Diario calabrese di cultura e iniziativa politica Radicale

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La voce di Fiore e Ndrangheta.it chiedono aiuto per non chiudere.

Il logo del sito www.ndrangheta.it

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www.ndrangheta.it – Biagio Simonetta – 22/12/2008

Né a destra né a sinistra. E nemmeno a centro. Privi di tessere, protettori, sponsor, padroni. Squattrinati e liberi, come tanti ragazzi in Italia e nel mondo. Bamboccioni, precari, utopisti a piede libero. Seguaci, recidivi, d’un umanesimo fuori tempo: fuori schema, fuori bilancio. Coerentemente rumorosi. Non abbiamo preso ordini, non ci siamo venduti, non siamo saltati sul carro dei vincitori, non ci siamo piegati, non abbiamo taciuto. Mai. Duri, testardi, leali nel confronto. Dal 2004, da quando esiste “la Voce di Fiore”, abbiamo vigilato su fatti, anomalie, operazioni e vergogne del potere, senza risparmiarci, senza sconti a nessuno. Dall’assessore comunale all’avvocato massone a palazzo, dal bando truccato al colossale scandalo sulla giustizia. Dal disabile scaricato, al cancro per merenda a innocenti, piccoli e indifesi. Dagli appalti pilotati alle consulenze inutili, dai diritti negati alla libertà di informazione. Dalla scuola all’università, alla ricerca scientifica. Dalla dignità dei gay alla condizione dello straniero. Dalle scalate alle speculazioni finanziarie. Dalle lobby farmaceutiche alla libertà di cura. Dagli emarginati ai deboli, ai poveri, agli ultimi. Dagli abusi alle violazioni. Dai santisti agli eroi dell’antimafia, martiri del silenzio. Dall’ambiente all’oro sporco dei rifiuti. Dalla periferia ai nodi dell’Impero. Dalla Calabria dei legislatori inquisiti, arrestati o sospetti, all’Italia della corruzione; galoppante, vincente, esemplare. «Dalla decrescita serena» al gioachimismo convinto, all’idea d’un pianeta diverso, equo, solidale, pacifico; fatto di tolleranza, carità, rispetto delle culture, delle religioni. Della vita. Dalla memoria alla storia; dalla coesistenza delle identità al dialogo politico, capace di fermare crociate e terrorismo, recuperando sul mercato selvaggio e spietato. Ci siamo occupati di questo e altro, sulle nostre pagine e sui siti della nostra rete, creata con sacrificio quotidiano: ndrangheta.it, lasocietasparente.blogspot.com, emigrati.it, emigrati.org. Nemici del lucro e dei riflettori, dell’idiozia e del qualunquismo. Lo abbiamo fatto per passione civile, consapevoli dei nostri limiti, delle nostre forze e del nostro progetto di emancipazione culturale e politica costruito dal basso, aperto, sincero, onesto. Un laboratorio senza scadenze, mandati e finanziatori. Un laboratorio che ci ha portato a formare un gruppo coeso. Un gruppo che ha organizzato tante iniziative culturali (i “Quaderni” del prof. Federico La Sala”, festival filosofici, spettacoli teatrali, concerti musicali); che, per la dedizione di Francesco Saverio Alessio, ha tenuto contatti e scambi con gli emigrati; che, per la rabbia di Alessio, Emiliano Morrone e Biagio Simonetta innanzi all’espansione della ‘ndrangheta, ha seguito inchieste sugli intrecci fra criminalità classica e nascosta – con viaggi perfino all’estero, in zone di frontiera. Oggi, dopo “La società sparente”, libro su ‘ndrangheta e politica che ci è costato tribunali, intimidazioni, pressioni, minacce e isolamento, ci ritroviamo con un grave passivo, che, a conti fatti, è di diecimila euro. Da soli, abbiamo organizzato iniziative a sostegno di testimoni di giustizia, abbiamo percorso lo Stivale parlando di legalità a giovani come noi; nelle piazze, nelle scuole, nelle università. Abbiamo ascoltato la loro preoccupazione, comprendendo il loro senso e il loro bisogno di giustizia e verità. Questo senso e questo bisogno lo abbiamo rappresentato, esposto, interiorizzato, riverberato. Abbiamo raccontato vicende e protagonisti d’un malaffare diventato progressivamente normale, impunito e inarrestabile. D’un sistema, calabrese e nazionale, che sembra avere la meglio, purtroppo, sul popolo dei comuni mortali; quelli che si sbattono, dato che i fondi per la cosa pubblica spariscono a vantaggio di «colletti sporchi», allenati a fingere e tornare a galla. Abbiamo proposto soluzioni e cercato di coinvolgere istituzioni laiche e religiose, mai chiedendo denaro. Abbiamo lavorato, faticato, ricevuto batoste e colpi bassi. Al nostro fianco, abbiamo sempre avuto chi ha sperato e non si è lasciato abbattere da certa strategia della paura. Abbiamo avuto uomini liberi e generosi come Gianni Vattimo, docenti illuminati, figure di un’antimafia combattiva e legata ai princìpi costituzionali. Non ci siamo arresi, persuasi che l’informazione corretta e il senso critico costituiscono la base d’una sana e civile democrazia. Siamo partiti da una piccola comunità, quella di San Giovanni in Fiore (in provincia di Cosenza), forse il comune più assistito d’Italia, dove la formazione del consenso e delle rappresentanze si basa, come nel resto del Mezzogiorno, sul bisogno e la disperazione delle masse. Da lì – nella vicinissima area crotonese, nel 2007 sono state uccise 2,2 persone ogni 10.000 abitanti – c’è toccato andar via. Per la nostra tranquillità e il nostro futuro. Ciononostante, abbiamo continuato a seguirne le sorti. Abbiamo raccolto e accolto segnalazioni e denunce da ogni angolo d’Italia, intervenendo all’occorrenza. Questo giornale on -line, che non ha mai voluto pubblicità, ha superato i tre milioni di visitatori effettivi (4 milioni e mezzo con i siti della sua rete). Ha offerto dibattiti e spazi a chiunque, parteggiando per l’intelligenza, la libertà e i più umili. Non avremmo mai voluto scrivere questa lettera pubblica, che in qualche modo sa di sconfitta. Oggi, se vogliamo proseguire come sempre, siamo obbligati a chiedere un aiuto materiale a quanti condividono le nostre idee e confidano nel nostro impegno. Chiediamo, pertanto, una donazione spontanea, incondizionata, libera. È anche vero che le battaglie si conducono con le risorse, mancando le quali si è ancora più a rischio, in balia di soggetti che aspettano, trepidanti, che si spenga la nostra voce, la voce di chi ci esorta, di chi crede nelle nostre azioni e nei nostri propositi. Speriamo, con la sensibilità e l’attenzione di chi vorrà sostenerci, di riuscire a continuare come sempre. Ci auguriamo di recuperare al più presto almeno il debito accumulato nel tempo. Pertanto, ci poniamo una scadenza simbolica, per il raggiungimento dell’obiettivo che è, come già detto, di soli diecimila euro. La scadenza è al 31 dicembre 2008. Vorremmo subito costituire una rete di protezione per gli scrittori antimafia, e sappiamo che possiamo farla, con la generosità di chi ne comprende l’importanza. Ci affidiamo, sereni, ai nostri lettori e a chi vuole, per sua scelta, contribuire alla nostra sopravvivenza. Senza possibilità di respirare, dovremo dire addio alla nostra lotta civile, chiudendo bottega a fine anno e incominciando il 2009 con tanti cocci da raccogliere. Grazie di cuore a tutti.

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