Diario calabrese di cultura e iniziativa politica Radicale

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Mi dimetto dal ruolo di segretario.

Marco Marchese

Marco Marchese

Ho sempre pensato che per concepire, promuovere e portare avanti iniziativa politica non è necessario un ruolo tipo quello di segretario di un’associazione. Cosa diversa è l’importanza di un’associazione di persone accomunate da intendimenti e che possibilmente remano nella stessa direzione. I rapporti che si sono sviluppati con il tesoriere dell’Associazione Radicale calabrese per la resistenza nonviolenta mi spingono alle dimissioni per la semplice ragione che può essere utile e necessario tutto, tranne una lotta interna fatta da accuse e contro accuse, “scherzi”, insulti, minacce puerili e quant’altro. Per indole personale mi ritraggo dalle perdite di tempo che molto più utilmente può essere utilizzato in altro modo.

Di seguito la relazione di segreteria della riunione di direzione dell’associazione Radicale calabrese che si terrà il 3 gennaio 2009, che contengono le ragioni di queste dimissioni e le proposte per andare avanti.

Cari amici e compagni.

Grazie per essere presenti a questa prima riunione della direzione della nostra associazione; avete ricevuto questo scritto nei giorni scorsi e questo è il mio intervento. Per fare economia del tempo a disposizioni che mi auguro possa essere usato proficuamente, rinuncio a intervenire perché non ho altro da aggiungere a questo scritto.

Presento a questa riunione le mie dimissioni dal ruolo di segretario, ne articolerò le ragioni, avanzerò le mie proposte. Sono giunto a questa conclusione a causa dei pessimi rapporti che intrattengo con il tesoriere, Giuseppe Candido. Rapporti che si sono incrinati rapidamente nelle ultime settimane e deteriorati a tal punto che se da una parte sarebbe un errore politico cercare di trovare una soluzione (che non c’è) per porvi rimedio, (difficilmente, per carattere e modo di operare, potremmo andare d’accordo in futuro), dall’altra devo rendervi partecipi in sincera onestà che un rapporto di collaborazione con Candido non lo cerco più e non lo voglio per mancanza d’interesse e volontà. Questa determinazione è maturata fino a giungere a questa conclusione per la semplice ragione che nelle ultime settimane sono stato insultato e minacciato da Candido e ingaggiare con lui bracci di ferro, prove di forza o difese quotidiane per qualsiasi piccolezza ritengo sia una colpevole perdita di tempo rispetto agli intendimenti fissati per statuto e per atto costitutivo di quest’associazione che vorrei fosse di respiro almeno regionale, senza correre il rischio di avvitarsi nelle attività e nelle manifestazioni su un territorio limitato.

Per quanto riguarda i rapporti con Candido questi si sono deteriorati per ragioni che riguardano prevalentemente il mensile Abolire la miseria della Calabria. Questa non è la sede adatta per discutere di ciò, tuttavia è difficile discernere completamente l’argomento e per questa ragione aggiungerò un’appendice a questo scritto.

Trovo inaccettabile che Candido possa insultarmi pur anche con la puerile “palla di grasso” con cui mi sono sentito apostrofare perché se passa il principio che quando si è in disaccordo è giustificabile anche l’insulto veemente, questo si può spingere facilmente oltre e sia questo ed eventualmente quell’oltre trovo sia intollerabile. Trovo inaccettabile, per le stesse ragioni, subire di essere minacciato con frasi come “ti caccio a terra i sutta i peda” piuttosto che la minaccia di vedersi alzare le mani addosso. Né può valere il concetto del nervosismo momentaneo perché quando atteggiamenti del genere si protraggono e sono reiterati discernono dalla stizza momentanea e dalla frustrazione di non veder esauditi i propri desiderata.
Ammesso che giungano delle scuse, ci vorrà del tempo affinché possa riavere fiducia in Candido e le dimissioni da segretario sono necessarie perché è inopportuno ingaggiare battaglie interne all’associazione che mortificherebbero soltanto gli iscritti e siccome Candido afferma che la mia presenza causerà la cancellazione di numerose, se non quasi tutte le sottoscrizioni dall’atto costitutivo, intendo, facendo un passo indietro, evitare qualsiasi prova di forza dalla quale mi ritraggo immediatamente.

Confido che a norma di statuto sia convocata l’assemblea degli iscritti per procedere alla nomina del nuovo segretario e contestualmente si attivi la procedura di riconoscimento ufficiale rispetto a Radicali Italiani, così come stabilito nella mozione generale approvata nell’assemblea costituente.

Mi auguro che questa direzione possa avviare le iniziative di cui la mozione pocanzi citata e comunico la mia disponibilità a collaborare fattivamente soltanto sul progetto Anagrafe pubblica degli eletti, Format per i diritti umani, registro delle convivenze.

La ricchezza d’intendimenti che si è espressa con le iniziative annunciate e sulle quali si è ben tracciata la direzione di quest’associazione lascia intravedere l’ottimo lavoro che si può intraprendere nell’immediato futuro. Mi auguro che i progetti possano svilupparsi contemporaneamente e con forza, considerando le risorse umane che appaiono adeguate agli intendimenti. Mi auguro che ogni iniziativa possa svilupparsi autonomamente attraverso i responsabili annunciati e che il tesoriere e il futuro nuovo segretario possano fungere meramente da coordinatori delle attività e che svolgano il ruolo di rappresentanza, promozione e relazione che gli competono, rispetto a tutti gli altri soggetti ai quali questa nostra associazione dovrà rivolgersi se sul serio ha l’intenzione di proporre politica. PROPORRE, appunto, questo muove il cambiamento e adoperarsi per far si che le proposte abbiano corpo, azione, fatto, concetto e funzionamento. Un’entità politica come la nostra può molto facilmente sfornare decine di comunicati stampa al giorno su tutto e trovare lo spazio per essere pubblicati, comparire, apparire, ma il rischio è di restare inconcludenti. Viceversa la sfida, il valore aggiunto, è PROPORRE e adoperarsi affinché la proposta abbia un serio e concreto seguito.

La mia presenza nel comitato nazionale di Radicali Italiani mi spinge, in un momento di grave crisi per le strutture e la sopravvivenza stessa dei soggetti Radicali ad adoperarmi con forza e nel tempo che riuscirò a ritagliare, affinché sia evitata una soluzione di continuità che si protrae da oltre mezzo secolo, anzi, mi auguro che l’intera area radicale riesca a trovare le risorse, anche e soprattutto umane, per rilanciare e rilanciarsi nella società italiana e internazionale. A questo proposito faccio appello a tutti coloro, intendono contribuire fattivamente alla realizzazione e alla continuità delle iniziative radicali di tutta l’area affinché faccia l’iscrizione al più presto e possibilmente a pacchetto. 590 Euro sono una cifra che non tutti hanno la possibilità di versare, ma magari in più rate diventa possibile; in alternativa l’iscrizione ad uno oppure più soggetti la cui iscrizione è meno onerosa oppure il versamento di un contributo è qualcosa che può esser fatto nell’immediato.

Nel porvi gli auguri per uno splendido 2009, cedo la parola alla relazione di tesoreria e apro il dibattito generale di questa riunione; rinunciando fin d’ora alla replica.

Il segretario uscente
Marco Marchese

Appendice su Abolire la miseria della Calabria

Abolire la miseria della Calabria è una pubblicazione mensile nata da un’idea di Giuseppe Candido e grazie alla disponibilità del tesserino da giornalista di Filippo Curtosi la testata è stata ufficialmente registrata. Filippo Curtosi da oltre un anno e mezzo ha dato ampia fiducia a chi ha gestito la testata e dopo l’uscita dei primi numeri su formato cartaceo Giuseppe Candido, generosamente, ha donato la testata alla costituita associazione di volontariato culturale Non mollare di cui è divenuto segretario.
Dopo l’uscita dei primi numeri in formato cartaceo espressi a Candido la mia opinione sull’opportunità di dotare il giornale di un sito internet perché le uscite mensili in formato cartaceo sarebbero state sempre più difficoltose garantirle con regolarità per impegno e soprattutto per il reperimento dei fondi necessari a coprire le spese di una pubblicazione a stampa distribuita gratuitamente.
L’idea fu presa con timidezza “per la serie: tutto è utile ma… ” ed è in questa situazione che registrai il nome a dominio almcalabria.it Studiai diversi manuali per la pubblicazione di siti internet, cercai di capire le basi dell’usabilità e dell’accessibilità dei siti e misi a disposizione della testata il nome a dominio, dove fino al 26 dicembre u.s. è stato ospitato Abolire la miseria della Calabria, misi a disposizione le conoscenze acquisite e per oltre un anno e mezzo ho garantito il costante e quotidiano aggiornamento del materiale che è giunto e che è stato prodotto e pubblicato sull’edizione elettronica. In questo tempo ho prodotto tre versioni del sito migliorando usabilità, accessibilità e indicizzazione sui motori di ricerca; preparato, attraverso l’uso della piattaforma informatica word press, il sistema di gestione più semplice e allo stesso modo più efficace per l’ottenimento del risultato. Garantito a noi stessi e a Filippo Curtosi che mai ha esercitato un’azione di controllo sui contenuti pubblicati, la correttezza nei confronti di possibili detentori di diritti d’autore e una veste grafica curata nei particolari attraverso un protocollo semplice ma efficacissimo. Ho pregato più volte Candido di dedicare del tempo per imparare questo protocollo, in previsione di condividere l’impegno della pubblicazione mantenendo lo standard allo stesso livello, ma l’appello è caduto più volte nel vuoto.
Da un certo tempo a questa parte e in particolare alla nascita della terza versione del sito molte piccole cose andate bene per un anno e mezzo non sono andate più bene e cresceva a dismisura la pressione nei miei confronti, da parte di Candido, affinché cedessi all’associazione Non mollare la titolarità del nome a dominio. Anzi, tutto si fonda su tale mancata donazione perché non è possibile credere che la veemenza con la quale sono stato preso di mira possa fondarsi unicamente sulla mancata pubblicazione dei file .pdf delle prime versioni cartacee del giornale (visitate da numero molto modesto di persone -TRE- in un anno e mezzo) e altre piccolezze simili.
Una donazione, è bene ricordarlo, si fonda per sua stessa natura alla condizione che sia libera e volontaria e non può darsi luogo né quando tale volontarietà è assente, né quando manca di spontaneità perché indotta o frutto di pressioni di sorta. A questo punto è scattata nei miei confronti una vera e propria rappresaglia perché quando ho proposto di discutere nel corso di una riunione tutti questi problemi, comprendendo la questione della donazione del nome a dominio, Curtosi ha nominato il c.d. direttore editoriale che centrerebbe lo scopo di mettere il sottoscritto sotto tutela per costringermi meglio, probabilmente, ai desiderata di Candido. Purtroppo la pubblicazione di questo giornale nelle sue forme non segue un carattere tradizionale e soprattutto si fonda sul volontariato e la condivisione delle scelte che se assunte d’autorità e imperio non lasciano altro spazio che l’abbandono del servizio volontario. L’autorità, che è cosa ben diversa dall’autorevolezza ma soprattutto l’imperio, il cui ultimo esempio evidente trova tutto il suo splendore nell’ultima versione cartacea del giornale: bello dal punto di vista grafico ma zeppo di errori (mia personale valutazione) dal punto di vista editoriale; Candido, purtroppo, spesso non ritiene utile il confronto. Il resto è storia ben nota: è sufficiente leggere l’ultimo scambio di posta elettronica intrattenuto con Filippo Curtosi e Giuseppe Candido reso pubblico proprio sul sito internet.
L’occasione impone di fare un passo indietro per evitare lotte noiose e mortificanti. La proprietà del nome a dominio almcalabria.it era e resta immutata, il sito internet si trasformerà in qualcosa d’altro e percorrerà la sua strada, Abolire la miseria della Calabria troverà gestori di siti internet preparati e forse più gestibili del sottoscritto, ma è salvo il principio della volontarietà e della spontaneità nei tempi e nei modi delle donazioni che altrimenti rischiano di chiamarsi in modo diverso.

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