Interrogazione al ministro della giustizia sul carcere di Catanzaro

Rita Bernardini all'uscita del carcere di Catanzaro - Foto: Giuseppe Candido
Il 15 novembre scorso Rita Bernardini, Deputata Radicale nel gruppo del Pd, ha effettuato una visita ispettiva al carcere di Siano (Catanzaro) accompagnata da Giuseppe Candido del comitato nazionale di Radicali italiani e da Giovanna Canigiula dell’Associazione Radicale calabrese per la resistenza nonviolenta. Dalla situazione riscontrata (vedi articolo de Il Quotodiano della Calabria) ne scaturisce un’interrogazione rivolta al Ministro della giustizia che l’On. Bernardini presenterà nelle prossime ore:
Al Ministro della Giustizia
premesso che
in data 15 novembre 2008, l’interrogante si recava in visita ispettiva presso la casa circondariale di “Catanzaro Siano” accompagnata dal Sig. Giuseppe Candido e dalla Sig.ra Giovanna Canigiula riscontrando la seguente situazione:
la struttura è oltremodo fatiscente sia all’esterno che all’interno dove è possibile osservare scale sconnesse, infiltrazioni d’acqua dai soffitti, mura scrostate e sporche; le condizioni igieniche sono decisamente carenti, con presenza di scarafaggi e altri insetti; gli stessi agenti di polizia penitenziaria hanno riferito della presenza, fortunatamente all’esterno, di topi di dimensioni impressionanti;
l’istituto ospita attualmente 459 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 354 e il sovraffollamento già di per sé rilevante assume proporzioni di eccezionale allarme per il tipo di regime di reclusione di media e alta sicurezza, oltre che di elevato indice di vigilanza; in particolare, nel padiglione di media sicurezza, a fronte di una capienza regolamentare di 92 persone, sono presenti 152 detenuti mentre, nel padiglione di alta sicurezza, a fronte di una capienza regolamentare di 199 persone, sono presenti 275 detenuti;
il corpo degli agenti di polizia penitenziaria è decisamente carente: 58 effettivi, 69 distaccati (tra uscita e ingresso), 7 missioni, 22 ingresso/uscita da altri istituti; questo deficit di organico, considerato il particolare regime di detenzione che richiede un’accorta vigilanza, induce la direzione dell’istituto a lasciare poco spazio alle attività trattamentali e di socializzazione, il che costringe i detenuti a passare almeno 20 ore al giorno nelle celle sovraffollate;
entrando più nel dettaglio della condizione di reclusione, c’è da rilevare che essendo da tre mesi rotto l’impianto per la fornitura di acqua calda, i detenuti sono costretti o a rinunciare alla doccia o a farla con l’acqua gelata; inoltre, l’orario della doccia coincide con il tempo destinato all’ora d’aria perciò, il detenuto che sceglie di lavarsi (seppure con l’acqua fredda!) sottrae tempo ad una delle poche attività di socializzazione alle quali gli è consentito accedere;
sia in alta che in media sicurezza, i detenuti lamentano il disagio dei colloqui con i familiari non solo perché sono pochi quelli concessi, ma anche perché bastano pochi minuti di ritardo dei parenti per annullare gli incontri e ciò accade anche nel caso in cui mogli, figli e/o genitori giungano al carcere di Siano da molto lontano; in alta sicurezza è capitato di dover svolgere i colloqui nella sala con il muretto divisorio non essendo disponibile la sala con i tavolini tondi; altri disagi segnalati dai detenuti sono relativi alla forzata convivenza con i fumatori, all’eccessiva severità da parte della Direzione nel respingere i pacchi di alimenti, all’alto costo di questi ultimi per chi si serve dallo spaccio interno, all’impossibilità, per chi proviene da altre regioni e non riceve visite settimanali, di poter usufruire di servizi come la lavanderia, il che comporta il dover indossare indumenti sporchi per molti giorni; altre rimostranze dei detenuti riguardano l’umidità e il freddo che sono difficili da sopportare con l’accensione per una sola ora al giorno dei termosifoni; il divieto di tenere CD in cella; il rigetto ripetuto delle richieste di trasferimento in istituti più vicini alla famiglia o dove sia possibile svolgere particolari corsi di studio; l’impossibilità di avere il numero di protocollo delle domandine presentate; il calcolo parziale delle telefonate fatte: per regolamento, denuncia qualcuno, ne spettano tre al mese, ma ogni telefonata è conteggiata contemporaneamente sia a chi la fa che a chi la riceve;
il padiglione che ospita i detenuti sottoposti ad elevato indice di vigilanza è composto da un’ala, sovraffollata, che custodisce i detenuti del 41 bis e da un’altra, sottodimensionata, dove si trovano i condannati per terrorismo, ognuno in cella singola. Nella prima ala che è stata aperta nel settembre del 2007 dopo la chiusura del carcere di Palmi, alcuni detenuti lamentano la convivenza con fumatori, la mancanza di acqua calda, l’eccessiva applicazione di sanzioni che arrivano fino a tre mesi anche per violazioni veniali come quella di essere stati trovati con un litro di vino in cella anziché il previsto mezzo litro e ciò nonostante la spesa non sia possibile farla ogni giorno; il rigetto di domande in cui si chiedono semplici cose, dalle fotocopie alla pasta per la dentiera, dai libri all’assistenza sanitaria; nell’ala che ospita i condannati per terrorismo l’atmosfera è senz’altro più tranquilla: i detenuti sono stati trovati dall’interrogante nelle loro celle singole o a scrivere o a leggere e solo uno di loro si è lamentato di qualcosa, in particolare del fatto che, iscrittosi a scuola, si è visto sequestrare i libri di testo che l’insegnante gli aveva consegnato per studiare;
nonostante una situazione così allarmante determinata da quanto sopra esposto, gli agenti hanno riferito all’interrogante di essere riusciti a sventare ben 6 tentativi di suicidio e di essere poi venuti a conoscenza del fatto che due detenuti salvati dal loro pronto intervento si sono poi uccisi dopo il trasferimento nel carcere di Torino;
l’Istituto non dispone ancora di un regolamento che, come ha riferito all’interrogante il comandante Salvatore Opipari che l’ha accompagnata durante la visita, è in corso di approvazione da parte del DAP;
per sapere
se è a conoscenza di quanto descritto in premessa e cosa intenda fare per riportare alla legalità il carcere di Siano/Catanzaro sia per quel che riguarda il sovraffollamento delle celle sia per quel che riguarda la cronica carenza di organico del personale in servizio;
se ritiene che in una situazione come quella descritta sia possibile assolvere al dettato costituzionale secondo il quale “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.


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