aggiunto Helena, ma dobbiamo riappropriarci della parola gaiezza, dobbiamo aumentare la visibilità del nostro essere froci. Non ci servono questi specchietti, ma abbiamo bisogno far vedere che essere froci è una normalità, non perché ci normalizziamo, ma perché siamo in tanti e rivendichiamo questa cosa come una cosa bella che vogliamo condividere con le altre persone. Anche la neo nata associazione milanese Milk, intitolata all’omonimo pioniere d’oltre oceano, ci ha fornito stupende parentesi di riflessione, il suo portavoce, Stefano Aresi, ha semplicemente dichiarato che si deve partire dal pianerottolo e che il nostro problema è far capire alla vicina di casa, cosa significa essere gay, perché il pride è ogni giorno. La lunga ma prolifica giornata è terminata con la visione del documentario “Over the rainbow” (Oltre l’arcobaleno), sul tema dell’omogenitorialità, e narra la vicenda reale di una coppia lesbica italiana, che ricorre all’inseminazione artificiale all’estero, ponendo allo spettatore un’infinità di spunti e domande per riflettere, ironizzando alle volte sull’ilarità delle quotidianità che accomunano tutti i tipi di famiglie, siano esse formate da un uomo e una donna, che da due uomini o da due donne. Il film è girato da Maria Martinelli e Simona Cocozza interpretato da Marica e Daniela, quest’ultima, presente in sala al termine della proiezione, ci ha permesso di indirizzarle domande e curiosità in merito al bellissimo spaccato di vita. Ciò che credo, oltre ogni ragionevole dubbio, è che bisogna fare coming out, chiedendo prima di tutto a se stessi di essere come si è, senza forzature. Se comprendessimo che dipende tutto da noi, dal nostro vivere quotidiano, e che noi e solo noi siamo lo specchio di una società in continua evoluzione, potremmo riappropriarci di diritti, ideali e ragioni che sono celate in noi come tesori, che aspettano solo d’esser scoperti. Affermate voi stessi quindi, senza esitazione, il primo passo verso il comune sentire, nasce dall’essere umano, prima dentro di se e poi oltre lo specchio.


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