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La Exit Italia, associazione italiana per il diritto ad una morte dignitosa, si pone l’obiettivo di raddoppiare gli iscritti entro il 2007

Eutanasia, accanimento terapeutico e suicidio assistito sono i temi affrontati dallo speciale informa pubblicato dall’associazione Exit Italia in occasione dell’assemblea annuale

Emilio Coveri. Foto: Associazione Luca Coscioni

Emilio Coveri. Foto: Associazione Luca Coscioni

Il 6 maggio scorso, a Torino, si è tenuta l’assemblea annuale dell’associazione Exit Italia; la relazione del Presidente, Emilio Coveri, ha rendicontato l’attività del 2006 ad una platea formata da iscritti provenienti da varie regioni italiane da nord a sud. Svolti gli adempimenti statutari i lavori sono proseguiti con un dibattito ricco, difficilmente sintetizzabile senza mortificarne i contenuti. Emilio Coveri, quindi, si presenta e ci espone 11 anni di attività e impegno sul tema dell’eutanasia. …(Continua)
Sono Emilio Coveri, sono nato a Torino nel 1951 e ho sempre vissuto in questa bella città a borgo S. Paolo, quartiere popolare ed operaio; infatti lì si erano stabiliti la famosa casa automobilistica Lancia, fondata da Vincenzo Lancia negli anni quaranta ed il Deposito tranviario di S. Paolo con le annesse vicine case delle famiglie dei tranvieri. Ho conseguito la laurea presso l’Università degli Studi di Torino alla Facoltà di Scienze Politiche nell’indirizzo politico-economico, coniugato e padre di due figli, ho fondato nel 1996, insieme ad altri amici che mi sono sempre vicino, la EXIT – ITALIA, Associazione Italiana per il Diritto ad una Morte Dignitosa, la prima in Italia e principale punto di riferimento per l’eutanasia volontaria nel nostro Paese.
Ho portato l’associazione ad essere parte integrante ed attiva della Federazione Mondiale ed Europea delle Associazioni consorelle e sono l’attuale Presidente, lo sono fin dal 1996, quando l’organizzazione era semplicemente un Centro di Studi e Documentazione sull’eutanasia.
Il 2 giugno 1988, dopo mesi di sofferenza inaudita, moriva mio padre, Giuseppe. Nel 1990 moriva, dopo diciotto mesi di atroci spasmi di dolore, mio zio Tommaso: da quel momento ho giurato a me stesso che non avrei fatto una morte simile.
Come associazione siamo nati nel settembre del 1996, per mia volontà e per volontà di quegli amici che mi hanno voluto seguire in questa iniziativa. Siamo nati dapprima come centro di studi e documentazione sull’eutanasia, centro che tutt’ora è di supporto all’associazione, perché non potevamo immaginare come sarebbe stata la reazione degli Italiani a questa iniziativa, che ha tre fondamentali obiettivi:
1. creare un dibattito sulla tematica dell’eutanasia nel nostro Paese, dibattito totalmente assente fino a poco tempo fa e chiedere esplicitamente la legalizzazione del testamento biologico, ossia la disposizione di volontà di un individuo che, come libera scelta, decide, in un momento della sua vita, nelle sue piene facoltà di intendere e di volere, di lasciare come esecuzione testamentaria le sue volontà al riguardo della fine della propria esistenza, affinché questa possa essere dignitosa, umana e senza inutili ed atroci sofferenze.
2. Coprire il territorio nazionale con la nostra presenza, attraverso coordinamenti di zona regionali e provinciali.
3. Giungere al varo di una legge che legalizzi e regolamenti l’eutanasia in Italia.
Un successo ottenuto dalla Exit è stato il riconoscimento come associazione consorella, nel 1997, da parte della Federazione Mondiale ed Europea delle Associazioni per il Diritto ad una Morte Dignitosa e dopo aver creato, con tanta fatica, i coordinamenti di zona, nel novembre 1998, è stata costituita l’associazione vera e propria; la prima in Italia proiettata sulle tematiche di fine vita. Nel frattempo il comitato etico scientifico elaborava un documento che è stato presentato al Parlamento Italiano affinché possa diventare Legge della Repubblica. Tale documento, intitolato: DISPOSIZIONI IN MATERIA DI INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA PROPRIA SOPRAVVIVENZA IN CONDIZIONI FISICHE TERMINALI, è stato definito ed fin da allora è pronto per i nostri politici e a loro spetta dare una risposta a queste istanze. Dal titolo si capisce benissimo ciò che intendiamo: l’eutanasia attiva in caso che ci sopravvenga una malattia gravissima irreversibile, clinicamente accertata e senza più possibilità di guarigione. Questo lavoro è orientato a favorire l’attuazione della volontà del richiedente, pertanto intendiamo l’eutanasia come libera scelta di chi ha deciso ciò che tutti dovrebbero assolutamente rispettare in quanto volontà della persona.
Dal mio punto di vista l’eutanasia è un diritto, che scaturisce, ovviamente, da una libera scelta, non una concessione che può fare uno Stato e tanto meno la chiesa! Mi auguro che la politica, dopo il caso Welby, dia una risposta a questa richiesta e soprattutto mi auguro che nessuno debba essere costretto ad andare a morire in esilio, all’estero. Infatti, nel maggio 2005, la Exit ha stretto un accordo per i Soci con l’Associazione DIGNITAS di Forch – Zurigo – in Svizzera, che permette a coloro nelle condizioni di richiederlo, di poter usufruire dei servizi di questa associazione elvetica. Su questa strada EXIT-ITALIA continuerà la sua battaglia: dobbiamo, come asseriva Indro Montanelli, nostro Socio Onorario, essere “noi stessi a decidere il COME e QUANDO morire, in modo dignitoso e senza inutili sofferenze, morali e fisiche.”
Con l’associazione attualmente siamo impegnati a radunare tutti i testamenti biologici: sono più di mille le disposizioni di volontà giunte presso di noi e queste non possono essere dimenticate! Non devono essere dimenticate perché emesse da persone libere facenti parte di un ordinamento costituzionale garante del diritto; questo è il nostro diritto di libera scelta che non potrà essere messo nel dimenticatoio.

Emilio Coveri
www.exit-italia.it

Il logo della Exit Italia

Il logo della Exit Italia

Dr. Coveri, quali servizi offre la Exit – Italia ai propri iscritti ?
Devo precisare che non siamo un’organizzazione di tipo assistenziale, ma nel promuovere le nostre iniziative siamo riusciti ad ottenere un importante risultato: l’accordo con l’associazione elvetica “Dignitas”, come spiegavo pocanzi. Questa, seguendo la legge Svizzera che consente il suicidio assistito, offre a coloro che ne fanno richiesta e ne diventano soci, ogni tipo di servizio per l’accompagnamento ad una morte dignitosa nei termini consentiti dal protocollo elvetico.
Bisogna notare comunque che, anche negli altri paesi, come in Belgio e in Olanda, dove esiste una normativa di legge sull’eutanasia attiva (intervento diretto del medico) non tutte le richieste vengono accolte. In Olanda ad esempio, su 4.000 richieste di eutanasia nel 2005 soltanto 1.200 sono state accettate e di questa 480 portate a termine. Ciò significa che esistono paletti ben precisi su questa pratica.
La Exit conta circa 1.000 adesioni; realtà che si occupano di eutanasia in altri paesi europei come l’Olanda, la Francia, la Svizzera, hanno decine di migliaia di iscritti, come mai in Italia non si è ancora giunti a questi livelli ?
Nel nostro Paese l’informazione dell’esistenza di un’Associazione come la nostra e della sua iniziativa è stata per moltissimo tempo censurata. Le mille iscrizioni sono il frutto delle rare apparizioni sui mezzi di informazione nazionali.
Cosa risponde a quelle associazioni o ai gruppi politici che di fronte all’argomento eutanasia hanno una chiusura tale da rifiutare il dialogo?
Il rifiuto del dialogo proviene soprattutto dalla Chiesa Cattolica su questa tematica e questo atteggiamento fa sì che il nostro Paese resti sempre indietro nelle conquiste sociali; ma sul discorso dell’eutanasia e del suicidio assistito, sono convinto che sarà soltanto questione di tempo anche perché l’opinione pubblica è estremamente favorevole a quanto da noi proposto. Le ultime indagini statistiche danno come favorevoli il 78% degli italiani.
Le rivolgo un’ultima domanda, quasi provocatoriamente, ma che le da l’opportunità di rivolgersi direttamente a chiunque legga questa intervista: per quale ragione un cittadino qualsiasi dovrebbe chiedere di aderire all’associazione che dirige?
Iscriversi, oggi più che mai, significa portare avanti una battaglia, tutti insieme, per un diritto che perfino la Convenzione di Oviedo ha sancito come diritto di libera scelta inalienabile per un essere umano. Con il testamento biologico che sottoscriviamo, nominando anche un fiduciario che sarà quella persona che dovrà mettere in pratica le nostre volontà qualora noi non fossimo più in grado di intendere e volere, siamo noi e soltanto noi che decidiamo della nostra vita: tutti devono rispettare questa volontà e nessuno deve interferire con essa e tanto meno decidere per noi stessi!

Marco Marchese
marco.marchese@almcalabria.it

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