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Moratoria delle esecuzioni capitali all’ONU, subito!

Giuseppe Candido intervista l’On. Sergio D’Elia, Deputato della Rosa nel Pugno e segretario dell’Associazione Nessuno tocchi Caino

Sergio D'Elia, già Deputato della Rosa nel Pugno

Sergio D'Elia, già Deputato della Rosa nel pugno - Foto: dumplife (Mihai Romanciuc)

Dal 16 di aprile l’On. Sergio D’Elia, assieme a Marco Pannella, Lucio Berté, Michele Rana, Claudia Sterzi e Valter Vecellio, è in sciopero della fame ad oltranza, per sostenere la presentazione, da parte del Governo italiano, di una moratoria delle esecuzioni capitali all’assemblea generale dell’Onu attualmente in corso. Lo abbiamo incontrato durante la celebrazione dell’anniversario dell’omicidio di Giorgiana Masi (avvenuto il 12 maggio 1977) a Ponte Garibaldi; visibilmente segnato dal digiuno e ci ha rilasciato questa intervista esclusiva per Abolire La Miseria della Calabria …(Continua)
D. Innanzi tutto, anche se può sembrare banale, la prima domanda è: come si sta dopo 26 giorni di sciopero della fame? Qualche giorno fa Marco Pannella ha dichiarato (in un’intervista rilasciata ad un settimanale) alla stessa domanda che io faccio a te, di stare “una chiavica”. Tu come stai?
D’Elia: Bene. Lui direbbe (Marco Pannella ndr) sei un irresponsabile sentendo questa risposta. Ma va bene. Perché vale il principio: fai quel che devi, accada quel che può. Noi, continua D’Elia visibilmente provato, contrariamente a quanto dichiara, stiamo facendo quello che dobbiamo fare. Perché è diventato sempre più intollerabile che da 14 anni a questa parte, ormai, si neghi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di pronunciarsi, di discutere e quindi votare una risoluzione sulla moratoria della pena di morte. Noi andiamo avanti (con lo sciopero della fame ad oltranza ndr) non perché vogliamo fare pressioni ricattatorie nei confronti di chi che sia. Con la nostra azione vogliamo rafforzare il potere nel senso di farlo decidere su quello che lui stesso (il Governo italiano ndr) ha deciso voler fare ma non fa. Questa è la nonviolenza. È il trasferire la nostra forza, che fisicamente di giorno in giorno perdiamo con lo sciopero della fame, a quel potere che non la manifesta nel senso che non fa quello che è stato impegnato a fare dallo stesso parlamento italiano e l’opinione pubblica italiana, internazionale e nel senso in cui lui stesso (il Governo italiano ndr) si è impegnato a fare. Nel mese di gennaio il Governo italiano ha detto: avvieremo le procedure per la presentazioni e la votazione, all’Assemblea Generale in corso, delle Nazioni Unite, di una risoluzione sulla moratoria. Ancora però non c’è un testo di risoluzione, non c’è nessuna prospettiva politica concreta, operativa che vada in questo senso. Quindi continuiamo per ottenere questo obiettivo con l’azione nonviolenta ad oltranza.
D. Perché questo governo che si è espresso favorevolmente, con un parlamento che lo sostiene con un voto quasi all’unanimità, perché ha paura di presentare la risoluzione e perché sembra quasi aver paura di vincere questa battaglia di civiltà?
D’Elia: credo che sia un riflesso tipico nelle relazioni internazionali, e quindi delle Nazioni Unite, di ogni Stato, di ogni governo: quieta non movere. È un’iniziativa dirompente. L’assemblea Generale delle Nazioni Unite si spaccherà su questo. La risoluzione non verrà certo approvata per consenso (unanime ndr). Nel voto vinceremo e quindi è vero: si ha paura di vincere più che di perdere. Perché l’alibi è quello che “non siamo sicuri del successo”. Il successo è sicuro da moti anni. Da almeno 13 anni. Nel 1994 fu impedito, -perdemmo per 8 voti ricorda D’Elia- proprio perché 21 paesi dell’attuale Unione Europea decisero di astenersi invece di votare a favore. Quindi i numeri ci sono. Il potere non è abituato. Non è un riflesso scontato, di fronte alla vittoria scontata, quello di combatterla per ottenere questo obiettivo di grande civiltà e di grande umanità. All’assemblea Generale dell’ONU vige il principio del “volemose bene”, non creiamo tensioni internazionali, dobbiamo approvare le cose tutti d’accordo”.
Il Governo italiano ha ottenuto, nella sua elezione, a gennaio, come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza, 186 voti su 192. Un grandissimo successo. Un credito enorme che ora, il Governo forse ritiene di non doversi giocare in un’altra votazione: quella sulla pena di morte. Che non registrerà certo 186 voti. Ne registrerà appena 100, forse 101 comunque la maggioranza assoluta dei paesi membri dell’ONU.
D. Una maggioranza che è comunque sufficiente per approvare la risoluzione della moratoria delle esecuzioni capitali?
D’Elia: più che sufficiente. I contrari saranno una sessantina. Al massimo settanta. Gli altri si asterranno. Quindi i voti ci sono. E l’impatto in tutto il mondo, dove le esecuzioni capitali ancora vengono praticate a migliaia, giorno dopo giorno, di una risoluzione delle Nazioni Unite sarebbe formidabile. Non sarebbero più le organizzazioni non governative, non sarebbe più il Partito Radicale Transnazionale e l’Associazione Nessuno Tocchi Caino a chiedere ai paesi che mantengono la pena di morte, di bloccare le esecuzioni. Sarebbe la massima autorità internazionale. Sarebbero le Nazioni Unite a chiederlo. E l’effetto nei prossimi anni sarebbe inevitabilmente positivo. Si andrà dalla moratoria verso l’abolizione. Si salveranno migliaia di vite.
D. Da quello che si legge sui giornali la posizione di Amnisty International, che in passato aveva criticato la moratoria per chiedere l’abolizione, oggi è mutata e i dirigenti non considerano più negativa la richiesta della moratoria prima di arrivare all’abolizione. Però mantengono ancora dei distinguo rispetto alla posizione dell’Associazione Nessuno Tocchi Caino e del Partito Radicale Transnazionale. Perché questa differenziazione nelle due posizioni?
D’Elia: Beh. La posizione è distinta intanto per strategia: loro ritengono che bisogna chiedere l’abolizione tutta e subito. Sono degli abolizionisti che rasentano il fondamentalismo abolizionista. E quindi hanno questa impostazione di principio che è loro, storica. Certo ora è mutata. Oggi Amnisty international non contrasta più l’idea di una politica pragmatica che richiede la moratoria in vista dell’abolizione (che è la posizione che il Partito Radicale sostiene da 13 anni ndr). Perché dalla moratoria si passa poi all’abolizione. Intanto si salvano migliaia di condannati a morte. Non si è mai tornato indietro dalle moratorie. La loro strategia è quella abolizionista, la nostra (quella dell’Associazione Nessuno Tocchi Caino e del Partito Radicale ndr) è quella pragmatica della moratoria subito, in vista dell’abolizione. Però, al di là di questo cambiamento per cui anche per loro la moratoria va bene, mantengono ancora dei distinguo sui tempi che, in realtà, sono proprio quelli che ammazzano l’obiettivo della moratoria. Perché rinviare, come avviene da 13 anni, il pronunciamento delle Nazioni Unite per destinarlo alla prossima Assemblea Generale dicendo che “saremo più forti, saremo più adeguati…”, significa rinviare, sine die, com’è avvenuto in questi anni. Invece noi chiediamo di farlo subito.
D. Allora il titolo per questa intervista potrà essere simile a quello che avevamo utilizzato nel numero uno di Abolire La Miseria della Calabria: Moratoria all’Onu, Subito!
D’Elia: Si. Moratoria subito, per offrire ai paesi che ancora praticano la pena di morte questa uscita ragionevole da un anacronismo. Davvero un anacronismo.
(Fuori microfono: se venisse un marziano ci prenderebbe per pazzi)

Giuseppe Candido
giuseppe.candido@almcalabria.it

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