Adele Faccio è morta l’8 febbraio. L’8 marzo il ricordo del Partito Radicale.

Adele Faccio - Foto di dominio pubblico
Radicale, poetessa dal carattere puntuto, nota per le sue battaglie su divorzio e su aborto. Gianfranco Spadaccia: come Ernesto Rossi aveva la capacità di aggregare. Non era un prodotto del ‘’68 e neanche una femminista nel senso tradizionale del termine.
Eleonora Cretella Caparrotti – radicale calabrese che vive a Roma – ci ha raccontato alcuni particolari dell’arresto organizzato al Teatro Adriano a Roma.
L’8 febbraio appena trascorso è morta Adele Faccio, Radicale impegnata nelle battaglie per il divorzio, per l’aborto efondatrice dei Centri di Informazione sulla Sterilizzazione e sull’Aborto (CISA) quando in Italia questo era ancora considerato reato. Con discrezione la notizia della morte è stata data dai familiari a funerali già avvenuti. Sul quotidiano arancione “il Riformista” scopriamo che è stata anche direttrice di una rivista periodica: Il Candido. Adele era nipote di Rina Faccio, scrittrice e poetessa conosciuta con il nome di Sibilla Aleramo, una delle prime femministe italiane oltre che un importante personaggio della cultura negli anni “20 e “30. Un persona di 39 anni come me non la ricorda personalmente e deve necessariamente basarsi su quello che si è potuto leggere su qualche quotidiano (il Corriere della Sera ha dedicato un’intera pagina l’11 febbraio) o sul ricordo diretto di alcuni compagni Radicali più grandicelli di noi e che l’hanno potuta conoscere personalmente. Capiamo subito però, dalla rassegna stampa di Massimo Bordin su Radio Radicale, che è stata una leader storica del Partito Radicale e ci hanno incuriosito molto le parole dette su di lei da Gianfranco Spadaccia intervenuto straordinariamente dai microfoni della radio. “Adele era donna di cultura e nella sua semplicità si cimentò essa stessa nella poesia” …. “non era un prodotto del ‘’68 e neanche una femminista nel senso tradizionale del termine” “Adele Faccio è stata una figura della politica italiana – e soprattutto della politica radicale – definita una “non politica”. Un di quelle persone che non si appassionano ad una politica politicistica ma che si impegnano su grandi battaglie e sui grandi obiettivi di riforma politica. Una persona che si appassionava sulle questioni che coinvolgono fortemente e anche personalmente. Sia pure nella sua diversità con Ernesto Rossi (perché più differenti non potevano essere per estrazione sociale, per interessi personali e per cultura), Adele Faccio aveva in comune con lui la capacità del fare e dell’impegnarsi, personalmente, su alcune cose. Di Ernesto Rossi abbiamo l’idea che sia stato un grande pubblicista, un politico. In realtà Rossi è stato un grande aggregatore politico di energie molto attento alla materialità delle condizioni dell’azione politica. Adele Faccio era anche così: era così nella ricerca affannosa di un medico che, anche in Italia, potesse aprire degli ambulatori, era così – ricorda Spadaccia – per la ricerca del charter per andare a Londra o per andare ad Amsterdam e nella ricerca delle persone che dovevano animare il suo consultorio…”. Una persona di questo tipo trova, nella teoria della prassi gandhiana nonviolenta radicale il terreno ideale della sua disobbedienza civile. (questo è ciò che si è verificato negli anni ‘’73 e ‘’74 quando Adele Faccio ha creato il CISA – centro di informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto). Nel Paese della “disobbedienza incivile” per non pagare, – continua Spadaccia – Adele Faccio pratica, in forma organizzata con il C.I.S.A., la disobbedienza civile al codice Rocco che prevedeva allora il reato di aborto. Per queste disobbedienze venne poi emesso un mandato che portò – il 26 gennaio del 75 – al suo arresto organizzato al Teatro Adriano. Adele Faccio – ricorda ancora Spadaccia – pone in causa se stessa e gli altri trovando nella prassi gandhiana e nonviolenta del Partito Radicale il terreno per realizzare questa disobbedienza civile; Adele realizza questa obiezione di coscienza alla legge che prevede il reato di aborto e che, come disse poi, di li a poco, Pierpaolo Pasolini, non fu obiezione ma affermazione di coscienza rispetto ad una legge ingiusta e che non riusciva più a governare i fenomeni nel Paese. Spadaccia conclude il suo ricordo dicendo: “ci sono delle persone che possono apparire dei “don Chisciotte” ma che in realtà sono persone che non combattono contro i mulini a vento ma che individuano i giganti e qualche volta riescono anche a fermarli”. Nell’intervista rilasciata a Gian Guido Vecchi il 10 febbraio per il Corriere della Sera, Emma Bonino l’ha ricorda anche con queste parole: “Aveva un carattere puntuto. Non facile, perché tutte le persone di carattere non hanno un carattere facile. Una donna anticonformista, che aveva avuto un figlio ma non si era sposata, cosa allora fuori norma. E’ stata per molti versi un’antesignana, anche nel modo di parlare. …Era una figura grande”. Mentre tentavo di mettere insieme queste notizie da pubblicare su Adele Faccio, Salvatore Colace, compagno radicale più grandicello di noi e membro dell’associazione Abolire La Miseria dei Radicali Calabresi – sentito telefonicamente per altri motivi – mi ha raccontato di aver conosciuto personalmente Adele Faccio in occasione di un comizio del Partito Radicale a Pizzo, alla fine degli anni settanta: “ne avevo sentito parlare e andai a Pizzo con un gruppo di amici radicali per salutarla e – se ci fossimo riusciti – per conoscerla, visto che era amica ed ospite di una compagna Radicale di Pizzo: Eleonora Cretella Caparrotti.” A questo punto la telefonata con Salvatore aveva cambiato argomento: “ne rimasi affascinato – continua Colace – dal suo carattere semplice ma determinato e quando le chiesi come fosse la vita da politica impegnata direttamente, ricordo che mi rispose di non trovare più il tempo neanche per le cose più banali”. Salvatore mi racconta pure che riuscì a scambiare qualche parola con Adele grazie ad Eleonora Cretella Caparrotti, una compagna Radicale – calabrese di Pizzo – che vive ora a Roma e che ospitava allora Adele Faccio nella sua casa a Pizzo in occasione del comizio del Partito Radicale. Non conosco Eleonora ma Salvatore insiste nel darmi i numeri di telefono dicendomi che è una cara persona assai disponibile (ed è vero lo capisco appena sentita al telefono). Coraggio alla mano chiamo al telefono la Signora Eleonora che è a Roma e dopo averle spiegato chi fosse stato a darmi il suo numero e il perché della mia telefonata (parlare con qualcuno – calabrese – che avesse conosciuto bene Adele Faccio personalmente) la invito a raccontarmi qualche cosa o, se lo avesse desiderato, a scrivere lei qualche parola per ricordare Adele. Eleonora risponde che ci avrebbe pensato e mi chiede un recapito telefonico al quale contattarmi. Sentita la direzione del partito, ventiquattro ore dopo è Eleonora a telefonarmi. Una telefonata fiume in cui mi racconta di quando la ospitò – a Pizzo – in occasione del comizio e di quando – a Roma – la vide arrestare al Teatro Adriano davanti a 5000 persone. “Mi ricordo bene di quel comizio a Pizzo, erano i tempi – fine anni “70 – delle battaglie sull’aborto, sul divorzio. Adele era una persona splendida ed era venuta a quel comizio sollecitata da me. Io avevo il timore che non ci sarebbe stata molta gente e feci girare una macchina con dei megafoni per annunciare in tutti i paesini vicini la sua presenza a quel comizio di Pizzo. L’avevo conosciuta a Roma alla sede del Partito Radicale di Via di Torre Argentina”. Poi il ricordo di Eleonora divaga ma davvero è un piacere ascoltarne la testimonianza: “divenni radicale nel 1973. Conobbi Marco Pannella nel 67 quando stavo ancora a Pizzo. Mio marito ed io – continua Eleonora – non eravamo ancora iscritti a nessun partito ma sapevamo di non essere comunisti e di essere contrari alle politiche della Democrazia Cristiana e quando un giudice ci telefonò per chiederci di andare al comizio di Marco per la legge sul divorzio ci andammo. E da allora sono diventata radicale. Ma mi iscrissi al partito e cominciai la mia militanza soltanto nel 1973 quando Fanfani e Lombardo, dopo tre anni dall’approvazione – nel gennaio del 1970 – della legge sul divorzio, proposero di abrogarla con un referendum. Eleonora ci tiene a ricordare che a quel referendum l’Italia andò a votare e disse NO. Disse no all’abrogazione la legge che consentiva il divorzio. “In Italia c’era allora una situazione tremenda e a Pizzo e in Calabria in genere – ricorda Eleonora – la donna veniva denunciata per bigamia e abbandonata dai familiari”. Poi Eleonora riprende a parlare di Adele e del suo arresto organizzato al Teatro Adriano dal Partito Radicale: “lei, che nei CISA aveva organizzato le disobbedienze civili sull’aborto, venne apposta dalla Francia per rompere – con il suo arresto annunciato ed eclatante perché su di lei pendeva un mandato di arresto– la muraglia di silenzio che si era venuta a creare. Arrivò con un treno dei pendolari per non dare nell’occhio aiutata da alcuni compagni radicali e amici carissimi di cui ovviamente non si conoscono i nomi. Quando noi arrivammo al teatro Adriano fuori c’era un imponente schieramento di polizia ma quando entrammo Adele era già al tavolo. Qualcuno l’aveva fatta entrare da una porticina di servizio diroccata ma ancora efficiente. Lei – ricorda Eleonora – entrò proprio da quella porticina. La polizia che era fuori se ne accorse solo quando fu avvisata dagli organizzatori e Adele aspetto la Polizia, senza muoversi, nel silenzio dei presenti che nel frattempo erano stati invitati da Mauro Mellini a non muoversi. Un Ufficiale di Polizia salì sul palco per recitare la formule dell’arresto ad Adele. Allora iniziammo ad intonare in coro “Addio Lugano bella”. Adele era una grande. Ringrazio Eleonora che mi saluta ricordandomi che l’8 marzo, il giorno in cui in tutto il mondo si festeggia la donna, i Radicali Italiani ricorderanno Adele Faccio – ad un mese esatto dalla sua scomparsa – a Roma, presso la sede del Partito Radicale, in via di Torre Argentina, 76, a partire dalle ore 15.30. L’evento sarà ovviamente ripreso in diretta da Radio Radicale e ci saranno Marco Pannella, Emma Bonino, Gianfranco Spadaccia e altri compagni e amici radicali che l’hanno conosciuta e che con lei hanno condiviso momenti di vita e di lotta politica alla base di importanti conquiste civili del nostro Paese. Noi ci saremo pure: dopo aver potuto conoscerla ed apprezzarla dalle parole dei suoi amici ci sembra di averla conosciuta per davvero e capiamo quanto grande e forte sia stato il suo personale impegno.


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